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IL NEOSEGRETARIO GENERALE DELL’ALLEANZA ATLANTICA E LA MISSIONE AFGHANA

agosto 5, 2009 di Redazione 

Il Politico.it, giornale della politica italiana, non trascura quanto avviene al di là dei nostri confini. In queste settimane ci siamo spesso soffermati sulla questione afgana, sulle tensioni che si registrano nel Paese e purtroppo, abbiamo anche dovuto darvi notizia degli attentati che si sono susseguiti in un’escalation, che sembra non essersi ancora arrestata. La campagna elettorale, che si concluderà il 20 agosto, ha scatenato la reazione dei talebani e la Nato, per mezzo del suo neo eletto segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, ha voluto ribadire la prioritaria importanza che verrà dedicata alla guerra in Afghanistan. Il servizio, di Ginevra Baffigo.Nella foto, Anders Fogh Rasmussen parla alle truppe di stanza in Afghanistan

di Ginevra BAFFIGO

L’Afghanistan in questi giorni d’agosto è al centro delle attenzioni della politica internazionale. Di ora in ora ci si avvicina sempre più all’apertura delle urne, le quali il 20 agosto accoglieranno i cittadini afghani chiamati a scegliere il nuovo Presidente. La vigilia di queste presidenziali però, lo sappiamo bene, si è caratterizzata per il clima di odio ed i ripetuti attentati che in queste settimane hanno macchiato di sangue le colonne della cronaca dei maggiori quotidiani del mondo. In questo quadro si colloca, e va perciò ermeneuticamente interpretata, la visita a “sorpresa” del neo eletto segretario generale dell’Alleanza Atlantica, il danese Anders Fogh Rasmussen. A due giorni dall’investitura, l’ex primo ministro danese, lasciata alle spalle quella sua battaglia contro la censura delle vignette caricaturali su Maometto e sull’Islam, è oggi arrivato a Kabul e rispetto a quel non così lontano episodio chiosa semplicemente “è un elemento del passato” ed ora è “tempo di guardare avanti” nelle relazioni con il mondo islamico. Malgrado il nuovo atteggiamento possa rasserenare gli animi di molti nella memoria della Turchia il passato di Rasmussen rimane ben impresso, questa infatti si è opposta con forza in un primo momento alla sua nomina e di certo non distoglierà lo sguardo dall’operato del nuovo leader della NATO. Rasmussen, forse non a caso, già lunedì, nel corso della sua prima conferenza stampa tenutasi a Bruxelles, la prima nelle vesti di responsabile politico dei 64.500 soldati del contingente Isaf, ha voluto ribadire l’importanza che la Nato intende dare alla guerra contro i talebani afghani; si dovrà puntare anzitutto sul dialogo possibile «nel nome della riconciliazione afghana». Ma, confessa lo stesso, «non posso neanche immaginare accordi con chi ci colpisce». “La Nato- ha asserito- è un’alleanza militare forte e abbiamo bisogno di uno sforzo militare forte in Afghanistan, ma per ottenere la pace e conquistare i cuori e le menti, dobbiamo dare al popolo afghano migliori opportunità di vita e assistere il governo per migliori processi democratici”. Dopo aver riportato l’attenzione della stampa sull’incremento di truppe impegnate nel fronteggiare la guerriglia talebana, Rasmussen ha voluto ribadire come quella in Afghanistan non sia solo una missione militare; “Ddobbiamo rafforzare anche il nostro impegno per i civili”. Ed inoltre, nello stupore di molti, ha infine aggiunto che vi sono dei “gruppi con i quali è possibile parlare”.

Dal giorno del suo insediamento alla guida dell’Alleanza atlantica non ha fatto passare molto tempo per concretizzare i suoi propositi. Contrariando i non pochi detrattori, che malignamente sostenevano un vago “tra il dire e il fare…”, oggi il 56enne di Ginnerup, liberale e capo del governo di Copenaghen dal 2001 al 2009, ha fatto il suo debutto sul palcoscenico della politica internazionale; ha infatti incontrato l’attuale Presidente Afghano Hamid Karzai ed in serata sembra sia previsto l’incontro con i tre candidati alla presidenza del Paese. Ha inoltre voluto visitare le basi militari ed ha già incontrato i vertici militari della Nato e dell’Isaf (forza internazionale di assistenza per la sicurezza) di stanza in Afghanistan.

Sebbene abbia già dato prova di dinamismo politico, e soprattutto di coerenza con quanto detto in merito alla priorità che la Nato darà alla guerra afgana, la situazione che il nuovo segretario generale trova davanti a sè si prospetta con ben altri ostacoli, che non le visite nel paese devastato dai talebani. Un segretariato difficile, che non smentisce queste peculiarità neppure al suo inizio; l’analista Tomas Valasek ha infatti sottolineato a tal proposito che al di là della guerra in Afghanistan, vi sono “altre questioni aperte: le relazioni spinose tra Nato e Unione Europea, tra Nato e Russia, il problema del bilancio della difesa dei paesi membri che rischia di essere messo in discussione a causa della crisi economica”. Il neosegretario non sembra però essersi perso d’animo ed ha infatti preso di petto la situazione; ha nominato l’ex segretario di Stato Usa, Madeleine Albright, per la guida del gruppo di lavoro che dovrà riscrivere il concetto strategico dell’Alleanza; ha palesato l’ambizione che la Nato lasci il Kosovo entro il 2013, ha annunciato una serie di incontri nel mondo islamico ed infine illustrerà fatti e «segreti» dell’Alleanza su una web tv, all’insegna di una nordica trasparenza. Sulla carta è senz’altro un buon programma. Noi resteremo vigili ed attenti nell’applicazione che ne seguirà, fiduciosi che l’apparato militare ne permetta la completa realizzazione.

GINEVRA BAFFIGO

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