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LIBIA 40 DOPO LA RIVOLUZIONE. A TRIPOLI SI FESTEGGIA CON LE FRECCE TRICOLORE E LA VISITA DI BERLUSCONI

agosto 25, 2009 di Redazione 

A quarant’anni dalla rivoluzione libica, che fece salire al potere Muammar Gheddafi, i rapporti delle maggiori potenze internazionali con Libia sembrano per lo più raffreddate ed in attesa di un ulteriore allontanamento. Il governo italiano, a dispetto di U.S.A e Gran Bretagna ha deciso di presenziare la cerimonia, alla quale il nostro Presidente del Consiglio sembra felice di partecipare e portando in dono le frecce tricolore, che si esibiranno lo stesso giorno, per decorare a festa la volta celeste. La posizione dell’Italia ha fatto discutere molto, come era prevedibile, sia al di là dei confini che in casa. Ci racconta tutto Désirée Rosadi.

Nella foto, da sinistra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi

di Désirée ROSADI

Il primo settembre la Libia festeggia i quarant’anni della rivoluzione libica, il colpo di stato che ha portato all’abbattimento della feudale monarchia senussita e che ha messo il Paese nelle mani di Muammar Gheddafi, un giovane che vedeva nel presidente egiziano Nasser e nella suo socialismo la via per la conquista della democrazia. All’evento parteciperà il premier Silvio Berlusconi, che per l’occasione farà sfoggio dell’esibizione delle Frecce tricolori, pattuglia acrobatica dell’Aeronautica militare italiana. Ma l’anniversario ricorre proprio in un momento critico per l’immagine della Libia: dopo la calorosa accoglienza dell’attentatore libico dell’aereo PanAm che nel 1985 si schiantò in territorio scozzese, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno messo le mani avanti e stanno congelando i viaggi diplomatici nel Paese.
Per questo motivo, in Italia molti hanno messo in dubbio l’opportunità della visita di Berlusconi. Ma ciò che ha fatto traboccare il vaso è la scelta di far volare le Frecce tricolori sul cielo libico. Secondo il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Donadi ”è un vergognoso regalo al dittatore che ha accolto come un eroe il terrorista responsabile della strage di Lockerbie”, mentre per il senatore Radicale Marco Perduca il problema sta tutto sui costi che si dovrà accollare l’Italia. Come è stato spiegato dal ministro La Russa, “solo una cifra che definisco ridicola graverà sull’Italia e sarà pari a circa 300 euro al giorno per ciascun militare delle Frecce tricolori che sarà impegnato nell’esibizione”, mentre il resto sarà a carico dell’organizzazione libica.
L’evento non ha solo scosso gli animi dei politici, ma ha anche provocato uno scontro dialettico tra Feltri e Belpietro, rispettivamente direttori de Il Giornale e di Libero, due dei maggiori quotidiani vicino al governo di centro destra. “Chiunque capisce che la collaborazione con il Colonnello, piaccia o no, è indispensabile” sottolinea Feltri di fronte alle affermazioni anti-Gheddafi del collega Belpietro, il quale asserisce “c’è un problema di coerenza, o, meglio ancora, un problema morale. Se Berlusconi vuole salvare capra e cavoli, ovvero la lotta al terrorismo e le ragioni politiche, inventi qualcosa, trovi una via d’uscita. L’importante e che insieme alla capra e ai cavoli salvi anche la faccia”.

Il saluto trionfale all’eroe-attentatore ha messo in guarda molti: le aperture internazionali del Colonnello sono state riconosciute, ma talvolta assimilate come sincere e disinteressate. Ma per l’Italia, la posizione non può essere che amichevole e accondiscendente: il Governo italiano investirà cinque miliardi di dollari per la costruzione di strade e ferrovie in Libia, e in contropartita le azioni detenute da Tripoli in Unicredit, Eni e Juventus fruttano 3 miliardi. E non solo. Per quanto riguarda la lotta agli sbarchi dei clandestini, il ministro Frattini ha assicurato che “le tre motovedette fornite dall’Italia a Tripoli sono proprio lì a pattugliare quel tratto di mare”. Questa amicizia tra Libia e Italia sembrerebbe portare buoni frutti, stando a ciò che dichiarano i vari ministri e portavoce. Per tuttavia, non basta una scia colorata di fumo nel cielo per occultare i tanti dubbi sull’ambiziosa politica estera di Gheddafi e sulla sua “repubblica del popolo”, in cui le abbondanti risorse petrolifere arricchiscono solo una minoranza della popolazione.

Désirée ROSADI

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