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Infiltrazioni mafiose nel comune laziale di Fondi. Veltroni: Non sciogliere il Comune sarebbe “un’anomalia”

agosto 26, 2009 di Redazione 

Associazione mafiosa, abuso d’ufficio, corruzione e falso, hanno portato il comune di Fondi (provincia di Latina) all’attenzione della stampa nazionale. L’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, che da poco ha manifestato l’intenzione di entrare nella commissione parlamentare dell’anti-mafia, è intervenuto sul tema indicando come soluzione lo scioglimento del comune. Ma delle ombre ben più cupe minacciano il Lazio intero, ancora una volta, per fin troppo attese Regionali 2010. Ce ne parla nel dettaglio, la nostra Laura Liucci.

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Nella foto, Walter Veltroni

di Laura LIUCCI

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare della richiesta, risalente a circa un anno fa, di scioglimento del Consiglio Comunale della cittadina laziale di Fondi in seguito a una serie di arresti con l’accusa di associazione mafiosa, abuso di ufficio, corruzione e falso, e alla denuncia della magistratura di infiltrazioni all’interno della Giunta stessa. A riportare alla ribalta la vicenda in seguito agli ultimi sviluppi – e al temporeggiare considerato “anomalo” nello scioglimento del Consiglio – è stato l’ex segretario del Pd Walter Veltroni che, da neo-membro della Commissione antimafia, ha deciso di esortare il governo ad intervenire in una vicenda di tale gravità.

La prima richiesta di scioglimento del Comune era stata presentata dal prefetto di Latina già un anno fa, appunto in seguito all’ipotesi di infiltrazioni mafiose – si parla di una famiglia della ‘ndrangheta calabrese trapiantata da anni nella zona pontina.  Le conclusioni delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma erano state che «l’infiltrazione del sodalizio nella Pubblica Amministrazione e il collegamento con la politica» fossero emerse «in modo evidente dalle recentissime indagini, anche se già dalle investigazioni pregresse risultavano segnali assai preoccupanti in tale direzione». Il governo non aveva però mai risposto. Qualche settimana fa i magistrati avevano però trasmesso nuovamente la richiesta, accolta questa volta dal ministro Maroni, che si era dichiarato pronto a proporre e sostenere lo scioglimento della Giunta in Parlamento. Malgrado ciò, la richiesta è ancora oggi pendente, e ciò principalmente a causa dell’opposizione manifestata dal premier Berlusconi – in contrapposizione con il proprio ministro degli Interni – nei confronti del provvedimento. «Il comune di Fondi non sarà sciolto poiché molti ministri, nelle riunioni del Consiglio dei ministri, hanno fatto notare che nessun componente della giunta e del consiglio comunale è stato toccato da un avviso di garanzia» aveva dichiarato, suscitando il commento rassegnato di Maroni, che aveva replicato con un secco «io ho fatto la mia proposta, ma è il Consiglio dei Ministri che decide».

Veltroni nei giorni scorsi ha così deciso di rivolgersi direttamente al premier Berlusconi e al ministro Maroni in veste di membro della Commissione Antimafia. «Qui c’è un intreccio tra poteri criminali e politica che deve essere stroncato. Questa non è una battaglia di parte» ha dichiarato l’ex segretario Pd, «c’è una richiesta di scioglimento fatta ormai più di un anno fa e c’è un’evidenza dei fatti fuori discussione. Ora è il momento di prendere questa decisione, non assumerla è un’anomalia». Anomalia rimarcata anche dall’Idv di Di Pietro che ha ricordato come per altri due comuni, Fabrizia e Vallelunga Pratameno, si sia ricorsi, per le stesse accuse, allo scioglimento immediato.

Sullo sfondo di questa diatriba – poco conosciuta per il resto d’Italia, ma al centro della vita politica del Lazio – ci sono le elezioni regionali del prossimo anno. E i sospetti sollevati da molti ambienti della sinistra laziale ricadono proprio in quest’ambito, ossia nel bacino di voti – circa 30.000 – che la zona di Fondi, storicamente di destra, porterebbe al senatore Pdl Fazzone alle prossime urne e che garantirebbe una qualche “protezione” al Comune. Da destra, respingendo nettamente qualsiasi illazione, si vede nella vicenda un semplice tentativo di minare la credibilità della destra, profondamente radicata nell’agro pontino.

LAURA LIUCCI

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