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Diario Politico: monsignor Antonio Maria Vegliò ammonisce Calderoli sull’immigrazione per aver usato “parole inaccettabili ed offensive”

agosto 25, 2009 di Redazione 

La giornata politica di questo martedì si è contraddistinta per il rinvigorimento della vis politica, che sembra infine abbandonare la cadenza flemmatica delle calde settimane di agosto in attesa della riapertura delle camere. Il faccia a faccia tra governo e opposizione resta comunque relegato in secondo piano, almeno stasera, in cui spicca il diverbio tra la Consiglio Pontificio per i Migranti e l’esponente del Carroccio Roberto Calderoli. A seguire, quello che ormai sembra un affare di partito; le nomine Rai, si dovrà attendere l’elezione del nuovo segretario per sapere i nomi dei fortunati? Ed ancora, Berlusconi invitato alla cena della “Perdonanza” del prossimo 28 agosto, prova a recuperare i buoni rapporti con la Santa Sede. Ed infine il Presidente della Repubblica ed il suo messaggio dalle Dolomiti.

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Nella foto, monsignor Antonio Maria Vegliò

di Carmine FINELLI

Alta tensione tra Vaticano e Lega Nord. Dopo la faccenda dei cinque eritrei salavati da motovedette italiane al largo di Lampedusa, si inaspriscono i toni dello scontro tra il Carroccio e la Santa Sede, la quale non condivide i provvedimenti del governo in tema di immigrazione. In una dichiarazione alla stampa, monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti, attacca il ministro Roberto Calderoli, accusandolo di aver usato parole “inaccettabili e offensive, quasi che io – si legge nel comunicato – sia responsabile della morte di tanti poveri esseri umani inghiottiti dalle acque del Mediterraneo”. Dura replica alle parole del ministro Calderoli che tre giorni fa aveva definito le politiche sull’immigrazione del governo come un “chiaro messaggio” in grado di fermare i “viaggi della disperazione, che, purtroppo, hanno portato a morire, nelle acque del canale di Sicilia, tanti, partiti anche sulla base dei messaggi dell’opposizione o di monsignor Vegliò”. Parole pronunciate in seguito al commento del presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti subito dopo la strage del Canale di Sicilia. L’alto prelato esprimendo il suo “dolore” per il continuo ripetersi” delle morti in mare ha esortato le “società sviluppate” a “rispettare sempre i diritti dei migranti” e a non “chiudersi all’egoismo”. “Mai sono stato contraddetto dalla Santa Sede”, “mai sono stato contraddetto dalla Conferenza episcopale italiana” e “come capo dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della Santa Sede” ha voluto precisare Vegliò rispondendo direttamente al ministro leghista. Nella sua intervista a Radio Vaticana monisgnor Vegliò ha anche spiegato che le società “cosiddette civili”, sono sempre più egoiste, al punto da preferire, in casi estremi, di condividere i propri beni con gli animali domestici piuttosto che con lo straniero. Dopo l’intervista, Calderoli aveva tra l’altro sottolineato che “le parole sugli immigrati pronunciate da monsignor Vegliò non sono quelle del Vaticano e della Cei da cui, anzi, spesso, lo stesso Vegliò è stato poi contraddetto”. “La mia dichiarazione – ha precisato ora il vescovo – partiva solo da un fatto concreto, tragico: la morte di tante persone, senza accuse, ma chiamando tutti alla propria responsabilità.”
Prendendo spunto dalle parole di monsignor Vegliò l’opposizione lancia la sua requisitoria nei confronti del governo. “Il governo continua a farci fare una pessima figura con tutti. Dopo la Ue, l’Unhcr, ora anche col Vaticano. La dichiarazione di monsignor Vegliò è di una chiarezza lampante. L’esecutivo, soprattutto per quanto riguarda le tematiche dell’immigrazione, non può essere guidato dal Carroccio”, afferma il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei. Secondo il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori Felice Belisario, le parole del numero uno del Pontificio Consiglio per i Migranti dimostrano che “il Carroccio tiene in ostaggio Berlusconi e il suo esecutivo e che, per accontentare il suo elettorato xenofobo, è disposto a farci fare una pessima figura anche con la Santa Sede. Che cosa ne dicono i cattolici del Pdl? Perchè stanno zitti?”, chiede Belisario. Tra le fila del governo è il ministro Ignazio La Russa a prendere posizione. “Ho grande rispetto per la Chiesa e mi inchino alla sua missione, che è quella della carità, che deve essere esercitata nei confronti di tutti. Poi c’è una missione diversa, che è quella di chi ha il dovere di far rispettare le leggi, missione che appartiene alla politica e alle istituzioni” spiega il titolare della Difesa.

Berlusconi-Bertone. Proprio mentre Lega Nord e Vaticano sono impegnati in una querelle dal sapore tutto estivo, Silvio Berlusconi tiene ferme le relazioni con la Santa Sede. Infatti il primo ministro incontrerà a L’Aquila il segretario di Stato vaticano monsignor Tarcisio Bertone per la tradizionale cena della “Perdonanza” che si terrà venerdì 28 Agosto. Ad accompagnare il premier a L’Aquila ci sarà il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. La conferma della presenza del premier, spiegano dall’arcidiocesi aquilana, è arrivata lunedì sera. “La cena della Perdonanza – si legge in un comunicato della diocesi – è una consuetudine offerta di volta in volta da diversi soggetti”. Quest’anno l’organizzare è stata affidata al Comitato per l’Anno celestiniano, istituito per gli 800 anni dalla nascita di papa Celestino, presieduto dal sindaco e composto da autorità civili e religiose. Il Comitato ha indirizzato, come ogni anno, l’invito al più alto rappresentante del governo presente alle celebrazioni. Ed è la prima volta che vi partecipa, “per sua espressa iniziativa”, precisa la diocesi, il presidente del Consiglio in persona. Alla cena, oltre a Berlusconi, il cardinale Bertone, il vescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari, e tutti gli undici vescovi dell’Abruzzo e del Molise.

Nomine RaiTre. Eppure la vis polemica della politica italiana non sembra placarsi nemmeno con l’intervento della Santa Sede. Se nella maggioranza è la Lega Nord a creare qualche grattacapo, nel Partito Democratico sono le nomine di RaiTre. Secondo alcuni membri del Cda si pensa che le nomine di direttore di rete e direttore del telegiornale, adesso occupate rispettivamente da Paolo Ruffini e Antonio Di Bella, non vengano rinnovate a causa del congresso Pd. Se così fosse tutto potrebbe rimanere bloccato sino al 25 Ottobre data nella quale si conoscerà il nome del nuovo segretario Pd. Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, appare alquanto irritato, perché è comunque lui a dover formalizzare le proposte: “Di quelle nomine parleremo certamente ad inizio settembre. Ma – avverte – una cosa è certa: non saranno legate in alcun modo al congresso del Pd”. Maurizio Gasparri intanto ne approfitta per invitare il Partito Democratico ad una “soluzione immediata e trasparente: la Rai decida subito così avremmo la prova che il Pd non telecomanda le sue truppe.” Più si allunga l’attesa e più il toto-candidati prende corpo. Un candidato per ogni anima del Pd: i rutellian- cattolici contro i dalemiani, che punterebbero su Bianca Berlinguer, contro i veltroniani puri, fermi sull’attuale organigramma. Con grande soddisfazione del Pdl. Chiamati in causa, i duellanti del Pd si difendono. Franceschini definisce “totalmente falsa” la richiesta di attendere il congresso per decidere. Lo stesso fa Pierluigi Bersani con il suo portavoce Stefano Di Traglia: “Le nomine le fa il cda della Rai”. Intanto Nino Rizzo Nervo denuncia: “Hanno appena nominato scandalosamente ben 4 vicedirettori generali e ora sarebbe tutta colpa del Pd? La colpa è di Masi. Abbiamo proposto che restassero Ruffini e Di Bella, ma ci ha fatto capire che preferirebbe il secondo al posto del primo e Berlinguer al Tg3″. Tra gli altri c’anche il nome di Enrico Mentana, ma Rizzo Nervo non esprime soddisfazione. “Noi – precisa – non siamo contrari per principio ai cambiamenti, ma vogliamo spiegazioni. Perché cambiare Ruffini se ha fatto bene?”. Per Rizzo Nervo è una manovra contro gli attuali programmi di RaiTre. Lo pensa anche l’altro consigliere in quota Pd, Giorgio van Straten: “La verità è certe trasmissioni, specie quelle di satira, danno più fastidio di altre. Ruffini è legato a quel tipo di programmazione”.

Napolitano. Le polemiche estive, anche quelle sull’immigrazione, contraddicono in pieno gli appelli di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, ad una rinnovata Unità d’Italia. Torna a parlare, l’inquilino del Quirinale, da Aronzo di Cadore sulle Dolomiti dove Napolitano sta trascorrendo qualche giorno di vacanza, di unità e toni pacati. Sulla scia delle critiche scatenate da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera in merito ai preparativi per festeggiare il centocinquantesimo anno dall’unità di’Italia, il presidente Napolitano afferma l’inscindibilità del patrimonio artistico italiano dal suo patrimonio culturale e sociale.

CARMINE FINELLI

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