Top

Congresso di Fatah. Rieletto Abu Mazen alla guida del movimento

agosto 9, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è sempre molto attento agli avvenimenti più importanti dal resto del mondo. E’ per questo che oggi in apertura vi propone un articolo di Désirée Rosadi, la nostra esperta di Medio Oriente, sul nuovo congresso di Fatah, l’organizzazione facente parte dell’OLP nata per volontà di Arafat nel 1959, e sulla conseguente rielezione di Abu Mazen alal sua guida. Ma leggiamo meglio.

 

-

Nella foto, Abu Mazen

di Désirée ROSADI

Il quattro agosto si è aperto a Betlemme il sesto congresso di Fatah, organizzazione facente parte dell’OLP, nata per volontà di Yasser Arafat nel 1959. Fino al 2006 è stata il maggior raggruppamento palestinese, fino alle fatidiche elezioni che hanno decretato la vittoria di Hamas, organizzazione radicale islamica che gode di notevole popolarità già a partire dalla seconda metà degli anni Novanta. Tuttavia, al-Fatah continua a godere dell’appoggio dei giovani cresciuti nei campi profughi, per la maggior parte, dei finanziamenti dei palestinesi emigrati nel Golfo Persico e della solidarietà di quasi tutti i politici arabi. E quella con Hamas si è rivelato un rapporto molto difficoltoso: soltanto nel 2009, con l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, il braccio armato di Fatah si è schierato con Hamas per gestire le operazioni interne, e il caso aveva lasciato sperare in un proseguimento della collaborazione. Eppure restano molte criticità, come il netto rifiuto di Hamas di riconoscere lo Stato d’Israele.

A essere eletto alla guida di Fatah è Abu Mazen, presidente dell’ANP dal 2004, alla morte di Arafat. Per l’occasione oltre 2000 delegati sono giunti nei Territori da molti Paesi arabi; assenti, invece, molti dei delegati di Gaza, bloccati dal divieto imposto da Hamas di raggiungere la Cisgiordania. Nel suo discorso precedente la votazione, Mazen ha denunciato la corruzione dei leader di Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, assicurando alla popolazione di quell’area dilaniata dall’ultimo conflitto che “non permetteremo ad Hamas di distruggere l’unità del popolo palestinese”. Una dura presa di posizione contro il governo di Hamas, che esclude la via terroristica della lotta alla liberazione e all’indipendenza della Palestina.

La conferenza è stata interrotta da molti “imprevisti”, primo fra tutti il suo prolungamento di due o tre giorni a causa delle lotte interne fra i delegati. Molte sono state le discussioni sul modo in cui votare per il comitato centrale e il consiglio governativo e alcuni delegati riformisti hanno abbandonato l’aula accusando il presidente Abu Mazen di aver manipolato la scelta dei delegati a suo favore. Le accuse sono rivolte soprattutto dai giovani membri, i quali si sentono emarginati dalla vecchia guardia e dal loro sistema di interessi sedimentati: molti delegati, infatti, hanno chiesto la pubblicazione di un rapporto sull’utilizzo dei fondi del partito negli ultimi venti anni. Gli scontri non si sono limitati al congresso: due membri delle forze di sicurezza presidenziali appartenenti a Mazen sono stati feriti durante uno scontro a fuoco con una forza di intelligence dell’Anp, dopo che membri della sicurezza hanno cercato di impedire agli agenti di entrare con le loro auto in un’area protetta, dove si stava svolgendo l’evento.

La piega presa dall’atteso congresso non prelude, purtroppo al suo successo. Le divisioni interne a Fatah tra vecchi e giovani riformisti, la tensione che esplode in scontri a fuoco, i contrattempi, sono sintomo delle difficoltà che dovranno affrontare i Territori, già separati tra l’area sottoposta ad Hamas e la Cisgiordania. Valgono poco le rassicurazioni di pace e di rifiuto della lotta armata, non totalmente emerso dagli incontri, che rabboniscono gli animi degli arabi moderati e di Israele. La mancanza di trasparenza nel gruppo dirigente stesso può compromettere la stabilità di Fatah.

DéSIRéE ROSADI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom