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Diario Politico: Alfano nelle carceri italiane per i troppi “stranieri si supera la capienza regolamentare, ma anche quella tollerabile”

agosto 26, 2009 di Redazione 

Mercoledì di fuoco per la politica italiana; in questo crepuscolo d’agosto si intravedono già le sfumature che l’arena politica italiana assumerà nel ormai prossimo autunno. Il Meeting per l’amicizia fra i popoli si è confermato anche oggi teatro principe del dibattere politico; in quel di Rimini ha infatti ospitato Angelino Alfano e Nicola Mancino, interrogati sul tema della Giustizia, ma anche Mario Draghi e le sue previsioni per il 2010. A seguire, la Lega e la polemica sul Concordato, Maroni ed i nuovi dati sull’immigrazione, ed ancora, colpo di scena di Fini sul biotestamento.

Nella foto, stretta di mano fra il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ed il guardasigilli Angelino Alfano al Meeting di Rimini

di Ginevra BAFFIGO

Al Meeting di Rimini oggi si è svolto l’incontro sulla giustizia. Al tavolo in un faccia a faccia che prometteva scintille, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, ed il guardasigilli Angelino Alfano. Così in un pomeriggio romagnolo si è parlato principalmente del sovraffollamento delle carceri, del recupero dei detenuti, e delle riforme della giustizia, e su quest’ultimo punto c’è chi si stupisce della britannica compostezza mantenuta dai due protagonisti del dibattito, che solo pochi mesi fa scagliavano dichiarazioni di piombo l’uno sull’altro. Le polemiche seguivano quasi in simultanea alle esternazioni, proposte o azioni di governo che fossero, ma in questa occasione, il vicepresidente del Csm si è limitato ad un accenno alle correnti interne al supremo organo della magistratura, e ha quasi bisbigliato l’ipotesi di introdurre una sezione disciplinare all’interno del Csm stesso. “Le correnti del Csm – ha infatti dichiarato Mancino- sono positive solo quando sono propositive, quando riflettono sulle questioni di carattere generale e le portano nel Csm. Se non si vuole la paralisi – ha poi spiegato lo stesso – ci sono due possibilità: o si prevede un numero più elevato di presenze da parte dei suoi membri, o si crea una sezione disciplinare autonoma del Csm”.
Il guardasigilli invece è tornato sul tema del sovraffollamento carcerario; il problema si è presentato non appena ha accettato il mandato e così da ormai più di un anno cerca soluzioni e queste puntualmente sfumano all’indomani. Ha provato con il braccialetto elettronico, con le nuove carceri ‘esclusive’ per i condannati al 41 bis, in un commento fra il sardonico e il maligno alcuni ambienti dell’opposizione  imputavano anche il Lodo che porta il suo nome lo stesso intento, seppur di poco evitare che si aggravasse ulteriormente lo stato delle nostre strutture di detenzione. Ma è chiara l’impostazione populista di tali dichiarazioni. Ciò che è certo è che si toccato il punto critico ed il guardasigilli si è visto così costretto, già lo scorso 17 agosto, ha richiamare l’attenzione dell’Europa su quello che ormai è il vero cruccio di Palazzo Piacentini; i penitenziari italiani non possono accogliere altri detenuti ed i fondi per la costruzione di nuove carceri non si sa da dove prenderli. Così, il titolare di via Arenula ha approfittato del Meeting riminese per divulgare i seguenti dati «ci sono oltre 63mila detenuti. Oltre 20mila sono stranieri, il che vuol dire che le carceri italiane sono idonee ad ospitare i detenuti italiani. Con l’aggiungersi degli stranieri agli italiani si supera la capienza regolamentare ma anche quella tollerabile. Per questo ho fatto un appello all’Ue». Pare il caso di sottolineare almeno qualche intoppo nel sillogismo che il nostro guardasigilli assurge ad inconfutabile verità; ad esempio non si può celare il fatto che un elevato numero di indulti abbia in parte facilitato il crearsi della sopra riportata proporzione, così come andrebbe spiegato cosa si intende per ‘stranieri’, andrebbe considerato inoltre che la società italiana non è più composta di soli italiani ed alla luce di questo andrebbe quindi riletto il rapporto in un quadro di ermeneutica etnico-demografica, ed a questi suggerimenti di lettura si potrebbe anche aggiungere un po’ di sana autocritica; infatti, nell’ottica del homo homini lupus, ad un criminale ‘conviene’ delinquere nel Bel Paese: sia per le pene sia per la certezza della pena. Malgrado la poca coerenza dell’esegesi ministeriale, il guardasigilli pone però l’accento su un problema reale e, lanciato l’allarme, si rivolge a Bruxelles, perorando la sua tesi in quel di Rimini; l’Europa «non può da un lato esercitare sanzioni e dall’altro chiudere gli occhi sul fenomeno del sovraffollamento che deriva dalla presenza di detenuti stranieri. La Ue- aggiunge il ministro- deve farsi promotrice di trattati o dare risorse economiche agli stati più interessati dal problema per costruire nuove carceri. Noi non intendiamo procedere sulla via seguita per 60 anni dalla Repubblica: trenta provvedimenti di indulto per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri».

Non tarda la replica di Bruxelles, che ne affida a Dennis Abbot l’arduo compito. Se infatti “la Commissione Europea non è competente per la gestione quotidiana della giustizia, che spetta esclusivamente agli stati membri. Tuttavia, posso dire che la Commissione è pronta a studiare possibili modi per migliorare il trasferimento di detenuti tra uno stato membro e l’altro”. A tal riguardo ha voluto precisare che già lo scorso novembre i ministri della Giustizia dei Ventisette hanno approvato una decisione volta proprio a facilitare gli spostamenti di detenuti tra uno stato membro e l’altro, ed entrerà in vigore nel 2011; “Certo è, -aggiunge il portavoce-, che comunque “la Commissione è pronta ad ascoltare direttamente le autorità italiane e discutere con loro tutte le idee del caso per migliorare la situazione«. Abbot ha comunque ricordato che »sono molti gli stati membri dell’Ue che devono ospitare ingenti numeri di detenuti stranieri, è un problema diffuso in tutta l’Unione”.

Retromarcia della Lega sul Concordato. «La Lega non ha alcuna intenzione di modificare il Concordato che così com’è va bene». Si affrettano a confermarlo in una nota congiunta Fabrizio Bricolo, presidente dei senatori della Lega, e Roberto Cota, presidente dei deputati
del Carroccio. Imputato dell’uscita pericolosa in fase pre-Regionale, un articolo uscito sulla Padania che verteva proprio sui rapporti fra la Lega e la Curia romana. «Con riferimento all’articolo pubblicato oggi dalla Padania a firma di Stefano Galli – dicono i due esponenti del governo- viste le strumentalizzazioni che sono seguite, intendiamo affermare quanto segue: «L’articolo è stato scritto da un editorialista esterno ed esprime le sue opinioni personali. Lo diciamo chiaramente: La Lega non ha alcuna intenzione di modificare il Concordato che così com’è va bene». Ma gli stessi cogliendo l’occasione aggiungono all’unisono «Ricordiamo che per quanto ci riguarda non c’è alcuno scontro con la Chiesa Cattolica, anche se alcune personalità come monsignor Marchetto hanno fatto
dichiarazioni contro l’operato di questo governo che noi non condividiamo». Mentre alle opposizione i due parlamentari leghisti lanciano il contrattacco “i problemi con la Chiesa li hanno loro, visto che sono i primi nel Parlamento a battersi per la pillola abortiva, i matrimoni gay e l’eutanasia”.

