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Afghanistan vicino alle elezioni presidenziali: attacchi kamikaze talebani

agosto 15, 2009 di Redazione 

Il Politico.it mantiene vigile lo sguardo sulla situazione afghana, di cui in queste settimane, attraverso i servizi della nostra Désirée Rosadi, vi abbiamo narrato il lento e progressivo degenerare della situazione. Con l’avvicinarsi delle presidenziali il clima si è fatto via via più teso, e non sono mancati episodi di vera e propria violenza. Ci accingiamo ora, a meno di una settimana dalla chiamata alle urne, a riportarvi la cronaca degli ultimi avvenimenti.

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Nella foto, una squadriglia di talebani

di Désirée ROSADI

La pace del nostro pianeta dipende – come abbiamo imparato dalla Guerra Fredda – dalla stabilità di pochi Paesi, e tra questi vi è l’Afghanistan. L’abbiamo scoperto negli anni Settanta, quando apparvero i mujaheddin, i quali invocando la “guerra santa” islamica ottenevano gli aiuti della CIA e dell’Arabia Saudita. Poi sono arrivati i talebani, nati come movimento politico e militare durante l’occupazione sovietica; dalla metà degli anni Novanta hanno governato su gran parte del territorio afghano, imponendo oltretutto una forte islamizzazione locale, legittimati dall’essere riusciti a fermare la violenza fra i gruppi di mujaheddin per la spartizione degli aiuti americani o sauditi o per il controllo di alcune regioni. Ma il regime dei talebani è durato poco: nel 2001, in seguito agli attacchi terroristici di New York, gli USA li incolparono di proteggere i responsabili della tragedia e iniziarono un’azione militare in Afghanistan, che dura ancora oggi e coinvolge anche il contingente italiano.

Dal dicembre del 2004 la massima carica dello Repubblica islamica dell’Afghanistan è ricoperta da Hamid Karzai, tra i primi a lavorare con gli americani per la deposizione dei talebani. Karzai, primo presidente del Paese, che però resta essenzialmente il “sindaco di Kabul”, dato che la possibilità di controllo governativo al di fuori della capitale è molto limitata. Le prossime elezioni saranno decisive per la comprensione della realtà afghana, alterata dall’intervento occidentale: il consenso verso il presidente filo americano sarà ancora forte, oppure le manovre terroristiche talebane avranno la meglio? Karzai si candida contro gli ex ministri delle Finanze e degli Esteri, Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani, ma è il presidente in carica a raccogliere la maggior parte dei consensi. Il problema, in ogni caso, consiste nel portare la popolazione alle urne.
La tensione, infatti, cresce sempre di più negli ultimi giorni. È di oggi la notizia di un ennesimo attentato kamikaze talebano davanti il quartier generale della Nato. I morti sono 7 morti e 91 i feriti, tutti civili afghani. Tuttavia, la forza internazionale in Afghanistan, sotto comando americano, ha diramato un comunicato in cui precisa che “numerosi membri dell’Isaf sono rimasti feriti”. Dal canto suo, il presidente Hamid Karzai disporrà di un cessate il fuoco per il 20 agosto, giorno delle elezioni, come dichiarato nel suo programma radiofonico settimanale, in cui ha invitato la popolazione a recarsi alle urne, dopo che i talebani hanno rivolto un chiaro appello alla popolazione a boicottare il voto.

Désirée ROSADI

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