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LA DOLCE MORTE: PRO E CONTRA SOSPESI NEL TEMPO

agosto 22, 2009 di Redazione 

Il tema dell’eutanasia è oltremodo complesso; in Italia divide l’opinione pubblica che ne estremizza così i termini della discussione, fino a creare dei veri e propri “casi”, da ultimo l’episodio di presunta eutanasia attiva, su cui la procura di Torino sta ancora indagando. Noi del giornale della politica italiana vi proponiamo ora una riflessione a tal riguardo, firmata dal nostro Michele Savino, il quale, partendo dal recente fatto di cronaca, riesamina valenze culturali e giuridiche che, alla luce dell’attuale progresso scientifico, danno una nuova veste ad interrogativi antichi sul confine fra la vita e la morte, fra l’essere ed il non essere più.

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di Michele SAVINO

Come uno spettro, la parola “eutanasia” ogni qualvolta viene invocata, torna a scuotere le coscienze degli italiani e a provocare litigi e spaccature nel mondo politico e medico. Il termine, proveniente dal greco, “buona morte”, è comparso per la prima volta nel 1605 nel libro “Progresso della conoscenza” del filosofo inglese Francis Bacon e, a distanza di quattrocento anni, la questione continua a catalizzare l’ attenzione di tutta l’ opinione pubblica. Questa volta a farla tornare alla ribalta è stata la notizia di quanto avvenuto al reparto di Rianimazione dell’ ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Un’ infermiera è accusata, dal medico Carlo Alberto Castioni, di aver somministrato volontariamente una dose elevata di un farmaco a un paziente in coma irreversibile, causandone la morte. Mentre le indagini accerteranno se si tratta realmente o meno di un caso di eutanasia, noi vogliamo soffermarci sulle valenze storiche, scientifiche e legali inerenti questo tema.

Prima di tutto, è necessario specificare che la pratica eutanasiaca può essere definita attiva o passiva. Nel primo caso, la morte è provocata attraverso la somministrazione di farmaci. In questa categoria, si colloca anche il suicidio assistito, in quanto alla persona vengono forniti i mezzi necessari a porre fine alla propria vita. Mentre l’ eutanasia passiva avviene per omissione o interruzione di un trattamento medico necessario alla sopravvivenza dell’ individuo. La Chiesa Cattolica è contraria ad ogni forma d’ eutanasia, attiva od omissiva, mentre incoraggia il ricorso alle cure palliative, anche qualora esse comportino, come effetto secondario e non desiderato, l’ accorciamento della vita del paziente. Tale posizione è confermata nei paragrafi 2277, 2278 e 2279 del Catechismo e dalla “Dichiarazione sull’ Eutanasia” della Sacra Congregazione per la dottrina della fede (1980) (“Nell’ imminenza di una morte inevitabile, nonostante i mezzi usati, è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ ammalato in simili casi”). Inoltre, la Chiesa prevede che idratazione e nutrizione artificiale siano considerati come sostegni vitali, anziché trattamenti medici, e, di conseguenza, la loro sospensione viene considerata come un vera e propria eutanasia passiva. Completamente opposta è la visione dei sostenitori della libertà di scelta e della qualità della vita, i quali caldeggiano l’ allineamento dell’ Italia alle legislazioni europee più favorevoli all’ eutanasia. Un movimento politico che continua ad adoperarsi in questa direzione sono i Radicali Italiani, sostenuto da numerose associazioni, come Exit Italia e l’ Associazione Luca Coscioni.

Tornando all’ aspetto legale, mentre in Italia, l’ eutanasia attiva è assimilabile all’ omicidio volontario (articolo 575 del Codice Penale) oppure, in caso di consenso del malato, all’ omicidio del consenziente (articolo 579 del Codice Penale), punito con reclusione da 6 a 15 anni. In Europa tre Paesi (Olanda, Lussemburgo, Belgio) hanno una legislazione che regolamenta l’ eutanasia, a cui si aggiunge la Svezia, in cui l’ atto non è perseguibile penalmente. Altri due Paesi (Svizzera e Germania. In quest’ ultimo caso, solo se il paziente sia incapace di intendere e volere e ne faccia esplicita richiesta) permettono il suicidio assistito. Osservando il resto del Mondo, l’ eutanasia è legale in Cina (solo su malati terminali), Colombia e nello Stato americano dell’ Oregon.

Proprio negli USA il dibattito sull’ eutanasia ebbe inizio nel 1976, quando i familiari di Karen Quinlan, una ragazza ridotta in stato vegetativo permanente a seguito di un incidente automobilistico e mantenuta in vita solamente grazie ad un respiratore automatico, chiesero di interrompere la ventilazione artificiale. Dopo diversi rifiuti da parte dei medici, la Corte Suprema dello stato del New Jersey diede ragione alla famiglia. Nel 1983 a sollevare nuovamente il dibattito fu il caso di Nancy Cruzan, anch’ essa ridotta in stato vegetativo permanente, autonoma nel respiro, ma nutrita con un sondino gastrico. Dopo sette anni di battaglie e il ricorso alla Corte Suprema federale, nel dicembre 1990 i genitori di Nancy ottennero la sospensione del tubo che idratava e nutriva la ragazza. L’ anno successivo, il Congresso americano introdusse il Patient Self Determination Act (il cosiddetto “Testamento biologico”).
Ma la questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Già, nel “Giuramento di Ippocrate”, scritto nel 420 a.C. a cui tutt’ oggi i medici si affidano, vi sono passi contrastanti (“non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente”, ma anche “rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto”). D’ altra parte, nel mondo classico, in determinate condizioni, il suicidio (e l’ assistenza allo stesso) era spesso considerato con rispetto, come furono quelli di Socrate e Seneca. Anche nell’ Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: un soldato uccide Saul su sua richiesta, ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio (II Samuele 1,6-10). Ma quando si evoca l’ eutanasia nella storia si pensa subito al programma eugenetico “Aktion T4″, attuato dal governo nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale progetto prevedeva l’ eliminazione di malati che potevano nuocere alla proliferazione della razza ariana, senza consenso dei pazienti, né preoccupazione per il benessere dell’ ammalato.

Concludiamo, cercando di capire cosa ne pensano gli italiani su questo tema. Da un sondaggio dell’ aprile 2006, pubblicato su “Torino Medica”, organo ufficiale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, prendendo come target gli infermieri, è emerso che il 74% degli interpellati è favorevole alla “dolce morte” passiva, l’ 8% si dichiara disposto a praticare l’ eutanasia anche illegalmente e il 37% si dice disposto ad aiutare i pazienti a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito. Da un sondaggio promosso dal quotidiano “La Repubblica” e condotto dalla rivista “Micromega” emerse che 64% degli intervistati si dichiarò favorevole all’interruzione delle cure mediche per Piergiorgio Welby, come da lui richiesto, contro il 20% contrari. Anche il 50% dei cattolici praticanti risultò favorevole all’eutanasia. Un’ altra ricerca, condotta dall’ Associazione “A Buon Diritto”, afferma che, su 150 mila ricoverati all’ anno, i decessi ammontano a 30 mila, di cui oltre 18 mila avvengono per decisione dei medici.

MICHELE SAVINO

Commenti

One Response to “LA DOLCE MORTE: PRO E CONTRA SOSPESI NEL TEMPO”

  1. annamaria g. on agosto 23rd, 2009 17.49

    io dico ke avendo compilato il mio testamento biologico in ogni parte e possibile situazione, ki nn lo rispettasse è un delinquente cui augurerei la sorte di trovarsi nella situazione “de cuius” come si suol dire, cioè di voler una cosa e gliela negassero, con lui paralizzato e incapace di reagire!…naturalmente mi basta ke gli capiti in sogno!…

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