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Diario Politico: Famiglia cristiana attacca duramente la legge sulla sicurezza “per le nozze miste sembra scritta da don Rodrigo”

agosto 17, 2009 di Redazione 

Nuova settimana, vecchia appuntamento; quello del nostro Diario Politico, che puntuale ogni sera ripropone in una panoramica sempre densa di notizie i fatti più rilevanti della giornata politica. Nell’edizione di stasera troviamo anzitutto le critiche mosse da Famiglia Cristiana, che ancora una volta attacca l’operato del governo e lancia qualche freccia avvelenata alla Lega. A seguire le dichiarazioni di Ciampi in risposta a Bossi, che ieri dell’inno di Mameli diceva “non lo sa nessuno”, ed ovviamente lo stesso ha oggi rettificato la sua affermazione, asserendo che la polemica è nata solo per non parlare delle gabbie salariali. Il servizio, di Ginevra Baffigo.

Nella foto, don Antonio Sciortino

di Ginevra BAFFIGO

Un lunedì gravido di eventi, come quello di cui ci accingiamo a narrarvi i fatti politici, farà da preludio ad una altrettanto intensa settimana. Anzitutto a troneggiare tra le notizie del giorno il nuovo attacco di Famiglia cristiana alla legge sulla sicurezza. Nell’editoriale di questa settimana la rivista dei paolini pone l’accento sui nuovi vincoli imposti ai matrimoni tra stranieri e nelle unioni miste, sminuisce “le proposte bislacche” della Lega, che “si susseguono al ritmo di una al giorno” fino ad arrivare ad un vero e proprio attacco frontale al governo: “Quanto alla legge sulla sicurezza- si legge sempre nello stesso editoriale-, che per le nozze miste sembra scritta da don Rodrigo (ma chiedere a un politico leghista di leggere i Promessi Sposi del ‘gran lombardo’ Alessandro Manzoni è chiedere troppo), essa sarà probabilmente spazzata via da una sentenza della consulta non appena qualcuno la impugnerà. Nel frattempo, la Lega avrà già conquistato le poltrone di governatore nelle regioni del Nord alle amministrative. Che importa se si sarà rivelata un’inutile grida? Al massimo qualche centinaio di migliaia di extracomunitari avranno dovuto rinunciare al loro sogno di sposarsi e metter su famiglia”. E sulla famiglia ed in particolar modo sui matrimoni misti (dicitura tristemente evocativa si direbbe) il settimanale non risparmia aspre critiche, la cui ironia no riesce ad attenuarne la violenza “Ironia della sorte – si legge ancora nell’editoriale – è toccato a Verona, la città di Romeo e Giulietta, aprire le danze” e prosegue il foglio di don Sciortino a tal riguardo “Una proposta di legge simile, in Francia, è stata bocciata dal Tribunale costituzionale. Invece a Verona e in Italia le nozze non s’hanno da fare. Con buona pace di quelle centinaia di migliaia di stranieri clandestini, badanti comprese, che non hanno il diritto d’innamorarsi, amarsi e creare una famiglia fondata sul matrimonio e protetta giuridicamente. In spregio a un diritto fondamentale della persona, sancito dalla Costituzione (agli articoli 29 e 30), dalle leggi dell’unione, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da quel diritto naturale e universale che muove il mondo e che è alla base del Vangelo: l’amore”.

L’AMAREZZA DEL PRESIDENTE EMERITO In una lunga intervista rilasciata a Repubblica, il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi esterna tutta la propria amarezza in merito alle dichiarazioni estive del Senatùr Bossi, che solo ieri dichiarava in merito all’inno di Mameli “non lo conosce nessuno”. Oggi un po’ sottotono arriva la replica alle esternazioni del leader del Carroccio di chi per sette anni si è battuto per l’unità del paese, anche attraverso i simboli del Tricolore (il cui giusto utilizzo è stato spesso equivocato da Umberto Bossi, ma altri tempi, altre esternazioni) del 2 Giugno e dell’Inno di Mameli, che per quanto si possa discutere in merito al testo ed ad una certa mancanza di brio musicale, resta ad oggi il nostro inno nazionale. L’ex Presidente della Repubblica, a parole sembra voler evitare il concatenarsi di altre polemiche, ma il contenzioso con la Lega sebbene datato, riemerge come una risata argentina anche in questo caso. ” Il vero scopo della Lega è la secessione, ma credo che la maggioranza degli italiani e anche gran parte dell’attuale maggioranza di governo la secessione non la voglia” puntualizza Ciampi con parole che di per sé dovrebbero ostracizzare il Carroccio dalla politica, ma aggiunge carne sul fuoco, ricordando che “la Lega era contraria anche all’ingresso dell’Italia nella zona-euro. L’ingresso nell’euro fu un modo concreto per affermare l’Unità d’Italia”. Ma più che le beghe politiche, dovute al fatto che il presidente emerito, che come ricorda all’intervistatore, ha ben 89 anni e non può concepire un partito rivolto al padano d.o.c.c e alla Padania, figure queste che sebbene si possa apprezzare lo sforzo di quanti tendono a giustificare l’origine in un lontano passato, a tratti verrebbe da ironizzare mitologico, tali identità non possono vantare più di un ventennio. E così a Ciampi non resta che esternare la propria tristezza al “sentire certe frasi che mettono in cattiva luce l’Italia mentre ripenso a quanti sforzi abbiamo fatto per il Paese. Non voglio fare polemica perché tra me e la Lega c’è una enorme distanza, ma non posso nascondere il mio disagio. Anche perché sono manifestazioni che vengono da personaggi che rappresentano le istituzioni. Purtroppo c’è un decadimento dei valori fondamentali dell’individuo e delle istituzioni. Ma io sono convinto che alla fine i valori fondamentali del nostro paese riemergeranno. Ho fiducia nelle nuove generazioni. C’è un’élite solida di 20-40enni che è pronta a prendere la guida del paese e a dargli un nuovo impulso”.

E IL SENATUR SEMBRA RITRATTARE Poche parole ed un messaggio chiaro: “Tutta questa polemica è solo un diversivo per non parlare delle gabbie salariali”. Come sempre più spesso accade ci si ritrova alle prese con problemi di ermeneutica politica; Umberto Bossi non voleva screditare l’inno di Mameli, a tal riguardo asserisce che non vi è alcun problema fra lui e il Fratelli d’Italia. “Ieri ho detto che ero commosso per il fatto che i padani conoscessero benissimo l’inno della Padania il Va’ pensiero. Il resto è solo dietrologia. Se cantano il Va’ pensiero non significa che siano contro Fratelli d’Italia”.
La polemica sarebbe quindi stata solo una forzatura della stampa “si sono inventati che la Lega è contro l’inno italiano per non parlare dei salari, delle gabbie salariali e della necessità di aumentare i salari” e in conclusione aggiunge “Vogliamo aumentare i salari su base territoriale e chiediamo che siano legati al costo della vita”.

GINEVRA BAFFIGO

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