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Diario Politico: Frattini ribadisce dopo l’attacco a Farah “I nostri soldati sono necessari per garantire la sicurezza”

agosto 18, 2009 di Redazione 

Anche stasera vi proponiamo l’appuntamento irrinunciabile con il nostro Diario Politico. Nell’edizione di stasera riparliamo della serie di attentati in Afghanistan, che ha coinvolto in un brutale scontro a fuoco i nostri soldati in missione. A seguire, in vista delle regionali torna alla ribalta la più contesa fra le alleate; l’Udc. Pdl e Pd, all’insegna di un eclatante ossimoro politico, corteggerebbero lo stesso partito per affrontare le prossime elezioni. Ed ancora, prosegue lo scontro precongressuale in casa Pd con un faccia a faccia tra Bindi- Serracchani e la protesta del Colosseo sembra aver ottenuto un primo successo. Il servizio, di Ginevra Baffigo.

Nella foto, la Farnesina sede del Ministero degli Affari Esteri

di Ginevra BAFFIGO

Un cupo martedì quello di cui ci apprestiamo a darvi notizia, segnato tristemente dalla serie di attacchi che i talebani afghani hanno perpetrato ai danni della popolazione locale, nonché ai contingenti italiani impegnati nella missione di pace. L’attacco è avvenuto in un area a circa 30 Km a nord est di Farah e fortunatamente non si annoverano feriti. Nel corso di una operazione congiunta, le forze di sicurezza afgane e i bersaglieri del primo reggimento, della brigata della Folgore, dovevano controllare la zona in vista delle elezioni, ma raggiunto il villaggio di Pusht Rod, sono divenuti bersaglio di armi automatiche e razzi anti-carro. Repentinamente i militari italiani e afgani, sono entrati nel villaggio alla ricerca degli insorti, ma soprattutto nel tentativo di fermare il fuoco. L’operazione fortunatamente si conclusa nell’unica vittoria che si può vantare sul fronte; nessun ferito. Almeno per oggi. Ma la sparatoria, come dichiarano le massime cariche italiane e afghane è stata oltremodo violenta. Il titolare della Farnesina in merito all’attacco si è subito pronunciato nel suo ennesimo “gli italiani sono necessari in Afghanistan”, e dal governo fa eco alle parole di Frattini niente di meno che la terza carica dello Stato, Gianfranco Fini, il quale manifesta il “totale e pieno sostegno e solidarietà ai nostri militari impegnati nel territorio afghano, il cui prezioso lavoro è motivo di orgoglio per la comunità nazionale italiana e per coloro che hanno a cuore i valori della libertà e della tutela dei diritti umani”. Continua a sostenere la nostra missione di pace, in un Paese che però è a tutti gli effetti in guerra, tanto che a tal proposito lo stesso si dice preoccupato per “l’intensificarsi dell’offensiva terroristica in Afghanistan, che sta colpendo anche le forze militari internazionali”. A meno di 48 ore dall’apertura delle urne, dalle quali verrà decretato il nuovo presidente afghano, il ministro Frattini guarda con speranza ad un domani più sicuro in un governo stabile e democraticamente eletto, e così, pieno di ottimismo, afferma: ”E’ necessario che alle nostre truppe, presenti sul terreno per contribuire a garantire le condizioni di sicurezza, prima, durante e dopo la consultazione elettorale, giunga il pieno e unanime sostegno di tutte le forze politiche per la loro preziosa e apprezzata missione”. Ma malgrado l’apprezzamento del governo, la preoccupazione di chi si trova in terra afghana in queste ore resta la stessa; i talebani da settimane intimano disordini e violenze in vista delle presidenziali e di in ora in ora in quel di Farah ed in quel di Kabul ci si prepara al peggio.

Manifestazione “colossale”: Si è concluso da poco l’incontro in Prefettura in merito alla vicenda delle guardie giurate dell’Ancr-Urbe Roma, l’istituto di vigilanza che, essendo passato ad una gestione privata si vede ora costretto ad un taglio di trecento posti di lavoro. Da Venerdì scorso sette vigilanti hanno fatto del terzo anello del Colosseo un vero e proprio presidio, dichiarando da subito che non si sarebbero mossi di lì se non dopo una risoluzione positiva della vicenda. Stamani uno dei magnifici sette ha dovuto abbandonare il forte. Giorgio Gori, il più anziano, a seguito di diversi malori, verificatisi anche nei giorni scorsi, è stato portato in ospedale con difficoltà respiratorie. Ma la protesta non intende cedere alla stanchezza, e soprattutto al caldo direbbero alcuni. Circa un centinaio di colleghi vigila attento ai piedi del Colosseo, il corso degli eventi.
In Prefettura stamani, oltre al sindacato Rdb, si sono recate anche le sigle sindacali confederate, “colpevoli” di aver accettato le nuove condizioni ora eclatantemente contestate. Il rappresentante del comitato Rdb, Marco Lucarelli, è salito al terzo anello del Colosseo per esporre ai 6 ‘gladiatori’ i risultati dell’incontro. La prefettura, così come richiesto dai manifestanti nei giorni scorsi, si sarebbe impegnata a chiedere un chiarimento dei nodi più incerti della vicenda in sede governativa, in particolare sugli effetti dell’accordo siglato dai sindacati il 9 luglio scorso, che regola il passaggio delle circa 900 guardie giurate. Il tavolo di trattative sembra riscuotere il gradimento di ambe le parti; a tal proposito Mauro Cotrufo, vicesindaco di Roma, ha dichiarato che “il Campidoglio ha ottenuto la convocazione del tavolo in Prefettura al quale oggi si sono aggiunte anche Regione e Provincia. Le organizzazioni sindacali, preso atto della complessa situazione e della larga apertura registrata da parte delle Istituzioni, hanno concordato di proseguire il confronto”.

PdL- UdC: si preannunciano fiori d’arancio? Il caldo agostiano non ha fatto perdere le forze ai protagonisti della politica italiana, di nuovo alle prese con il corteggiamento di eventuali ed appetibili alleati, soprattutto in previsione delle prossime elezioni regionali. Le nozze, come sempre all’insegna di un iniziale “fin che morte non ci separi”, vedrebbero il riproporsi di un binomio ben collaudato; Udc e Pdl. La coppia torna così a dominare l’arena politica di questa settimana, specie all’indomani delle dichiarazioni di Umberto Bossi, tanto che il leader dell’Udc chiosa «Serve il coraggio di dire no alla Lega», e politicamente si rallegra della nuova posizione che il suo partito sembra aver di recente conquistato: “in questo agosto rovente l’Udc sta diventando sempre più «decisiva», più di quanto non lo sia stata alle scorse amministrative”. Le alte sfere del Pdl sembrano aver preso atto della necessità di una ritrovata alleanza con Casini. Soprattutto dagli ambienti lontani alla Lega, si espone per esempio Adolfo Urso, finiano e sottosegretario allo Sviluppo, che sottolinea la «comune matrice e collocazione europea nel Ppe», ovvero valori e programmi condivisi, con una chiosa finale che palesa i malumori in seno alla maggioranza: «La presenza di Casini nella maggioranza ridurrebbe certamente il peso della Lega e renderebbe più stabile e chiara la democrazia bipolare». E da certi ambienti centristi c’è già chi malignamente vede in questo avvicinamento dell’ala finiana un ripensamento delle ultime ore di An, dalla “berlusconianizzazione”, come l’ha spesso definita lo stesso Casini, al confluire in un unico grande contenitore politico, nonché il tornare al governo con la Lega. Critici ma senz’altro ben disposti gli uomini dell’Udc, che potrebbero vantare così un’alleato decisamente forte alle prossime elezioni. E lo stesso si dica per il Partito della Libertà che si vede di fronte un nuovo e decisivo banco di prova, che dopo le europee non può sottovalutare se vuole concludere serenamente la legislatura di cui detiene il mandato.
Se in Veneto e Lombardia si progetta la difesa di Formigoni e Galan, in chiave anti Lega, anche ad una buona porzione della sinistra farebbe gola l’alleanza di Casini. Negli ultimi mesi però il Pd si è un po’ perso nelle sue vicende interne in vista delle prossime regionali di primavera a perso terreno rispetto al repentino sorpasso “a destra”.

Ed in casa Pd… proprio in merito all’introspezione di questi mesi di campagna pre-congressuale, una nuova faida, tutta al femminile, si è consumata in questi giorni in quel di cortina d’Ampezzo. Le due ladies democratiche che si sono fronteggiate in una così insolita arena politica sono niente di meno che Rosy Bindi, sostenitrice dell’ala bersaniana, e la neo eletta eurodeputata e neo-candidata alla segreteria regionale di partito, Debora Serracchiani. Il faccia a faccia ha avuto come punto centrale, ancora una volta i primi mesi della storia del partito Democratico; per il vicepresidente della Camera la candidatura di Franceschini rappresenterebbe infatti una contraddizione. ‘Non e’ credibile -ha sottolineato la sostenitrice di Bersani- che chi ha sostenuto il programma di Veltroni oggi predichi per un partito completamente diverso’. Ma la Serracchiani che con la sua serafica abilità nel rispondere ha fatto in pochi mesi la sua cifra politica, ha repentinamente risposto ‘il problema e’ trasversale perche’ gli altri non sono stati in ferie per anni’. A quel punto la Bindi, altrettanto restia a farsi tacere dalla giovane democratica ha incalzato ‘Quella di Veltroni e’ stata una linea politica fallimentare e Franceschini ha le sue responsabilità. Nel 2008 sapevo che avremmo perso le elezioni. Veltroni era l’unico a sperare di pareggiarle. Non gli ho mai rimproverato di aver perso le elezioni, ma di non aver fatto abbastanza per non aver sostenuto Prodi e di averci fatto andare da soli e male accompagnati. E oggi dobbiamo fare i conti con l’Idv”. Con tono sospettosamente rispettoso ha infine ribattuto la Serracchiani “Mi permetto di ricordati che il segretario che abbiamo avuto aveva il consenso popolare ma non della dirigenza. Il partito e’ stato gestito da tutti ma solo uno se n’è assunto la responsabilità. E’ stato Valter Veltroni’. Malgrado l’apparente calma vacanziera, è facile intuire che ci saranno interessanti risvolti per i prossimi mesi, in cui il dibattito precongressuale infuocherà l’autunno ormai alle porte.

GINEVRA BAFFIGO

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