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Diario Politico: Bossi invita il Vaticano “a dare il buon esempio” sull’immigrazione

agosto 22, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone, anche stasera, il consueto appuntamento del Diario Politico. In questo caldo sabato d’estate l’arena politica pare incendiata; in prima istanza dalle ultime esternazioni di Bossi, rivolte ai quei vescovi che, in merito al tema dell’immigrazione, avevano scagliato parole di fuoco. In parte, a surriscaldare la giornata politica, è stata la presa di posizione del Capo dello Stato, che in mancanza di un pronunciamento del governo in merito alla celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia, mette a tacere chi in questi giorni lo aveva accusato di voler sperperare le risorse demaniali, pubblicando la missiva “imputata”. Ed infine, Beppe Grillo ironizza sulla Festa del Pd.

Nella foto, Umberto Bossi

di Ginevra BAFFIGO

In questo caldo sabato d’agosto, i toni della politica si son fatti incandescenti. Ad aprire le danze non sorprende veder il Senatùr, che nei caldi mesi estivi, riesce sempre a rianimare il flemmatico corso della politica italiana. Il leader del Carroccio ridesta dalla “siesta” politici, elettori, ma soprattutto la Curia romana; e lo fa in particolare rispondendo ai vescovi pronunciatisi sullo spinoso tema dell’immigrazione a seguito del recupero dei cinque immigrati nel Canale di Sicilia. lo stesso replica gridando quanto segue: «che le porte le apra il Vaticano che ha il reato di immigrazione; che dia lui il buon esempio». Secondo Umberto Bossi, infatti, con l’azione del governo gli immigrati «partono molto meno di prima», ma questo primo risultato non basta; è sua convinzione che si debba trovare il modo di «fermarli alla partenza se no si prosegue con l’avere un sacco di morti». Troppi, secondo il senatore, avrebbero già messo a repentaglio «la propria vita per niente, perché quando arrivano qui non trovano posti di lavoro». Il leader della Lega si è così pronunciato rianimando il contenzioso con la Chiesa, ma la reazione di Bossi era più che prevedibile sin dalla pubblicazione del articolo di ieri del quotidiano cattolico “Avvenire”, nel quale si paragonava l’atteggiamento dell’Occidente, “a occhi chiusi” dinnanzi alle tragedie dell’immigrazione, a quanto avvenne per la Shoah, per evitare di inciampare ancora un volta nei “corsi e ricorsi” della Storia, il Vaticano ha chiesto esplicitamente di “rispettare sempre i diritti dei migranti”. Monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in un’intervista a Radio Vaticana rispondendo all’intervistatore, ha infatti dichiarato che “il nostro Pontificio Consiglio è addolorato per il continuo ripetersi di queste tragedie e riafferma quanto detto dal Santo Padre nella (enciclica) Caritas in veritate: che ‘Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione”, e prosegue lo stesso rimarcando con sdegno il “senso di egoismo per cui non si vuole condividere con lo straniero ciò che si ha”. Ed in una chiosa finale ha aggiunto che “è legittimo il diritto degli Stati a gestire e regolare le migrazioni. C’è tuttavia un diritto umano ad essere accolti e soccorsi”.
Ma sui cinque immigrati si è pronunciato anche il ministro degli esteri Franco Frattini. Gli immigrati avrebbero infatti dichiarato alle autorità di essere dei sopravvisuti e che vi sarebbero ben 73 loro compagni morti in mare. Il recupero dei corpi sarebbe di competenza maltese, a detta del titolare della Farnesina “E’ chiaro che (i maltesi) non hanno gli strumenti, come numero di navi e di equipaggi, per controllare una zona così estesa” di mare, e ha poi continuato palesando la posizione del governo; “noi siamo disponibili ad ampliare la nostra area di competenza, perché abbiamo i mezzi per il controllo. Ed è da tempo che manifestiamo questa nostra disponibilità, l’ultima volta proprio all’inizio dell’estate”. Ma se le sopracitate intenzioni si sono concluse in un nulla di fatto è perché, a detta del ministro, i maltesi “finora non hanno accettato di ridurre il loro spazio”- ed in conclusione aggiunge-, “ma è arrivato il momento di stringere i tempi per arrivare alla firma entro la fine dell’anno”.

Si alzano i toni della diatriba fra il Quirinale ed il governo. Giorgio Napolitano sembra mostrare i primi cenni di stanchezza ed in effetti in questi giorni non si può dire che la sua pazienza sia stata messa a dura prova, dall’accusa di sperperare il pubblico danaro alla mancata risposta ufficiale di palazzo Chigi; Il presidente della Repubblica non intendere lasciar correre ed insiste così nel richiedere delle spiegazioni in merito alle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia e delle modalità con cui il governo intende gestire l’evento. ha così reso pubblica la lettera che scrisse il 20 luglio al presidente del Consiglio sulle suddette celebrazioni e dal testo risulta che il capo dello Stato dal richiedere quelle che gli zelanti leghisti avevano definito “celebrazioni elefantiache”. Tenuta bene in conto la crisi economica e le spese straordinarie del terremoto abruzzese Napolitano invitava a procedere con un programma meno ambizioso di quello che, a suo tempo, era stato voluto da Prodi. Purché si dispongano somme certe e soprattutto, come ricordavamo ieri, che si festeggi l’anniversario quantomeno sul piano della cultura e delle idee.
Sembrerebbe così arginata la deriva delle nostre esangui casse statali; il problema non sono i soldi, così come si legge nella missiva del 20 luglio «se necessario un esplicito e preciso ripensamento selettivo, e dunque un ridimensionamento del programma di investimenti infrastrutturali, tenendo conto delle disponibilità del bilancio pubblico». Si possono mettere in campo iniziative che non costano. L’obiettivo è ricordare degnamente l’unità nazionale. tutto il resto, fa intendere il nostro Presidente, non è che strumentalizzazione. Ed allora lo stesso incalza con un «si giunga ad approvare finalmente un programma articolato su pochi ma significativi progetti di carattere prevalentemente culturale, pedagogico e comunicativo, diretti a rappresentare e rafforzare la nostra identità nazionale».

Sul Cavaliere non si scherza e sul festino del Pd si pronuncia anche Grillo. Gaffes estive; stavolta non c’entra il più quotato in materia, ma Il Partito Democratico, che di solito riesce ad evitare certi scivoloni; eppure alla Festa di Genova dopo aver invitato vari esponenti della maggioranza, ha dimenticato, per il caldo o per un lapsus freudiano non recuperato in tempo, niente di meno che il Presidente del Consiglio. Come se non bastasse, come abbiamo descritto nel dettaglio ieri sera, da quel di Genova una voce sardonica si è levata ribadendo la festa del Pd è «festa, non un festino». immediata la tempesta di polemiche, tanto che indignati da tale esternazione i ministri disertano l’appuntamento già confermato. Lino Paga­nelli, responsabile del nuovo incendio divampato ancor prima che riprendessero i lavori nei Palazzi romani, si è però meritato il plauso di Beppe Grillo. Come sempre irriverente il noto comico chiosa l’accaduto con un ironico «La pri­ma cosa di sinistra detta da 25 anni».

GINEVRA BAFFIGO

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