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Iraq: escalation di attentati e morti

agosto 20, 2009 di Redazione 

Il Politico.it vi riporta la cronaca della serie di tragici attentati che ieri si sono susseguiti in climax di sangue e morte in quel di Baghdad. La nostra Désirée Rosadi ci illustra le dinamiche della cruenta giornata, di cui oggi le stime delle vittime lasciano impietrito l’intero Occidente; quasi un centinaio di morti e oltre 500 feriti. In questo desolante contesto arriva puntuale la dichiarazione della White House, il cui titolare Barck Obama rimarca ”gli Stati Uniti terranno fede agli impegni presi con l’Iraq con l’accordo sulla sicurezza”. Sentiamo.-

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Nella foto, in primo piano un soldato americano nella zona di un attentato

di Désirée ROSADI

Sono giorni di fuoco per l’Iraq. La temperatura diurna supera i quaranta gradi e il sole picchia sui tetti di Baghdad. Ma quella di ieri verrà ricordata per la giornata più sanguinosa da quando le truppe americane hanno lasciato il controllo dei centri urbani iracheni: 95 sono i morti e 563 le persone rimaste ferite in due attentati. Dei camion bomba sono esplosi davanti alle sedi ministeriali della capitale e nella Zona Verde, in cui si trova anche l’ambasciata americana. Tra le più colpite vi è la sede del parlamento. Tra i morti, molti sono dipendenti dei ministeri che si trovavano all’interno degli edifici al momento dell’esplosione e il numero delle vittime potrebbe salire, data la gravità delle condizioni di alcuni feriti. Un portavoce del ministero dell’Interno ha indicato come responsabili degli atti alcuni gruppi riconducibili al Partito Baath, che fu di Saddam Hussein, e dei takfiristi, una corrente islamica a cui aderiscono i capi di al-Qaeda.

In ogni modo, queste azioni non sono le prime: già subito dopo le elezioni legislative del dicembre 2005, seguite all’approvazione della Costituzione irachena e all’inizio del processo di Saddam Hussein, si erano intensificati gli episodi di guerriglia contro gli “occupanti” stranieri e gli scontri tra comunità sciita e sunnita, che da decenni dilania il Paese. Soltanto nella prima metà di questo mese si sono susseguite altre due stragi: due camion bomba erano stati lanciati contro una moschea sciita nei pressi di Mosul, altre bombe ancora a Bagdad. La Costituzione prevede un primo ministro sciita e un presidente del parlamento sunnita, ma nonostante la suddivisione delle cariche l’equilibrio etnico -religioso è molto precario. In più le tensioni sul controllo delle aree del Paese non vedono solo contrapporsi sciiti e sunniti, ma anche la popolazione curda, che rivendica l’amministrazione di alcune province.

Episodi come questi di oggi e le divisioni interne dimostrano l’incapacità di controllo del Paese da parte del governo di Nuri al-Maliki, premier aderente al Partito islamico Dawa. La violazione di aree protette e sorvegliate come quella dei ministeri e delle ambasciate ne è la dimostrazione. A garantire la sicurezza dell’Iraq saranno gli Usa. Come confermato ieri da Obama, “gli Stati Uniti terranno fede agli impegni presi con l’Iraq con l’accordo sulla sicurezza firmato a giugno e ritireranno tutte le truppe per la fine del 2011″. La posizione americana è stata confermata dal portavoce del Pentagono, a poche ore dai tragici attacchi.

Désirée ROSADI

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