Top

Diario Politico: Gasparri seccamente risponde a Bossi «Nessuno cambierà l’inno»

agosto 16, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi invita anche questa domenica al consueto appuntamento con il diario politico. Nell’edizione di stasera troverete le risposte alle dichiarazioni di Bossi sui dialetti inseriti nei programmi scolastici e soprattutto sull’inno di Mameli, quello che secondo il Senatùr “nessuno conosce”. A seguire Berlusconi che nella giornata di Ferragosto si è recato a dar conforto agli aquilani, promettendo a questi di pazientare ancora un mese per le loro case, ed infine la protesta delle guardie giurate romane sembra finalmente trovare una risoluzione. Il servizio, di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Maurizio Gasparri

di Ginevra BAFFIGO

In chiusura di questo weekend festivo, l’arena politica persevera su polemiche un po’ trite e senz’altro datate. In questa calda domenica agostiana tornano così alla ribalta le risposte a quanto pochi giorni fa il Senatùr Padano, Umberto Bossi, dichiarava. Per il ministro delle Riforme infatti l’inno di Mameli è del tutto inadeguato, tra l’altro ammetteva in quel di Ponte di Legno «non lo sa nessuno» e stamani ha pertanto ribadito che ”Se tutto un popolo sa il ‘Va’ pensiero’ a memoria e lo canta vuol dire che e’ in atto un mutamento”. Si sa che il leader del Carroccio ama le provocazioni, ma non per tutti queste dichiarazioni rappresentano il frutto di ‘sogni di una notte di mezz’estate’; il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in risposta ha perciò voluto ribadire all’alleato della Lega che “nessuno cambierà l’inno nazionale” ed in merito alle alternative a Mameli, per altro già ascritte alla memoria storica del suo passato politico, chiosa: “il Va pensiero di Verdi è un brano lirico denso di patriottismo. Bossi resterà forse deluso del fatto che era una della arie musicali che precedevano sulle piazze i comizi di Giorgio Almirante. Siamo cresciuti ascoltandolo quando la Lega non esisteva ancora. Verdi poi è stato uno dei riferimenti culturali del Risorgimento. Nessun musicista richiama l’unità nazionale più di lui». Quanto alla linguistica, o in questo caso filologia del dialetto, un po’ tarda ma incisiva la reazione di un altro alleato di governo, Italo Bocchino;« Il disegno di legge sui dialetti di cui parla il ministro Calderoli è ben diverso da quello sul federalismo, non facendo parte del programma di governo. Non c’è pertanto nessun vincolo di maggioranza e non ci sarà la nostra disponibilità a votarlo». Un po’ troppo burocratica come risposta si osserva; che conta il programma a cospetto di quel Nietsche definiva “l’arte e perizia da orafi della parola”! Il dialetto, come l’italiano, benché c’è chi malignamente sospetta che lo si conosca ancor meno del dialetto in quel dei palazzi romani, attraverso ogni peculiare parola intesse simbolicamente al suo interno i caratteri linguistici e culturali di un determinata e circoscritta zona del nostro Paese. I detrattori della proposta leghista osservano mitemente che lo stesso potrebbe dirsi, e benauguratamente farsi, con la lingua italiana, gloriosa vittoria di un popolo in guerra per l’unità e che nel compromesso di quelle tante diversità linguistiche è riuscito a coronare quel che nel Risorgimento, citato dal Gasparri, non si era ottenuto nella sostanza, ma solo nella mera forma di un solo Stato. Ovviamente a Bossi si rivolge anche l’opposizione, dalla quale emerge con tono sardonico il capogruppo alla Camera dell’Idv Massimo Donadi: « Regaleremo ai ministri leghisti un cd con l’inno nazionale, cosi’ anche loro potranno impararlo. Aggiungeremo anche un bel vocabolario d’italiano, in modo che la nostra lingua non rappresenti più un ostacolo».

