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Il ritratto del personaggio della settimana. L’austerità della Gelmini

agosto 14, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone puntualmente l’approfondimento del personaggio della settimana, descritto, come sempre, dal nostro vicedirettore. Questo venerdì ci viene infatti proposto il giovane Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini. Ancora una volta la scelta cade su un personaggio che divide gli italiani fra entusiasmi e sdegno, ma al di là delle critiche e del plauso  porta tutti noi ad interrogarci ed a valutare seriamente l’operato di questo governo. Un personaggio complicato, spesso equivocato per la formalità, per taluni eccessiva, con la quale ricopre il suo ruolo governativo, viene qui di seguito superbamente analizzato con la brillantezza e la sagacia alla quale Luca Lena ci ha abituato. Buona lettura!

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Maria Stella Gelmini illustrata da Pep Marchegiani. Le altre illustrazioni di Pep Marchegiani le trovate all’indirizzo http://www.facebook.com/album.php?page=1&aid=99866&id=98545761244#/pages/Pep-Marchegiani/98545761244

di Luca LENA

L’attuale Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini fa parte di quella schiera di giovani politici in cui spesso si spera nella pretesa di rinnovare il parlamento, finendo poi per criticarne l’operato evocando la mancanza di esperienza nel ricoprire ruoli con portafoglio. Una sorta di incoerenza popolare che si concentra nello specifico lavoro governativo: si punta il dito ammonitore verso ministeri poco avvezzi alle riforme, quando nell’opinione pubblica non è raro veder sorgere risentimento isterico nei confronti di un troppo attivo e pervicace attacco alle tradizioni. In questo senso il ministro Gelmini ha avuto coraggio nel destabilizzare l’ordinamento scolastico e alcuni principi cardine che regolano il falcidiato sistema universitario. Appena raccolto l’incarico da Silvio Berlusconi ha sconvolto l’assetto accademico italiano per lunghe settimane, innescando proteste, indignazioni, scioperi e tafferugli che in alcune circostanze hanno rischiato di deflagrare in episodi di estrema gravità. Davvero curioso se si inquadra la personalità di un ministro dall’aria rigida e accomodante allo stesso tempo. In molti l’hanno paragonata alla zelante maestrina di paese, ligia nell’asservire il proprio compito con la dovuta professionalità ma pronta a garantire un sorriso accondiscendente a chi tenti di inquadrarla al di fuori della cornice lavorativa. Giacché il Ministro Gelmini avverte così tanto la responsabilità di un ruolo governativo che dà l’impressione di non svestire mai l’abito parlamentare. La proverbiale inflessione mediatica che obbliga a mantenere un decoro rasserenante di fronte alle telecamere sembra essere l’amara medicina da ingoiare per non adombrare l’abbacinante e marmorea costruzione governativa, raccolta in sorrisi, fiducia e orgoglio lavorativo. Maria Stella Gelmini, in ogni caso, conosce bene i meccanismi politici, o meglio, quelli che Silvio Berlusconi ha esportato dal mondo imprenditoriale a partire dalla discesa in campo nel 1994. Da quella data in poi la Gelmini ha costantemente avvicinato il parlamento: dopo essersi laureata in Giurisprudenza è divenuta Presidente del consiglio comunale di Desenzano del Garda, nel 2006 viene eletta alla Camera dei Deputati dove partecipa alla commissione giustizia. Infine si è adoperata nel gruppo costitutivo del PDL, coordinando il lavoro di strutturazione del nuovo partito.
Nel 2008 ha accettato l’attuale Ministero con il quale si è fatta conoscere per una politica riformista che per alcuni aspetti ha rievocato un passato ormai sepolto. Dall’introduzione del maestro unico nella scuola primaria, con l’obiettivo di tagliare la spesa pubblica scolastica di 7,8 miliardi di euro, al voto in condotta nuovamente valido per la valutazione complessiva dell’alunno, fino alla ricomparsa dei voti in decimi. E ancora: la volontà di ritornare ai grembiuli nelle scuole elementari per evitare il rischio che alunni economicamente disagiati possano essere discriminati dai compagni, fino all’introduzione di materie scolastiche obbligatorie legate a sensibilizzare la conoscenza dell’educazione civica, dell’ambiente e del codice stradale. In molti si sono sentiti rassicurati da iniziative che richiamano ambientazioni classiche, sovente più accoglienti e rasserenanti delle novità destabilizzanti del rinnovamento tout court. E Maria Stella Gelmini ha preferito percorrere la strada di una retroattività giocata sui sentieri del futuro, un ritorno al vecchio regime come a voler spazzare via con un solo colpo di spugna le motivazioni liberali che un tempo portarono ad abbandonare canoni rigidi e in parte legati ad una società bigotta. Sarà forse per l’aria devota all’ordine ed al conformismo morale e tecnico che il ministro sembra essere ben vista negli ambienti di Comunione e Liberazione, se a questo si aggiunge l’atteggiamento manieristicamente controllato e la compostezza del parlato nell’assumere ferma predisposizione ad elencare una volontà irrefutabile. Alcuni ruoli, si sa, dovrebbero essere occupati da caratteri forti che spesso accettano di sacrificare il buon senso e l’apertura al dialogo per non veder ammutinata la ciurma di riferimento. Così è facile scorgere nel passato la via del cambiamento, dove l’innovazione è il ritorno ai vecchi fasti, che in realtà assumono maggior valore solo nella proiezione obliante del ricordo. Tutto deve essere preciso e ordinato, nel rispetto dei principi più sani che nella forma, piuttosto che nella sostanza, detengono la giustificazione di un fine. Così quando pochi giorni fa il Tar del Lazio ha sentenziato l’esclusione degli insegnanti di religione dallo scrutinio finale, qualcosa nelle levigate colonne portanti della Gelmini si è rotto. “Farò ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza” ha detto subito il Ministro dell’Istruzione, aggiungendo che con questo provvedimento si rischia di discriminare tutti i ragazzi che scelgono di seguire l’ora di religione, nonché di sminuire il ruolo degli stessi insegnanti. Non siamo dunque alle accuse di “bieco illuminismo” o di “sentenza pretestuosa” pronunciate dalla Chiesa, piuttosto si oltrepassa l’ingerenza teologica per raggiungere i terreni del moralismo e del buonismo etico in nome di valori antichi che sembrano non solo non poter essere soppressi ma nemmeno aggiornati alle concezioni laiche moderne. Il ministro Gelmini rimane dunque asserragliata dietro occhiali giovanili che però sceglie di portare con ricercata vetustà: un riflesso di età giovane dietro il comportamento maturo che associa raziocinio ed obiettività alle classicità sepolte dal dinamismo quotidiano. Questa costante immersione nell’austerità dogmatica di seguire un filone concettuale preconfezionato e, dunque, irremovibile si sposa bene con l’inclinazione ecclesiastica del proprio partito. A maggior ragione, in un momento delicato come questo, in cui il premier sembra far indispettire perfino i più alti scranni vaticani, la coerenza devota della Gelmini porta una boccata d’aria fresca tra le afose inquietudini estive di Berlusconi. Comunque la si voglia vedere, al centro dell’attenzione ci sono ancora tutte le donne del presidente, armi a doppio taglio di una difficile e imprevedibile legislatura.

LUCA LENA

Commenti

One Response to “Il ritratto del personaggio della settimana. L’austerità della Gelmini”

  1. annamaria g. on agosto 15th, 2009 13.54

    sono stata d’accordo in tutto il procedere della gelmini, nn con il ricorso al tar x la questione insegnanti di religione!…come insegnante ho visto e sentito cosa succede durante l’ora di “religione”!…ossia: casino confusione discorsi fuorilluogo e incompetenza assoluta riguardo un minimo di preparazione sul compito di un insegnante con la sua classe!…svariati docenti, ma stessa musica, artata unicamente ad essere condiscendenti con ragazzi cui interssa solo far “ricreazione” in quell”ora…
    quanto alla religione nella scuola, è cmque fuorilluogo, a mio giudizio!…
    e ki propone “storia delle religioni” nn ha la + pallida idea di cosa comporterebbe: a ki affidarla?…nn certo agli stessi insegnanti di “religione cattolica”, vista la nn competenza e il nn averne “titolo” legalmente riconosciuto…

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