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Diario Politico. I sindacati contro la proposta delle “gabbie salariali”. E Berlusconi la rilancia.

agosto 10, 2009 di Redazione 

La nota giornaliera “Il Politico.it”, la più autorevole, la più informata. Oggi Carmine Finelli ci porta all’interno del dibattito sulle gabbie salariali. L’idea della Lega di ancorare gli stipendi al costo della vita trova in disaccordo molti esponenti della maggioranza e dell’opposizione, ma soprattutto i sindacati in formazione compatta riufiutano la proposta. Il Premier Silvio Berlusconi, invece, rilancia l’attuazione di un ancoraggio degli stipendi ai livelli di inflazione. Intanto il Ministro della Difesa Iganzio La Russa in una intervista al Corriere della Sera speiga quali saranno i nuovi mezzi che coadiuveranno le truppe impegante enlle missioni all’estero. Sentiamo il racconto. Buona Lettura.

Nella foto Guglielmo Epifani

di Carmine Finelli

Nella settimana di Ferragosto, tradizionalmente la più calda dell’anno, si alza anche la temperatura dello scontro politico. Dopo il raffreddamento degli scontri dovuto alla pausa estiva, ecco spuntare di nuovo un infuocato argomento su dire la propria. Questa volta si tratta delle cosiddette gabbie salariali. L’idea di fondo, proposta dal Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli (che pi ha ritratto), accolte da Umberto Bossi, Ministro per le Riforme e in parte accolte anche dal premier Silvio Berlusconi, è quella di ancorare li stipendi al costo della vita. L’intenzione leghista provoca qualche malumore tra la maggioranza di governo e tra l’opposizione. A farsi sentire però sono i sindacati. La CGIL si dice “contrarissima, perché con la reintroduzione delle gabbie salariali i lavoratori pagherebbero la debolezza del Paese. “Il lavoro è uguale e dunque deve essere pagato ugualmente in Italia ovunque” dice la segretaria confederale Morena Piccinnini.Che poi aggiunge: “Riguardo al Mezzogiorno, bisogna considerare di più e meglio quel lavoro che invece oggi è profondamente sottovalutato da tutto il sistema delle imprese che scaricano sui lavoratori la loro debolezza in termini di progettazione e capacità di stare sul mercato”. Contrario anche il segretario della UIL Luigi Angeletti. Secondo il leader sindacale, “le gabbie salariali sono una stupidaggine non condivisa da nessun imprenditore né dalle loro associazioni. Un’idea che si applicava in Italia e in Urss negli anni ’50: due esperienze che si sono estinte negli anni ’90 positivamente nel nostro Paese e in ben altro modo nell’Unione sovietica. Nessuno riesce a dire come potrebbero essere applicate”. Da rifiutare per Angeletti anche leventalità di una scala mobile a doppia velocità. “È anche questa una stupidaggine perché il salario e le retribuzioni compensano il lavoro come si fa e non dove si fa. Non c’è nessun imprenditore italiano o associazione di imprese favorevole a un’idea del genere e un motivo, evidentemente, ci sarà” dichaira ancora il segretario della UIL. Anche Raffaele Bonanni segretario CISL non ha parole di apprezzamento per la proposta. “Se pensassimo davvero di stabilire i salari per legge sarebbe un ritorno all’Unione sovietica, scavalcando le parti sociali proprio dopo aver definito il nuovo impianto contrattuale che dà forza alla contrattazione locale e aziendale. Non è una proposta seria». Per il segretario generale dell’UGL, Renata Polverini, le gabbie salariali “sono un errore, servirebbero solo a penalizzare ulteriormente il Sud”. Di avviso totalmente opposto è il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi. Le gabbie salariali, a detta di Bortolussi, esistono già perché i lavoratori del Nord guadagnano mediamente il 30% in più dei colleghi del Sud. “Se venissero reintrodotte per legge – afferma – avvantaggerebbero i lavoratori meridionali. Infatti, se teniamo conto che la Banca d’Italia ha dichiarato nei giorni scorsi che il costo della vita è del 16% circa superiore al Nord rispetto al Sud, l’introduzione delle gabbie salariali dovrebbe, quindi, far recuperare ai lavoratori dipendenti del Mezzogiorno un differenziale oggi esistente con quelli del Nord di circa 14 punti dato dalla differenza tra i maggiori livelli medi salariali e il maggior costo della vita presenti nel settentrione”. Il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, afferma invece che “il termine gabbie salariali va tolto dal dibattito perché ingenera equivoci e giustamente si presta a polemiche. Il programma per il Sud che stiamo mettendo a punto – aggiunge – deve lasciare spazio alla flessibilità contrattuale, affinché si tenga conto dei livelli di produttività e del costo della vita”. Per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, “più di qualcuno, nell’opposizione, fa finta di non capire, ed evoca il fantasma delle gabbie salariali, cioè di differenze salariali stabilite per legge. Non è questo il modello perseguito dal Governo, dalla maggioranza e da Silvio Berlusconi, che invece da mesi (si pensi all’accordo siglato all’inizio dell’anno per la riforma dei contratti) indicano un percorso diverso: quello di un progressivo superamento del contratto nazionale (modello obsoleto, difficile da rinnovare, con trattative estenuanti e attese inaccettabili per milioni di lavoratori) a beneficio di contratti più legati al territorio e all’azienda, e con un forte rapporto tra aumenti salariali e produttività”. Contrari alle gabie salariali sono anche il Ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi e il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola. Per il primo non sembra che “Berlusconi faccia riferimento alle gabbie salariali alle quali rimaniamo contrari. Piuttosto, il presidente del Consiglio sta pensando a un tipo di contrattazioni regionali per incoraggiare investimenti nel Sud e favorire una nuova stagione di ripresa imprenditoriale del Meridione”. Secondo Scajola c’è da ribadire un secco “No alle gabbie salariali se queste sono intese come una discriminazione nei confronti del Sud d’Italia. Sì ad una contrattazione che tenga presente la produttività e la vicinanza al territorio dello stipendio delle persone”.
Anche l’opp

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