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Diario Politico: Formigoni: “Con Berlusconi trovammo un accordo”

agosto 20, 2009 di Redazione 

Il Politico.it vi propone ora il consueto appuntamento del Diario Politico. Nell’edizione di stasera torniamo a parlare di Regionali; in particolare di quelle che animano le stanze del Pirellone di Milano. In un’intervista il Presidente della Lombardia sembra infatti confermare una sua quarta corsa alle Regionali del prossimo anno. Sempre restando in tema, riportiamo le ultime dichiarazioni di Di Pietro che grida all’inciucio fra Pd e Pdl. Ed infine, le ultime novità ad attendere i liceali sui banchi di scuola: i crediti di religione. Il servizio, di Ginevra Baffigo.

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Nella foto, da sinistra Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi

di Ginevra BAFFIGO

Giorni fa dalle file della Lega c’è chi aveva lanciato delle quasi impercettibili frecce avvelenate al Presidente della Regione lombarda, ma le cui leggerissime traccie oggi si fanno percepibili ai più per bocca del diretto interessato. L’inquilino del Pirellone ha infatti dichiarato in un’intervista, rilasciata a “Panorama”, l’esistenza di un patto fra lui e Silvio Berlusconi in merito alla sua quarta candidatura alle regionali. Lo stesso palesa la speranza di una riconferma dell’attuale mandato e, come egli stesso afferma, a motivare una tale intesa, già raggiunta nel 2008, sarebbe stato il comune intento di “portare a termine progetti importantissimi come l’Expo, la BreBeMi, la Pedemontana, la tangenziale esterna di Milano, dieci nuovi ospedali, l’alta velocità, le autostrade regionali: progetti per 11 miliardi di euro in tre anni”. Il governatore uscente divulga la notizia con queste parole: “con Berlusconi trovammo un accordo. Fu allora che nacque, condivisa, la decisione della mia quarta candidatura consecutiva alla guida della Lombardia”. Per quanto i termini delle sue esternazioni mal si addicano a quel che solitamente è un ben più cauto linguaggio politico, ma che forse riecheggiano abusi dialettali dei quali dovrebbe pur rallegrarsi il Senatùr di Ponte di Legno, il messaggio è adamantino sin nelle sue virgole. Rivolto in primis al Premier, contraente del patto, si sospetta che indirettamente il Presidente della Lombardia abbia in questo modo risposto anche ai cari colleghi di governo del Carroccio, i quali senz’altro vedrebbero coronato un sogno nel veder occupare il Pirellone da un discepolo padano. Sogni leghisti infranti e forse la richiesta di una rassicurazione a riguardo delle ormai prossime Regionali, dicono gli analisti; ma i timori trovano fondamenta ben più solide delle mere speculazioni dei politologi. Lo stesso Formigoni sembra voler smentire ciò che è palese ai più; l’indisponibilità della Lega a dare il via libera alla sua ricandidatura. Dal più alto scranno del Pirellone, il Presidente ha così rassicurato, elettori ed alcuni dicono, forse malignamente, anche se stesso; ”ha letto bene le dichiarazioni di Bossi?, -chiede all’intervistatore senza troppi giri di parole- Dice che io sono un amico, che ho governato bene la Lombardia. Chi la conosce sa che la Lega e’ Umberto Bossi e nient’altro. Non bado a quello che dicono le seconde e terze linee: de minimis non curat praetor”. Ed in merito all’eventuale alleanza con il partito di Casini, in una chiosa finale esterna con entusiasmo: ”Vedo bene una nuova alleanza a livello nazionale tra Pdl ‘ e Udc. Sto lavorando per questo accordo, come pure molti altri nel Pdl: per esempio Cicchitto e Bondi. Lo stesso Berlusconi non mi pare contrario al progetto”.

Di Pietro non rinuncia alla toga: Fassino “sotto accusa”. E se già si parla di Regionali e di alleanze, le danze si aprono anche per la “caccia all’inciucio”. Non stupisce che i primi passi cadenzati dal ritmo flemmatico dell’estate siano quelli del leader del’Idv. Antonio di Pietro su questo ha in parte costruito una cifra politica e senz’altro cercare e denunciare le irregolarità del vivere politico ne hanno caratterizzato in passato la carriera di magistrato. “Sotto accusa” il Pd, ed in particolare alcuni illustri esponenti della dirigenza del partito, ai quali l’ex pm di Mani Pulite rivolge sardonico un “Complimenti a Fassino e Calearo che con la loro proposta di unirsi al Pdl per le prossime regionali realizzano l’inciucio che da tempo l’Italia dei Valori denuncia e di cui abbiamo già avuto riprova nella spartizione e lottizzazione della Rai. Poi non si lamentino i dirigenti del Partito democratico se i loro elettori – quelli che vogliono un governo alternativo a quello di Berlusconi – li abbandonano e votano l’Italia dei Valori”. Con la sua solita prosa, un po’ trita ma senz’altro efficace, porta a casa un bel po’ di punti simpatia per le prossime elezioni, su questo sembrano tutti d’accordo, osservatori di destra e sinistra; ma in una chiosa finale aggiunge “la colpa non è nostra che facciamo il nostro dovere di opposizione e di alternativa ma è di questa dirigenza del Partito democratico che è capace di saltare su ogni treno pur di rimanere attaccata alla poltrona”. Parole come piombo, non vi è dubbio alcuno. Ma di questa lotta intestina all’opposizione, si nota anche il tentativo, politicamente diffuso ma forse un pò subdolo, di strumentalizzare ogni dichiarazione ai fini di portare parte dell’elettorato mobile del Pd, il quale osservando i risultati elettorali si direbbe in rapida ascesa, nelle proprie file, ormai gremite di esuli democratici. Di Pietro svela così più carte di quanto non sia prudente fare nel gioco della politica, se in parte si tratta di una lecita denuncia, dall’altra ha geneticamente tracciati i segni di un populismo, il quale indubbiamente ripaga lautamente nel breve periodo, ma poi ha degli effetti a lungo termine ben più difficili da controllare.

Scuola nuovi criteri per l’ammissione alla Maturità ed i crediti di religione. Sul finire di questo caldo agosto tornano alla ribalta i temi della scuola, che fra poche settimane riaprirà i battenti nel sommo dispiacere dei più giovani vacanzieri. Ma ad attendere gli educandi italiani vi saranno delle rilevanti novità introdotte dal nostro giovane ministro dell’Istruzione. Per volere di Maria Stella Gelmini, infatti, per ammettere o meno un alunno all’esame di Maturità, si dovranno seguire dei criteri ben più severi. Già per le scuole medie vi era stata la tanto discussa introduzione dei voti numerici, del «peso» di quello di condotta nella valutazione dello studente ed infine di un calcolo più rigido nel voto finale agli esami di licenza media. Per le superiori, invece, oggi si discute di una problematica equiparazione dei docenti di religione ai colleghi delle altre materie, ai quali verrà di conseguenza esteso il compito di assegnare i crediti scolastici, così come prescritto nel regolamento per la valutazione degli alunni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 agosto e da oggi in vigore. La polemica si muove attorno allo scavalcamento che questo regolamento compie ai danni del ricorso del Tar. L’equiparazione dei docenti di religione non tiene infatti minimamente in conto del parere espresso dal Tar del Lazio, che il 17 luglio scorso aveva estromesso questi docenti dal computo del credito. Secondo i giudici del Tar, infatti, per evitare la discriminazione di quegli allievi che non si avvalgono di tale insegnamento era necessario far sì che la frequenza della materia non influisse sull’assegnazione dei punti utili alla formulazione del voto di maturità. I ricorsi accolti dal Tar del Lazio con la sentenza n.7076 erano stati presentati da 24 soggetti, studenti sostenuti da associazioni laiche o confessionali non cattoliche, come le Chiese Evangeliche, Luterana, Valdese e l’Unione delle comunità ebraiche, i quali richiedevano l’annullamento dell’ordinanza dell’allora ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni per gli esami di Stato dell’a.a. 2007/2008. Malgrado la sentenza, si sta già provvedendo alla composizione dei consigli di classe che effettueranno gli esami di riparazione agli inizi di settembre, nei quali vi saranno, per l’appunto, anche i docenti di religione.
Il problema che si pone va ben oltre il conteggio dei punti necessari per diplomarsi nel nostro Paese. La sua natura è ancora una volta etica. In che misura, infatti, l’insegnamento della religione, cattolica, è retorico ribadirlo, può conciliarsi con il diritto alla Laicità della Scuola e delle scuole italiane? Con l’imposizione (in quanto la mancata frequentazione potrebbe compromettere l’ammissione all’esame di Stato) dell’insegnamento religioso, al quale originariamente ci si avvicinava per “vocazione” o quanto meno a seguito di una scelta che non può che essere personale, si ripropongono infatti tutta una serie di problematiche ben note, che nacquero attorno alla disputa sul crocifisso nelle classi. Ma che oggi, più di allora, influiranno sulla formazione di giovani italiani, non solo cattolici, ma anche di religione ebraica e musulmana, o talvolta di nessuna religione, ma tutti italiani ed in quanto tali lo Stato italiano, tuttora formalmente laico, dovrebbe sentirsi obbligato non solo a tutelare questi giovani ed a rispettare il loro credo, ma soprattutto a non discriminarli per la più lecita delle scelte.

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

One Response to “Diario Politico: Formigoni: “Con Berlusconi trovammo un accordo””

  1. orenbuch on agosto 23rd, 2009 12.32

    per Roberto Formigoni:come tu a molto fortuna,di avere trova un accordo con SILVIO,perche mi,vorrei molto potere l’abbracciare una volta a ma vita,lui l’uomo che io adoro le piu,mai ho adoro un uomo come SILVIO,ho visto che PUTIN lui a fa un bello regalo:un letto,vorrei trovare un “accordo”con amore mio SILVIO per essere una notte d’amore,e benessere con lui,l’amore che ho per amore mio SILVIO e piu importante che soldi,malgrada che io ammare soldi,ma SILVIO e piu importante che tutto,e duro de l’incontrare quando non sono ricco e importante,che peccato,mai io potro abbracciare l’uomo che io adoro le piu,amore mio SILVIO,SOPHIE

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