L’Aquila a Ferragosto: Silvio Berlusconi in un tripudio di abbracci e foto ha portato a termine la sua ventesima visita delle zone terremotate dell’Aquila, dedicando alla popolazione colpita dal terremoto dello scorso 6 aprile il pomeriggio di Ferragosto. Oggi possiamo tirare le stime del successo di quelle tappe dell’aquilano; la prima ad Onna, ancora disabitata, ma il premier rassicura gli abitanti, dopo aver fatto un sopralluogo lui stesso nelle case prefabbricate in via di completamento, assicurando che verranno consegnate per il 15 settembre. sembra entusiasta mentre afferma “che difficilmente queste case verranno lasciate perché sono molto belle e saranno immerse nel verde”. Seguito da un corteo di giornalisti il Presidente del Consiglio mostra un opera quasi ultimata dedicata alla memoria di una giovane studentessa, perita in quella tragica giornata, che l’aveva progettata. Si tratta di un asilo e Silvio Berlusconi ci assicura “Intendiamo farle omaggio usando il progetto esattamente come lei lo ha disegnato”. Prima di congedarsi il capo del governo ha detto con sincera ammirazione ”Siete gente forte” e ”grazie a voi siamo avanti di 3 o 4 giorni rispetto al programma. Era logico che anche io venissi qui il giorno di Ferragosto anche per rispettare chi ha rinunciato ad un giorno di festa per solidarietà a chi e’ stato colpito dal terremoto”. La seconda tappa è stata Stiffe, frazione di San Demetrio, che dagli applausi si direbbero sicuri elettori del Popolo della Libertà, poi ancora è stato a Bazzano, Paganica ed altre piccole località abruzzesi.. Ed infine si e’ complimentato con le maestranze che a Cese di Preturo (L’Aquila) stanno portando a compimento le nuove costruzioni per i terremotati su piastre antisismiche “abbiamo fatto un bel miracolo all’italiana”. Durante l’intensa giornata di ieri il presidente del consiglio ha inoltre inaugurato la prima casa da consegnare, circa 80 metri quadrati, anche se il cantiere esterno e’ ancora aperto. ”Sono contentissimo, molto emozionato”, ha detto circondato da molti operai in turno di lavoro nonostante il ferragosto, molti di questi in fila per un autografo del premier, che anche in un caldo pomeriggio di agosto non si è tirato indietro. Ha firmato almeno una ventina di caschi scrivendo su ciascuno il nome dell’operaio e un grande grazie, e come da copione non si è fatto mancare lo sfizio di una battuta: ”Non ditelo ai sindacati comunisti che vi sono cosi’ simpatico”.

Pernottamenti e proteste sotto il cielo stellato del Colosseo: Le 7 guardie giurate dell’Istituto vigilanza dell’Urbe, che da venerdi’ pomeriggio, han fatto del anfiteatro Flavio un vero e proprio presidio, non intendono lasciare il terzo anello del monumento dove hanno passato già due notti per protestare contro il cambio di gestione dell’ente, trasformato in soggetto privato, e che perciò impone la modifica del loro contratto di lavoro, da pubblici dipendenti in lavoratori di un’azienda privata, con condizioni salariali e tutele più incerte. Scene da “colossal” hollywoodiano, se si permette, si sono verificate nel corso della notte scorsa quando uno dei sette, Giorgio 52 anni, ha avuto nuovamente dei problemi di respirazione. La dottoressa di guardia si è rifiutata di raggiungerlo ‘in quota’ 50 metri di storica altezza, così è dovuto intervenire l’autista dell’ autoambulanza del 118 che, salito a portare un respiratore con l’ossigeno per prestare soccorso, a causa di un malfunzionamento dell’apparecchio, si è visto costretto ad un paliativo; un ansiolitico che, secondo quanto viene riferito, è stato sufficiente a calmarlo e farlo dormire fino alle 5. Stamani sono stati rifocillati con cornetti, cappuccini, acqua e bustine di magnesio e potassio per affrontare la giornata che si preannuncia con temperature elevate. Di lasciare la presa del forte o di organizzare dei turni non se ne parla: “le forze dell’ordine ce lo impedirebbero e non possiamo permettercelo”.Il Campidoglio interviene per cercare di trovare una soluzione che fermi la protesta e l’assessore capitolino alle Attività produttive Davide Bordoni, che si è recato sotto al Colosseo e, informa il presidente del Libero Comitato Rdb, Marco Lucarelli ,«ci ha convocati domani alle 11 in Campidoglio». E l’invito è stato accolto in quanto come lo stesso Lucarelli asserisce «non rinunciamo al dialogo, ma non fermiamo la protesta e se la Prefettura è disposta ad aprire un Tavolo ma solo se scendono dal Colosseo, niente da fare». Lucarelli ricorda che il Tavolo «è già stato aperto a Palazzo Chigi nel marzo scorso ma il ministero della Difesa continua a defilarsi». Soddisfatti si dicono invece le guardie giurate «per la convocazione del Campidoglio», perchè «speriamo sia un inizio di interesse istituzionale» anche se «la questione si risolve solo a Palazzo Chigi, perchè si tratta di un ente nazionale. Non credo che sia possibile risolvere la questione a livello locale, ma se le istituzioni pensano di poter trovare sbocchi per i lavoratori, sono i benvenuti».

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom