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Afghanistan: count-down per l’apertura delle urne ed i talebani rispondono con una serie di attentati

agosto 18, 2009 di Redazione 

E’ ormai iniziato il conto alla rovescia per l’apertura dei seggi in Afghanistan, dove il prossimo 20 agosto verrà eletto il nuovo presidente. Consequenzialmente il clima in queste ultime ore si è fatto insostenibile; i talebani dopo aver minacciato di morte “chiunque si troverà intorno o all’interno dei seggi”, hanno provocato una serie di attacchi in diverse zone del Paese. E allo stato d’allarme e d’insicurezza, in cui ancora una volta i cittadini afghani si trovano, va aggiunto il rischio di brogli elettorali, per i quali si sono già pronunciati le massime cariche. Ce ne parla, come sempre, la nostra Désirée Rosadi.

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Nella foto, guerriglieri talebani

di Désirée ROSADI

A due giorni dalle attese elezioni presidenziali, in Afghanistan continuano gli attacchi dei talebani. Come era emerso negli scorsi giorni, la guerriglia talebana ha come unico obiettivo quello di boicottare l’appuntamento alle urne, a costo della vita di civili inermi. Questa notte alcuni missili sono stati lanciati in diverse zone della capitale, mentre a Uruzgan, nell’Afghanistan meridionale, un uomo si è fatto esplodere davanti a un checkpoint, uccidendo tre soldati afgani e due civili. Soltanto poche ore fa un attentatore suicida a bordo di un’auto si è lanciato contro un convoglio di truppe straniere nella zona est della capitale afghana e un razzo lanciato dai talebani ha colpito l’area del palazzo presidenziale. Sempre oggi, nell’area di Rafah, sotto comando italiano, i militari della Folgore e uomini delle forze di sicurezza afghane sono stati attaccati, ma nessuno di loro è rimasto ferito.
Come riportato dal giornale francese “Le Monde”, un portavoce talebano ha dichiarato che “chiunque si trovi intorno o all’interno dei seggi sarà colpito, e sarà lui stesso responsabile della sua morte”. Insomma, una vera e propria opera di intimidazione, che destabilizza l’intera campagna presidenziale. Uno dei consiglieri alla sicurezza del presidente Karzai aveva rivelato già un mese fa all’inviato del quotidiano che i talebani stavano programmando un attentato “spettacolare” a Kabul: purtroppo, i servizi di sicurezza afghani non possono fare un gran che per tutelare la stabilità del Paese, dato che all’interno dell’organismo stesso vi sono degli infiltrati, che comunicano agli attentatori le mosse antiterroristiche. Senza contare che, oltre agli attentati, altri timori si insinuano. Secondo la BBC si starebbero verificando dei brogli, una vera e propria compravendita di schede elettorali: secondo l’inchiesta, ad un complice sarebbero state offerte mille schede a sei sterline (l’equivalente di dieci dollari) l’una.
Corruzione e violenza regnano nel Paese, nonostante il dispiegamento di forze militari. Eppure, il presidente americano Obama ha tenuto a precisare che quella in Afghanistan è “una guerra che va combattuta”. È evidente che, se i 17 milioni di votanti decideranno, in massa, di non votare, vorrà dire che la sicurezza il Afghanistan non può essere assicurata da queste forze esterne, e che l’intera operazione militare è stata un fallimento. Non finisce qui: chi garantirà la sicurezza degli scrutinatori, e chi controllerà la validità dei voti? Non basta fornire delle schede elettorali ed organizzare dei seggi per poter dire di essere riusciti a portare la democrazia in un Paese.

Désirée ROSADI

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