Top

Diario Politico: i cinque immigrati eritrei sotto accusa. Ed il procuratore Di Natale chiosa «Si tratta di un atto dovuto»

agosto 24, 2009 di Redazione 

Il Diario Politico di stasera si apre con il prosieguo della vicenda dei cinque eritrei che, scampati alla tragica morte in mare dei loro compagni di viaggio, sono stati oggi iscritti al registro degli indagati. Sull’immigrazione si è innescato da subito un contenzioso tra Roma e Bruxelles, di cui, se nell’edizione di ieri sera vi abbiamo riportato la posizione della Farnesina, oggi la replica arriva direttamente dall’Europa, il cui monito di Frattini non è rimasto inascoltato. A seguire, Formigoni e Calderoli in quel di Rimini rianimano il dibattito interno alla maggioranza sulle Regionali; “Con Casini o senza Casini?”. Ed infine le ultime dal Pd; oggi Franceschini, dopo una seria autoanalisi sembra pronto a ripartire e recuperare ciò che si è perduto nel corso degli anni.

Nella foto, il procuratore della Repubblica Renato Di Natale

di Ginevra BAFFIGO

Albert Einstein asseriva che “La prima necessità dell’ uomo è il superfluo”. Quanto accade ogni giorno sul mar Mediterraneo, sembrerebbe confutare l’aforisma. Vi è infatti una parte del mondo che nemmeno sa cosa sia il superfluo, ma che avendo delle primarie necessità si ritrova a dover scegliere fra una morte nella propria terra o la speranza di raggiungere “l’altra sponde del mare”, evitando di perire nel tragitto. Altri ancora devono fuggire da una guerra, spesso fratricida, che al pari della povertà priva una porzione dell’umanità del diritto a vivere. Queste persone, come sopra si accennava, spesso, ormai troppo spesso, non arrivano in quella che per loro è “la terra promessa”. Per noi certo è solo l’Italia e le aspettative che attendono questi migranti sono i C.P.T., il lavoro in nero, talvolta il mero sfruttamento e lo stare in fila dalle 4 del mattino per riuscire a diventare “regolare”; termine che nel contesto sopra descritto risuona quantomeno prosaico, come se si volesse relegare la persona in una inconsapevole ruota dell’ingranaggio socio-economico del paese. Così per quei cinque superstiti eritrei, trovati giovedì scorso su un gommone a largo dell’isola di Lampedusa, l’odissea non si è ancora conclusa, malgrado abbiano toccato con mano quella terra italiana sognata, desiderata e purtroppo idealizzata. A coronare la loro tragedia vi è stata oggi l’iscrizione nel registro degli indagati; il reato a loro imputato è quello di immigrazione clandestina, così come previsto dalle norme introdotte dal decreto sicurezza. Di clandestino sembra esserci poco, i cinque si sono da subito rivolti alle autorità per denunciare la morte dei loro compagni di viaggio (ben 73 extracomunitari sono infatti morti di stenti nel traversare il Canal di Sicilia). In merito all’indagine Renato Di Natale, procuratore della Repubblica di Agrigento, sembra volersi giustificare mentre dichiara «Si tratta di un atto dovuto». Ed in effetti il Pacchetto Sicurezza è ormai legge, e lui è tenuto al rispetto del precetto legislativo. Ma in tutta risposta i migranti avrebbero già manifestato l’intenzione di chiedere asilo politico, unico argine al ritorno al continente africano. Infatti, nel caso in cui i pm accertassero il diritto allo status di rifugiati, l’inchiesta verrebbe automaticamente archiviata. Ma mentre la vita di queste cinque persone si trasforma giorno dopo giorno in un’epopea, che nulla conserva dello splendore omerico, prosegue parallelo il contenzioso Roma- Bruxelles. La Farnesina aveva infatti affermato che “tutti i 27 (paesi Ue) devono farsi carico di queste persone” ed invitava Bruxelles a concretizzare le sue intenzioni e ad occuparsi del problema dei flussi migratori provenineti dall’Africa. Non si è fatta attendere l’Europa che attraverso Dennis Abbott ha sottolineato come la commissione stia lavorando molto con i vari Stati dell’Unione europea e con i Paesi vicini. Abbott sottolinea inoltre che il suo vicepresidente, Jacques Barrot, nei mesi scorsi si è recato a Lampedusa, a Marla, nelle Canarie, in Grecia e nei prossimi mesi autunnali visiterà anche la Turchia e la Libia. La questione, aggiunge ancora il portavoce, è quella di disporre strumenti finanziari politici e diplomatici, «per fermare le tragedie che abbiamo visto la scorsa settimana».
Ma Dennis Abbott, non si è limitato ad una dichiarazione d’intenti bensì a ricordato il recente incontro tra Barrot ed il titolare del Viminale, Roberto Maroni, nel quale si è appunto discusso della questione “immigrazione” e nel corso di questo incontro, come già in svariate altre occasioni, il vicepresidente ha ribadito quanto sia necessario trovare una maniera «per meglio dividere il peso a livello europeo» dell’arrivo degli immigrati clandestini. Il portavoce ha inoltre indicato la necessità di dare seguito alle conclusioni del consiglio europeo di giugno nelle quali si era dichiarato «chiaramente» che «la fermezza, la solidarietà e la responsabilità condivisa sono essenziali in un approccio globale» nei confronti dell’immigrazione. Su un tema così controverso, tornato alla luce per il tragico fatto di cronaca, non è mancato il pronunciamento del Quirinale. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sta infatti seguendo con attenzione e preoccupazione l’evolversi delle vicende che riguardano i flussi migratoria fra l’Africa e l’Europa, di cui l’Italia è la tappa obbligata. In tal senso si spiega la telefonata che venerdì scorso il Viminale ha rivolto al Capo dello Stato; un gesto di cortesia istituzionale da parte del ministro dell’Interno e che Napolitano spera venga ripetuto anche in futuro, così da restare informato sugli sviluppi delle indagini sulla tragedia degli eritrei e sui contatti diplomatici con Malta e Libia.

Formigoni e Calderoli divergono sul tema di un’eventuale

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom