Top

Diario Politico: Benedetto XVI concederà l’indulgenza plenaria a chi pregherà all’Aquila

agosto 21, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana torna con il consueto appuntamento del diario politico. Nell’edizione di stasera troviamo la concessione papale all’indulgenza plenaria per chi si recherà all’Aquila per pregare dinnanzi alle reliquie di Celestino V. A seguire, Napolitano rimarca l’appello di pochi giorni fa al quale il governo non ha ancora dato risposta e pone stavolta l’accento sui fondi necessari alla celebrazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. ed infine la Festa del Pd verrà boicottata dai ministri della maggioranza, a causa del mancato invito al Premier. nessuna scusa si leva da Via Sant’Andrea delle Fratte. Nella foto, Benedetto XVI

di Ginevra BAFFIGO

“Sarà un anno di grazia” ha detto don Daniele Pinton vicario episcopale dell’Aquila, nel corso della presentazione del programma religioso della 715/a Perdonanza Celestiniana. Per volere del Pontefice infatti  tutti coloro i quali quest’anno pregheranno all’Aquila, davanti alle reliquie di Celestino V, acquisiranno l’indulgenza plenaria. Il vicario celestiniano ha perciò aggiunto a tal riguardo che “è stato lo stesso papa Benedetto a spingere la nostra diocesi a celebrare la Perdonanza nonostante il terremoto». La Curia aquilana ha voluto poi precisare che «il motivo della concessione dell’indulgenza non è il sisma che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile scorso, ma l’ottavo centenario della nascita di papa Celestino V». «L’indulgenza concessa dalla Penitenzieria Apostolica a nome del Papa – rimarca la Curia – è stata comunicata nei giorni scorsi all’arcivescovo di Lanciano, monsignor Ghidelli, presidente dei vescovi di Abruzzo e Molise, in quanto l’indulgenza è stata richiesta da tutti i vescovi della Ceam che, insieme, hanno indetto l’anno celestiniano».

Il secondo appello di Napolitano. Malgrado l’appello di Napolitano solo pochi giorni avesse trovato una parziale risposta del governo, in nome del quale alcuni ministri avevano registrato, ma soprattutto condiviso, la preoccupazione del Presidente della Repubblica in merito ai festeggiamenti del centocinquantenario dell’unità d’Italia, da Palazzo Chigi non si è levata ufficialmente voce alcuna, neppure quella tanto attesa di Sandro Bondi, il cui dicastero è preposto alla regia dell’evento. Napolitano perciò si è visto costretto alla diffusione di una seconda nota, nella quale torna ad insistere sulla necessità di un chiarimento su come verrà celebrata la ricorrenza, nonché sulla necessità di fondi certi da destinare all’evento. C’è chi sospetta pertanto che quest’ultimo punto sia il vero tasto dolente per il governo e l’ancor  indefinita copertura finanziaria spiegherebbe la mancata replica al capo dello Stato.
Napolitano non perde ancora la proverbiale pazienza, ma non tradisce neppure il suo carattere schietto; come si apprende dal comunicato del Quirinale “in relazione al dibattito in corso sulle celebrazioni del 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia si precisa che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera inviata lo scorso 20 luglio al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva sottolineato come occorra ormai con la massima urgenza un chiarimento: se necessario, un esplicito e preciso ripensamento selettivo, e dunque ridimensionamento del programma di investimenti infrastrutturali, tenendo conto delle disponibilità del bilancio pubblico (Stato, Regione ed Enti locali). E nello stesso tempo, una soddisfacente definizione delle iniziative più propriamente rispondenti al carattere e agli scopi di una seria celebrazione dell’evento. Su questa base ed entro limiti che dovranno e vorranno porsi, certezza delle risorse su cui poter contare”.
“Si fa altresì presente – si legge ancora nella nota – che nella lettera inviata il 23 luglio al Presidente del Comitato Italia 150 di Torino, professor Antonio Saitta, il capo dello Stato aveva espresso l’auspicio che “possano superarsi i ritardi e si giunga ad approvare finalmente un programma articolato su pochi ma significativi progetti di carattere prevalentemente culturale, pedagogico e comunicativo, diretti a rappresentare e rafforzare la nostra identità nazionale”.

I ministri disertano la festa del Pd di Genova. Se non fosse per il presidente della Camera Gianfranco Fini, l’unico che al momento ha confermato la sua presenza, gli esponenti del governo, compatti nel dar prova di una monolitica disapprovazione, boicotteranno la Festa del Pd. A portare alle estreme conseguenze questo clima di inimicizia sarebbe stato il mancato invito al premier Silvio Berlusconi, aggravato dalla chiosa degli organizzatori di Genova; sarà “una festa e non un festino”.
Malgrado i toni si siano un po’ discostati da quelli lecito in una civile arena politica, il Pd sembra non volere retrocedere, anzi il responsabile della festa, nonché autore della battuta, Lino Paganelli, si dice interdetto “per una tempesta scatenatasi con 24 ore di ritardo”, in quanto “la decisione di non partecipare è una scelta politica, dettata da altri motivi”. La Festa democratica avrà luogo domani, malgrado, dopo il richiamo di Ignazio La Russa ai membri del governo, i ministri Mara Carfagna, Altero Matteoli e Giorgia Meloni declineranno l’invito, precedentemente accolto.
Sembra molto offeso il ministro Carfagna, la quale commenta le parole rivolte al presidente del consiglio, con una formula un po’ frusta ma chiara “la sinistra italiana ha perso il pelo ma non il vizio dell’odio verso l’avversario”. Per i ministri Meloni e Matteoli sarebbe invece sufficiente una “marcia indietro” esplicitato dalle scuse ufficiali dell’attuale segretario nazionale, Dario Franceschini. Se così non fosse, rimarca dall’alto scranno del dicastero della Gioventù, “mancano i presupposti per la partecipazione”. Non ci saranno ulteriori cambi di programma per il faccia a faccia fra il Presidente della Camera Giafranco Fini e l’ex presidente del Senato Franco Marini. Mentre per quel che riguarda il presidente del Senato Renato Schifani non non vi è ancora pervenuta la conferma all’invito.
Sembra così che questa già povera estate italiana, verrà ulteriormente depauperata di una cara tradizione; quella che vedeva dopo le vacanze “gli antagonisti” della politica alle reciproche feste di partito. Malgrado le richieste dei vertici del Pdl, Franceschini non si pronuncia ne si scusa a nome del Partito. Ma se l’attuale segretario si defila, la scena viene occupata dall’aspirante successore I Ignazio Marino, che all’indignazione dei ministri pidiellini, sostenuto anche dall’eurodeputata Serracchiani, ribatte “I ministri non vengono? Ce ne freghiamo”. Quanto al senatore la Russa, questi giovani esponenti del Pd lo invitano ad una tisana rilassante.

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom