Top

***L’opinione delle grandi firme***NASCE UN CASO: IL MIO di PAOLO GUZZANTI

agosto 11, 2009 di Redazione 

Vi proponiamo questo pomeriggio un interessante contributo di Paolo Guzzanti, che in questi giorni ha risposto e commentato più volte il putiferio di critiche e accuse mossegli dopo le sue dichiarazioni in merito alla questione “Berlusconi ed escort”. Guzzanti dalle pagine del suo blog non aveva risparmiato durissime parole contro il comportamento del premier, e contro quei giornali che – sosteneva – possedessero da tempo intercettazioni inequivocabili senza aver mai avuto il coraggio di pubblicare. Guzzanti analizza qui un articolo su di lui apparso sul L’Altro. Da non perdere.

Nella foto, Paolo Guzzanti

di Paolo GUZZANTI

Sotto il titolo “Il giocoliere incazzato” Rina Gagliardi scrive di me un “ritrattone”, tutto sommato benevolo e, con qualche presa di distanza d’obbligo, simpatizzante. E’ uscito su “l’Altro” dell’8 agosto e purtroppo ce l’ho solo in Pdf. L’articolo sostiene che io sono un personaggio pittoresco che insegue lo scoop e la sorpresa. Ciò mi ricorda la definizione che dà Giovan Battista Marino del poeta, con il verso “E’ del poeta il fin, la meraviglia”. E sembra che di me, in fondo, quel che resti sia il proposito di stupire. Cara Rina, grazie, ma non è vero. Lo so che è inutile lottare contro la forza schiacciante dell’immagine artificiale che ci sovrasta come un ologramma, ma io non mi propongo affatto di stupire. Mi propongo di lasciare il mondo in condizioni meno schifose di quelle in cui l’ho trovato, per citare il vecchio Baden Powell

Mi propongo semmai di sparigliare, questo sì: non essere necessariamente dove tutti i benpensanti e i conformisti mi immaginerebbero, ma questo è un altro discorso. Rina ha pronta una spiegazione anche psicoanalitica: sostiene che io ho un padre pesante, Elio Guzzanti (ha compito oggi 89 anni) che sul piano politico mi ha fregato perché è stato ministro della Sanità con Dini. E che ho cinque figli di cui i tre maggiori – Sabina Corrado e Caterina – mi hanno surclassato come attori, anche se riconosce che come attore me la cavo.

Ciò avrebbe provocato in me una sorta di complesso edipico capriato e rovesciato con la supercazzola a sinistra, ma anche a destra, se il prete esce dal parcheggio. La psicanalisi, lo dice un lungodegente freudiano come me, non andrebbe mai fatta a tavolino, ma solo nei luoghi e con strumenti appropriati. Così, si dà il caso che mio padre fosse un ingegnere, professore universitario di Tecnica ed economia dei trasporti, che si chiamava Corrado come mio figlio. Elio, mio zio, è suo fratello, con cui non ho mai avuto molto a che fare anche se lo amo, e che come tecnico entrò nel governo dei tecnici di Dini, per dire, come il generale Corcione entrò come ministro della Difesa.

Io non avevo allora e non ho oggi ambizioni politiche nel senso del cursus honorum. Nessuno di noi Guzzanti ce l’ha, sia detto con una punta d’orgoglio familiare, visto che siamo tutti tipi strani, diversi, un po’ geniali e indipendenti. Il mio bisnonno Corrado è stato il primo sismologo italiano autodidatta di fisica in Sicilia, mio padre uno scienziato di metropolitane, i miei figli lo sapete, il mio nonno materno un intellettuale redattore capo della Nuova Antologia ammazzato nel 1921 e l’elenco potrebbe continuare con una bella collezione di gente inusuale. L’idea che io abbia figli “ingombranti”, poi, mi fa ridere. Quando erano adolescenti tutti mi avvertivano che avrebbero sofferto molto per il fatto che avevano un padre “ingombrante”. Ora dovrei essere io a sentirmi ingombrato.

No, nessun ingombro. Ma è un dato di fatto che sono nato, come dire, prima io. Tutto il web ribolle, spurga, ejetta fantasie torbide e ridicole sui rapporti, superficiali e profondi fra me e i miei figli e questo costituisce un frammento di ritratto dell’Italia. Rina inoltre dice che io e Berlusconi ormai abbiamo in comune solo il fatto che entrambi abbiamo cinque figli. Errore veniale: io a 66 anni ho avuto il sesto Liam Lexington.

Posso aprire una parentesi? Su Google ho visto che vengo molto preso per il culo per i nomi che ho dato ai miei ultimi tre figli: Liv Liberty, Lars Lincoln e Liam Lexington. Tutti e tre hanno la doppia cittadinanza italiana e americana e, in omaggio alle origini svedesi-irlandesi di mia moglie, il primo nome è svedese (Liv e Lars) o irlandese (Liam, che è anche ebraico). Il loro secondo nome è americano (Liberty, Lincoln e Lexington) per bilanciare il cognome che è italiano. Qualcuno potrebbe giustamente chiedersi che ce ne frega e avrebbe ragione, ma lo dico solo perché negli ultimi tempi nelle chat e sui patiboli del web, anche questo mi sono sentito rimproverare con violenza e disprezzo rabbioso, sia da imbecilli di destra che di sinistra: i nomi “assurdi” e “demenziali” che avrei dato ai miei figli. Fine della parentesi.

Dunque per Rina Gagliardi, e per chissà quanti, sarei un “giocoliere incazzato”, citando Osborne di “Ricorda con rabbia”. Anche qui ci sarebbe da correggere: io non sono incazzato, ma moralmente indignato. E’ un po’ diverso. Scrive Rina che, diventato vicesegretario (non vicepresidente) del Pli mi sarei dedicato a “rovinare l’uomo di Arcore”. Questo è quel che si legge su questo blog, ma accade molto saltuariamente: ogni tanto arriva qualcuno su “Rivoluzione Itaiana” e dà l’allarme: Guzzanti vomita alle parole di Berlusconi su Putin! Guzzanti parla di “mignottocrazia”! Guzzanti dice che Berlusconi con le donne è un porco! Guzzanti pensa che Napolitano ha cercato di arginare uno scandalo facendo moral suasion sui giornali!

Di qui, sostiene Rina, un bivio si para di fronte a noi: quest’uomo (io) è un pazzo (tesi molto accreditata) o un puro (donchisciottesco, ingenuo, un po’ bambalone) idealista. Né l’uno né l’altro, sfugge Rina: Guzzanti, io, è un “giocoliere”. E spiega: “Uno che gioca, da sempre, con la vita, il lavoro, il giornalismo, la politica – e lo fa con maledetta serietà”. Poi Rina mi rende omaggio per certi articoli divertenti che io ho dimenticato e altre abilità istrioniche in cui facilmente mi conosco e riconosco.

E poi, dopo un lungo socialismo di sinistra manciniano (ma direi anche lombardiano) un bel giorno impazzisco, vado al “Giornale” folgorato (e te pareva) sulla via di Damasco da Berlusconi, comincio “a sparare ogni giorno tutto ciò che di più reazionario si può immaginare – e scrivere”. E qui, cara Rina, sta il guaio, il problema che non riguarda me ma tutta quella sinistra di cui ti senti rappresentante: io non scrivevo affatto cose reazionarie, ma liberali. Estremamente, radicalmente liberali. E anche neocon come fiumi di gente ex di sinistra.

Uno che mi somiglia? Vargas Llosa: leggete (o rileggete) “El manual del perfecto idiota latinoamericano”, che alle Frattocchie dovrebbero adottare come libro di testo. Sono e resto un fanatico delle rivoluzioni calviniste, della Rivoluzione inglese del 1688, della Rivoluzione americana, della Rivoluzione francese, prima parte, Robespierre escluso e odio, detesto, aborro, vomito sul colpo di Stato militare bolscevico contro la nascente democrazia russa, pomposamente spacciato per Rivoluzione d’Ottobre.

Odio Lenin, non penso che Stalin fosse pazzo affatto, detesto più di tutti Gorbaciov, uno dei più grandi venditori di tappeti del Kgb di ogni tempo, ho adorato e adoro Ronald Reagan senza per questo far torto alla lady di ferro: tutti i mostri di fronte ai quali la sinistra cieca, disorientata, incapace di studiare e di capire, frigge, sfugge, lancia anatemi come le seppie lanciano il loro inchiostro. Sono un revisionista: tutta la storia va continuamene revisionata con i nuovi documenti e le nuove testimonianze e le nuove analisi. Il revisionismo cerca la verità ed è perciò “di sinistra”. La storia impacchettata ideologicamente dal Pci e succursali è reazionaria, come reazionario è il Pci nella sua incapacità di capire in tempo il nuovo e anticiparlo. La colpa dei comunisti è stata di non aver capito un cazzo di quel che persino io invece vedevo benissimo e invece di anticiparlo, non hanno fatto che resistergli. Resistere alla storia. Reagire al progresso, essere reazionari.

Rina Gagliardi sviluppa quindi la teoria familistica: io sarei un giocoliere incazzato per figli, mogli, madri, zii, padri e nel complesso “in una vena (forte) di follia) e di esibizionismo” che “sta nella saga familiare, piuttosto che nei singoli rampolli”. E qui un po’ ci azzecca. Vedo anche Liv, Lars e Liam inesorabilmente protesi verso la follia di famiglia e sono pronto a scommettere che la saga non finirà con la mia fine.

