Top

Il ritratto del personaggio della settimana. L’AVVOCATO-POLITICO NICCOLO’ GHEDINI di LUCA LENA

agosto 7, 2009 di Redazione 

Anche questa settimana è arrivato il momento del ritratto che il nostro giornale offre ai propri lettori di uno dei personaggi politici italiani del momento. Quest’oggi la penna di Luca Lena si è soffermata a descrivere e analizzare con competenza la figura di Niccolò Ghedini, avvocato personale del premier Silvio Berlusconi e onorevole del Pdl. Il contributo offre come sempre una panoramica a 360° del personaggio, il cui agire pubblico e politico viene scandagliato con il consueto acume dell’autore. Da non perdere!

 

 

 

-

Niccolò Ghedini illustrato da Pep Marchegiani. Le altre illustrazioni di Pep Marchegiani le trovate all’indirizzo http://www.facebook.com/album.php?page=1&aid=99866&id=98545761244#/pages/Pep-Marchegiani/98545761244

di Luca LENA

Nell’estenuante conflitto tra chi ritiene i fatti privati alieni da qualsivoglia sovrapposizione pubblica e chi invece assecondi una confluenza inevitabile tra le due correnti, l’ambientazione politica è probabilmente il palcoscenico più affamato di verità in questo senso. Le verità che si trasformano in moralismi di bassa lega, che in realtà proteggono vizi e abitudini poco avvezzi alla figura del cosiddetto buon padre di famiglia. Ed è qui che gli scandali sessuali di Berlusconi tentano disperatamente di trovare una valvola di sfogo nella duplice visione etica e giuridica. Proprio come ricorda in questi giorni la figlia Barbara, ribadendo l’impossibilità per i politici di distinguere tra il pubblico ed il privato. La delicata biforcazione contestuale sembra essere stata consegnata tra le mani dell’avvocato Niccolò Ghedini. Lo scudiero dalla saggezza spietata e partigiana, promosso politico per disperdere in petali le carte penali ai piedi del Cavaliere, onorando il ruolo non certo verso un semplice assistito, bensì in favore di un amico intimo verso cui prodigarsi incondizionatamente. Perché in fin di conti i più stretti collaboratori del Presidente del Consiglio hanno in comune una vicinanza umana che anticipa qualsiasi contributo professionale. Così come Bondi, Ghedini è uno dei pochi prescelti a circumnavigare le residenze del Cavaliere ed a meritare la confidenza necessaria per considerarsi nella cerchia familiare di Berlusconi. Un po’ come lo stalliere di Arcore o il cantastorie Apicella. Ma a differenza di altri intoccabili della scuderia governativa, Ghedini non ama gingillarsi tra le mura del castello, limitandosi alle frequenti elegie di stima verso il padrone. L’avvocato-politico è ormai l’esploratore effigiato dal PDL nella strenua difesa delle proprie roccaforti. Un mandriano spedito in avanscoperta, protetto dai velli innocui del proprio gregge, mimetizzato tra le coltri scialbe della cultura politica, ma pronto a svelarsi nella rettitudine alabardata del politico, che innalza il sigillo di appartenenza, chiamato a nascondere dietro gli scudi l’onore e la dignità del feudatario padrone. Così è facile scorgerlo tra le scomode poltrone di talk-show politici, impassibile nei silenzi denigratori, malcelati dalle mezze lune di occhi esausti nella piena consapevolezza della propria ragione. Una ragione mai intercambiabile se non con acrobatiche rettifiche che, smentendo la frase precedente, ammettano una verità ulteriore utile a scardinare l’intero impianto iniziale. Nella dialettica di Ghedini, insomma, il lavoro di preparazione è fondamentale. Dietro le carte, dietro ai numeri, dietro ai fatti, si nasconde la profanazione di ogni libera interpretazione personale, suggellata da una capacità oratoria sempre più convincente al salire del tono e della rapidità di esposizione. Come dire: la verità è l’ovvietà più semplice; che poi lasci strada a facili antinomie o vacue contraddizioni non è così importante finché dalla parte opposta non c’è qualcuno che se ne accorga e non ribatta per le rime. Irrinunciabile il riferimento al fotografo Zappadu: “Non è casuale che il suo avvocato sia eurodeputato dell’IDV. Una doppia veste di politico e avvocato che non si dovrebbe confondere”. In fin dei conti la verità non è più oggettiva, ma semplicemente di chi ne sa ricostruire una versione migliore con il materiale grezzo delle parole. E Ghedini in questo è maestro. Con le parole si può ricostruire un tema, quasi se ne santifica la logica ancor prima di stabilirne la veridicità. Più arzigogolata apparirà la realtà da ingarbugliare, più il sofisma sfiorerà l’empireo. Inoltre la sua fisicità oblunga, supportata da tratti caratteriali che in molti, scherzosamente, riconducono ad un cartone animato, le fisime negli approcci, nella gestualità e le ripetizioni nell’uso di alcuni celebri intercalari, ne hanno fatto un personaggio appetibile per le più svariate parodie anche se, paradossalmente, sarebbe difficile riuscire a storpiare l’eccesso caricaturale che Ghedini mostra di possedere innatamente. Oltre le peculiarità politiche e le assorbite attitudini forensi, oggi l’avvocato di Berlusconi nasconde la coattiva propensione a difendere più se stesso che il suo principale cliente. Deve aver sudato freddo quando il Lodo Alfano si è imposto tra lui e le floride mensilità che d’un tratto ha visto sfaldarsi di fronte alla promulgazione di un concorrente che otteneva i suoi stessi risultati senza neanche un’arringa. Lui un po’ sconcertato, ma senza voler tradire uno sgomento incipiente, si è affrettato a mettere le mani avanti: “Anche senza il Lodo Alfano vinceremmo comunque in aula”. Lasciandosi poi andare ad uno di quei brevi ed insoliti sorrisi che scaturiscono in realtà dallo sforzo di averne dovuto accennare uno. Berlusconi deve aver intuito lo sconcerto dissimulato dell’avvocato, ed è in quel periodo che ha ampliato il suo raggio d’azione fino agli studi televisivi, scoprendolo fervido battagliero a fianco di navigati politici. Ma d’altronde Ghedini può forgiarsi del distintivo a due facce: da un lato politico, dall’altro avvocato, presentandosi nella duplice veste che garantisce il fazioso orgoglio del parlamentare e le impassibili contorsioni dell’arte retorica. Così quando ha dovuto esporsi sulla vicenda D’Addario, il siparietto iniziale con l’immancabile negazione dei fatti ha retto per un po’ di tempo, in breve rimpiazzato da una smentita mascherata dall’eventualità, dall’ipotesi a cui si concede una stilla di veridicità, come volendosi prostrare di fronte al dubbio con l’amara ironia di chi sente sfuggire la sicurezza iniziale. Ed il lavoro è divenuto ancor più faticoso nel momento in cui celare l’accaduto sarebbe stato più deleterio che immolarsi in un ulteriore gioco di parole. E’ qui che l’amico fidato Ghedini ha commesso un passo falso, proclamando Berlusconi “utilizzatore finale”, nell’improvvido tentativo di dimostrarne la buonafede. Ma il Cavaliere ha compreso l’errore di gioventù, lo stesso che si commette per troppo affetto e stima, quando il doveroso obbligo ci chiama a metter da parte ogni altra valutazione accessoria. E di certo Ghedini non crollerà su defaillance come questa. Ligio e prono ad asservire il Cavaliere non dimentica la propria indipendenza professionale, ed è questo che più lo distingue dagli altri berluscones. La serietà zelante, a tratti astiosa e fortemente polemica, si scaglia soprattutto con chi mette in dubbio la moralità nell’essere avvocato e deputato allo stesso tempo. La strenua difesa al Presidente del Consiglio sembra sia la causa e l’effetto di un ruolo che non potrebbe resistere se non scegliesse di rappresentarsi con amichevole distacco in ogni sua determinazione professionale. Un artista alla corte del mecenate, insomma, invischiato tra il mellifluo piacere di lavorare per un amico e la mercenaria devianza del proprio lavoro.

LUCA LENA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom