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Diario Politico. Ennesima condanna per Aung San Suu Kyi. Obama: “Violati i principi universali dei diritti umani”

agosto 11, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone anche stasera il Diario Politico. La giornata di oggi è stata nuovamente monopolizzata dal dibattito sulle gabbie salariali che vede la proposta della Lega fortemente contrastata sia dall’opposizione che da una buona parte di maggioranza. Ma la notizia del giorno è senza dubbio l’ennesima condanna per Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana da anni vittima di continue condanne atte a bloccarne l’agire politico e di fatto neutralizzare il principale pericolo - l’avvento di una leader democratica molto amata - che il regime birmano abbia mai dovuto affrontare. Il contributo stasera è di Laura Liucci.

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Nella foto, il premio Nobel Aung San Suu Kyi

di Laura LIUCCI

Gabbie salariali. Anche oggi è la questione del reinserimento delle cosiddette “gabbie salariali” ad infuocare il dibattito politico italiano. La proposta della Lega di introdurre nuovamente differenziazioni salariali tra Nord e Sud in base al costo della vita e alla produttività ha, come è facilmente immaginabile, suscitato un turbine di proteste provenienti tanto dall’opposizione quanto dai sindacati, e spaccato di fatto in due la maggioranza tra favorevoli e contrari. Dopo l’appoggio di Berlusconi che si era detto favorevole a «legare i salari ai diversi livelli del costo della vita fra Sud e Nord» ritenendo tale misura rispondente a «criteri di razionalità economica e di giustizia», da più parti si sono levate voci di protesta verso una proposta che riporterebbe in vita un espediente abbandonato quarant’anni fa dopo dure lotte sindacali e ritenuto da molti una delle cause più recenti dell’aumento del divario tra Nord e Sud. Come dicevamo, mai come stavolta le critiche non hanno avuto colore o bandiere. Il segretario del Pd Franceschini si è detto stupito «che Berlusconi le rilanci. L’idea è vecchia e superata. Inoltre, si lascerebbero immutati gli stipendi del Nord mentre quelli del Sud diminuirebbero» aggiungendo che sarebbe «ingiusto parlare di costo della vita più basso quando i meridionali sono costretti a spendere di più per i figli perché i servizi sono scadenti. Ed è assurdo attrarre investimenti a danno dei lavoratori». Come era prevedibile aspre critiche alla proposta sono venute anche dal leader del Prc Paolo Ferrero. «Il problema dell’Italia è il livello dei salari, che nel corso degli ultimi anni sono diventati tra i più bassi di tutta Europa – ha dichiarato – la risposta ai problemi del Mezzogiorno e del paese è aumentare davvero i salari in modo generalizzato e non stabilire ulteriori sperequazioni tra nord e sud dell’Italia, che avrebbero il solo effetto di aiutare le imprese a tenere più bassi i salari». Dello stesso avviso anche il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Abbiamo gli stipendi più bassi del Continente» ha ricordato l’ex pm, aggiungendo che parlare di come ridurli invece che aumentarli è «il modo più demenziale per risolvere il problema. Se parlassimo di gabbie salariali all’Europa ci prenderebbero per scimmie da zoo». Aspre critiche alla proposta arrivano però anche dalla stessa maggioranza con le bocciature di Cicchitto e Gasparri, e persino del Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Nella maggioranza si cercano ora di smorzare i toni, possibilmente argomentando la proposta al fine di connotare la proposta in modo diverso. Non più gabbie salariali dunque, almeno nel nome. Per il Ministro Renato Brunetta la risposta alla crisi starebbe in un «federalismo contrattuale» ossia in una contrattazione decentrata appoggiata a incentivi fiscali, mentre per Maurizio Gasparri il governo punterà «alla flessibilità contrattuale che tenga conto della produttività e del costo della vita. Nessuna gabbia, quindi, che sarebbe ingiusta e discriminatoria e contro la quale ci opporremmo, ma l’individuazione di quegli strumenti di fiscalità di vantaggio che portino al Sud investimenti ed occupazione». Critiche e ferma condanna anche da parte dei principali sindacati, gli stessi che decenni fa hanno lottato duramente perché le gabbie salariali venissero abolite. «Riproporre le gabbie salariali è un’enorme sciocchezza – ha dichiarato oggi il segretario confederale della Cgil Agostino Megale – un ritorno agli anni Cinquanta di cui il Paese non ha certamente bisogno, che evidenzia le difficoltà del Presidente del Consiglio a tenere assieme la sua maggioranza» ricordando poi come i salari siano già di per sé più bassi al Sud che al Nord. Luigi Angeletti, leader della Uil, bocciando la proposta, ha posto poi l’accento sull’impossibilità fattuale di reintrodurre tale misura a causa delle difficoltà tecniche legate alla definizione dei differenziali retributivi in base alla zona.

Nuova condanna per Aung San Suu Kyi. E’ di stamane la notizia che la leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi è stata nuovamente condannata dal regime del suo Paese. Stavolta la ragione della sentenza è la violazione degli arresti domiciliari – regime in cui ha passato buona parte degli scorsi 18 anni – a cui era stata costretta dalla precedente condanna. Tre anni di lavori forzati commutati in 18 mesi agli arresti domiciliari per aver ricevuto ed ospitato in casa sua il 54enne statunitense John Yettaw, benché il suo status di detenuta le impedisse di ricevere visite. Peggio è andata Yettaw, condannato a ben 7 anni di lavori forzati per reati che vanno dall’immigrazione clandestina a violazione delle leggi sull’attività natatoria, e già entrato e uscito varie volte di prigione per problemi di salute legati al diabete che ne metterebbero seriamente a rischio la vita. Il nuovo arresto del premio Nobel per la Pace ha provocato l’indignazione dell’opinione pubblica di mezzo mondo. Dichiarazioni ufficiali e manifestazioni di sostegno son

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