Mario Draghi ed il 2010. «L’Italia sta uscendo dalla crisi e dal prossimo anno l’economia dovrebbe, seppur di poco, tornare a crescere». Un timido raggio di sole sembra fendere infine la coltre nera di nuvole che questo 2009 ha rappresentato per l’economia mondiale, ed il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, se ne è fatto ambasciatore. Nel suo intervento al meeting di Rimini ha anche aggiunto che «l’impatto più duro della crisi si sta attenuando, in estate la produzione industriale dovrebbe aver cessato di cadere, il clima di fiducia delle imprese e dei consumatori ha dato segni di risveglio, la domanda di autoveicoli si è ravvivata». «Nella media del 2009 – rimarca il Governatore – la caduta del Pil rispetto all’anno precedente risulterà in Italia intorno al 5%, nel prossimo anno, il graduale recupero della domanda mondiale previsto dalle maggiori organizzazioni internazionali potrebbe consentire all’economia italiana di tornare a crescere, sia pure di poco». Il ritmo, più o meno rapido, con cui si uscirà dalla crisi, prosegue Draghi, dipenderà in particolare da una variante, ovvero «dal ripristino della piena funzionalità del mercato creditizio». Tuttavia i mesi che ci attendono, sottolinea il capo della Banca d’Italia «sono mesi cruciali, in cui si decide la sorte di molte aziende produttive. La stabilità degli intermediari finanziari deve potersi coniugare con il lungimirante sostegno a quelle aziende produttive che, pur illiquide, siano fondamentalmente solide».
mario draghi non nasconde la realtà al suo pubblico riminese; molte aziende, purtroppo, rischierebbero infatti la sopravvivenza: i prossimi saranno «mesi cruciali in cui si decide la sorte di molte aziende». Ed in merito alla proposta avallata dalla Lega di reintrodurre le gabbie salariali, il numero uno di Via Nazionale chiosa «Non si tratta di imporre vincoli aggiuntivi al processo di determinazione dei salari con il ripristino delle cosiddette gabbie salariali, ma al contrario di conseguire gradi più elevati di decentramento e di flessibilità nella contrattazione. Le parti sociali – prosegue lo stesso – si sono progressivamente orientate in questo senso, da ultimo con l’accordo recente che prevede un maggior peso della contrattazione di secondo livello». Ed in una chiosa finale utilizza toni un po’ più allarmanti «Con la crisi i problemi di struttura della nostra economia si sono fatti più urgenti». E lo stesso è dell’idea che «un mero ritorno ai deboli ritmi di crescita degli anni precedenti ci condannerebbe a un arretramento ancora più netto nel novero dei paesi avanzati. E’ necessario muoversi nella prospettiva di una ricostruzione della struttura economica del Paese». Sui flussi migratori di cui tanto si è parlato su questo finire d’agosto il Governatore sottolinea come questi siano anzitutto una «risorsa, potenzialmente di grande rilevanza per la nostra economia», ma lo stesso ammonisce; «potremo utilizzarla solo se saranno governati i gravi problemi che essa pone sotto il profilo della integrazione sociale e culturale».

E sull’immigrazione si pronuncia anche Maroni. “Sull’immigrazione ci sono tante voci, io sono interessato ai fatti: da quando abbiamo iniziato i respingimenti, dall’inizio di maggio, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, gli sbarchi sono diminuiti di oltre il 90%. L’anno scorso 14.220, quest’anno 1.345″. Lo ha spiegato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “Questi sono i fatti- aggiunge con fare marziale- e continueremo su questa strada. Dobbiamo rafforzare la collaborazione con la Libia ed ottenere un maggiore impegno dall’Unione Europea, questa e’ la linea del governo, che continueremo a seguire senza farci condizionare dalle polemiche”. Secondo Maroni infatti “da questi dati si capisce che l’accordo con la Libia funziona benissimo e i risultati si vedono. Qualunque persona onesta deve riconoscere che l’accordo con la Libia funziona. Abbiamo fatto accordi anche con Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto”. Ed da un certo punto di vista i respingimenti sono senz’altro più efficaci dato che il “rimpatrio vuol dire rimandarli nei loro paesi d’origine, con tutta la burocrazia che ne consegue, respingimento riportare i clandestini dove sono partiti”.

Fini ed il biotestamento. E da Genova arrivano anche le parole della terza carica dello Stato, che in merito al biotestamento si è così pronunciato: “Non credo che si tratti di favorire la morte ma di prendere atto della impossibilità di impedirla, affidando all’affetto dei familiari e alla scienza dei medici la decisione” ed ha poi aggiunto destando la sorpresa dei presenti alla Festa del Pd, che farà “il possibile per correggere alla Camera un testo che difetta nel rispetto di questo principio”. Gianfranco Fini ha poi proseguito, palesando ancora una volta la sua chiarezza politica; “Non voglio fare nessuna crociata contro i cattolici, per i quali ho il massimo rispetto, ma chi dice che su queste questioni decide la chiesa e non il Parlamento, per me è un clericale e io dico che no, spetta al Parlamento decidere”.

GINEVRA BAFFIGO

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