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Iran: arresti e torture denunciati da Karoubi

agosto 15, 2009 di Redazione 

Questa mattina il Politico.it vi offre un aggiornamento di politica estera. La penna della nostra esperta di Medio Oriente ci parla infatti della grave situazione iraniana del post elezioni. Si susseguono gli arresti dei manifestanti che continuano a protestare contro i presunti brogli grazie ai quali Ahmadinejad avrebbe vinto le elezioni, e da più parti si rincorrono voci di pesanti trattamenti detentivi a cui sarebbero sottoposti. Leggiamo iniseme il contributo di Désirée Rosadi . 

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Nella foto, Mehdi Karoubi

di Désirée ROSADI

La tensione politica in Iran non si placa. Restano in carcere molti degli “oppositori” fermati durante gli scontri elettorali e, come c’era da aspettarsi, il trattamento riservato loro nelle carceri iraniane non è dei più ospitali. A denunciare maltrattamenti e torture avvenuti all’interno delle strutture di detenzione è Mehdi Karoubi, uno dei canditati nelle passate elezioni. Addirittura, Karoubi parlerebbe di morti in carcere, conseguentemente alle torture, accusa prontamente smentita dal governo iraniano. Il politico aveva già denunciato presunti stupri. Le ipotesi sarebbero confermate dalle dichiarazioni del procuratore generale dell’Iran, Ghorbanali Dorri Najafabadi, il quale nei giorni scorsi aveva riscontrato l’uso della tortura nei confronti di detenuti per le proteste contro Ajmedinejad. In particolare, ad essere sotto accusa è la prigione di Kahrizak, dove due detenuti sono deceduti e il direttore del penitenziario aveva spiegato che la morte era sopraggiunta per un virus.

Quelle rivolte al governo iraniano e alle forze di polizia sono certamente accuse gravi, che se dimostrate scatenerebbero un’ondata di denunce internazionali e una serie di provvedimenti contro l’Iran in tema di diritti umani. Provare disgusto e incredulità di fronte a questi episodi è naturale, così come è naturale e giusto denunciare le atrocità. Finire in carcere per essere torturati e stuprati soltanto per aver intonato un canto o aver urlato la propria disapprovazione nei confronti delle forze governative è assurdo, eppure non succede solo in Iran.

Ci sono un’infinità di altri casi come questi nel mondo, che magari non emergono o non ricevono la stessa attenzione perché, come si sa, non tutte le notizie “fanno notizia”. Nel democratico Egitto, ad esempio, è uso comune torturare i detenuti per estorcere una confessione, e i poliziotti sono temuti dalla popolazione perché spesso utilizzano arbitrariamente la loro divisa, compiendo addirittura violenza sulle donne. E come non ricordare gli episodi di Genova dell’estate del 2001, e le violenze compiute nella scuola Diaz. Basta guardarsi intorno per vedere quanto sia labile il confine tra il rispetto dei diritti umani e la violenza governativa, giustificata dal mantenimento dell’ordine pubblico. L’Iran potremmo essere noi.

DéSIRéE ROSADI

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