Esaurite le questioni familiari si torna alla politica e lì, mi dispiace, Rina seguita a nascondere la mia “follia” nel senso forse di Thomas More e di Erasmo, nutrendo la teoria dell’ “esagerazione” per assolvermi in fondo sostenendo che questa orgia di eccesso, di scoopismo, di familismo anomalo soverchiante, spiegherebbe ciò che altrimenti resterebbe inspiegabile: perché sono stato per tanti anni, e con il coltello fra i denti, dalla parte di Berlusconi.

In fondo Rina dice: Vabbè, quando uno è matto, è matto, abbiamo visto perché è matto e dunque riprendiamocelo perché in fondo come matto è stravagante e simpatico, il che – osservo io –è gratificante e carino. Ma è falso. Ahimé, non ero matto prima, non sono stato matto dopo. Vivo, da sempre una vita antisociale, nessuno mi ha mai visto a casa o alla festa di nessuno, leggo libri a tonnellate da quando – tre anni fa in seguito alla vergogna mediatica sulla Mitrokhin – spensi per sempre l’elettrodomestico che si chiama televisione e sono tornato a tempo pieno in biblioteca.

Persino le mie “imitazioni” sono in realtà delle trasfigurazioni, degli impossessamenti delle persone, delle riproduzioni di Dna grottesco, perché mi piace irridere, non avere alcun rispetto per nessuno (ma ce l’ho per le Istituzioni, per il mio Paese e per quella che potremmo definire sommariamente la cultura): ciò che forse a sinistra è più difficile da capire perché da quelle parti il beau geste fine a se stesso non ha senso e lo stile – quando c’è – è sempre subordinato a un fine, di norma sordido. La vita disinteressata, il divertimento che si giustifica da solo, l’eleganza come salvezza puzzano di aristocratico, di decadente, di giudizio di valore, insomma di civiltà. Forse those people tengono troppo alla vita, e per questo ridono poco e soltanto previa segnalazione di “Repubblica”.

Ed ecco che Rina Gagliardi, componendo un piacevole “ritratto di giocoliere con famiglia”, ha in fondo motivato la ragion d’essere di un articolo che non voleva essere solo di colore: Guzzanti appartiene a una categoria di matti, spesso simpatici ma talvolta insopportabili. Se lo acciuffi quando passa dalla tua parte, po’ tornare persino utile. E se se ne va, potrai sempre dire che la sua pazzia era nota.

Rina, io vorrei, seriamente, che tu ti chiedessi come mai “Il mio agente Sasha” (editore Alilberti) che vende bene malgrado crisi e caldo) non ha trovato nessuno che lo recensisse: eppure è un libro del famoso uomo del giorno Guzzanti con tutta la (sua) verità sulla Mitrokhin, Scaramella, Berlusconi, Putin eccetera. Dovrebbe essere un pezzo facile. Uno lo legge, e lo smonta rilevando quanto sia falso, inaccurato, incompleto, reticente, manipolato, puoi dire tutto quello che vuoi.

Invece? Tutti zitti e mosca. Quando io e Scaramella eravamo nella massima bufera su tutti i giornali italiani, io indissi una conferenza stampa al Senato (se non ricordo male era il 22 novembre 2006) dove i D’Avanzo, i Travaglio, i Bonini, tutti coloro che ci avevano scudisciato e torturato, insultato, cosparso di pece e di piume, potevano venire a mostrarsi e battersi per la verità davanti alle telecamere.

Invece, non uno si fece vivo. I giornalisti italiani scapparono tutti. Vili. Codardi. Venne la Bbc, la Cnn, Sky e alla fine parlammo solo inglese. Vogliamo affrontare questa questione non come un dettaglio? Vogliamo vedere chi è pazzo, chi è un giocoliere e perché è incazzato?

Vogliamo vedere se uno si incazza perché è un matto bizzarro o perché si sente investito del ruolo istituzionale ed è un patriota del Parlamento? Smettiamola con le imitazioni di Guzzanti (che pure mi vengono benissimo), il Guzzanti inspiegabile se non come macchietta.

Parliamo di fatti, storia, ideologia, della roba tosta, niente da ridere. E di coerenza.

Scusami il tono burbanzoso del finaletto che tuttavia, cara Rina, non mi esime dal ringraziarti di un articolo delizioso, che mi ha fatto molto diverire e che mi ha offerto il pretesto di allargare il gioco, come mi sono sforzato di fare con questa risposta. Larga la strada, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia.

PAOLO GUZZANTI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom