Top

Se una notte d’estate una lesbica e un “fascista” di CRISTIANA ALICATA

agosto 4, 2009 di Redazione 

Il Politico.it vi propone ora questo interessante racconto di Cristiana Alicata. Una serata romana, iniziata con tutt’altre intenzioni, nella cronaca che ce ne fa la “nostra” esponente dei piombini si trasforma in un momento di dialogo politico, di condivisione di spazi e di intenzioni, che infrangono gli stereotipi, fin troppo anacronistici, di destra e sinistra. Due persone apparentemente agli antipodi si ritrovano così coinvolte in un dialogo all’unisono. Buona lettura!

Nella foto, Cristiana Alicata

di Cristiana ALICATA

Non è certo la mia prima volta (con un fascista) e non so nemmeno se X. vuole essere definito fascista, da cui le virgolette.

Fatto sta che (non vi dico dove per non alimentare le leggende enogastronomiche su di me), qualche giorno fa ad una cena io e X. ci siamo ritrovati faccia a faccia, ad un tavolo mollemente sdraiato (molto romanesco e molto poco radical-chic) su un marciapiede di Roma. Alla nostra destra gli sposi di cui condividiamo l’amicizia.

Guardate un attimo questo quadretto. Un tipico quadretto romano dove ci sono tutte le facce. Lui grosso, il naso rotto, la maglia nera. Una faccia da pugile. E lo era. La moglie una donna bella e dolce, amica della sposa. Gli sposi due miei (nostri) carissimi amici tornati dal viaggio di nozze. Lo sposo, albanese, anticomunista per forza, mi prende in giro e mi chiede se mi serve un barcone per andarmi a sposare in Albania (http://www.gaynews.it/view.php?ID=82347). E poi due amici venuti dal sud. E una coppia in dolce attesa. Ed io. Un meltin-pot derivato dal fu impero romano.

Fatto sta che mi metto ad ascoltare X. Parliamo di Roma. Della periferia. Del degrado urbano. E finisce che mi racconta che lui tira via i ragazzi dalla strada e li porta in palestra. Lui tiene palestre dove ci si allena per pochi soldi e si sta lontano dalla strada. La cattiva propriamente e soprattutto. Gli agonisti non pagano.

Mi racconta che un giorno un tizio è venuto ad allenarsi con la maglietta della Banda Bassotti ( http://it.wikipedia.org/wiki/La_Banda_Bassotti ) e qualcuno lo voleva menare, ma lui si è messo in mezzo.

“Scherzi? Se uno con quella maglietta viene nella mia palestra per me è una vittoria.”

Io. Io non scherzo. Io sono d’accordo. Che qualsiasi cosa faccia “dialogo” apra una breccia nei muri che ancora ogni tanto hanno macerie da qui agli anni settanta, soprattutto a Roma, beh quel qualsiasi cosa va bene. E la boxe, come il rugby, forse è uno sport meno violento del calcio.

Parliamo di Fini (ne parlo meglio io di lui e lo capisco…tanto è vero che lui parla di D’Alema meglio di me), di Rutelli, di Alemanno, di Storace. Ma soprattutto parliamo di Roma e delle cose che andrebbero fatte e che sono cose solo di buon senso.

Intorno a noi si solleva un leggero stupore nel vederci così d’accordo su tutto. Decido di fargli la domanda difficile.

E sapete che mi risponde?

“Cosa me ne frega a me se a due omosessuali vengono dati dei diritti di convivenza. Non sono certo questi i miei problemi.”

No, infatti. Questo è il bello. Ad uno che tira via i ragazzi dalla strada, uno che “fa” davvero, cosa volete che gliene freghi? Cosa volete che gli tolga?

Mi racconta persino che in una delle case occupate dalla destra c’è una coppia omosessuale che vi abita. Trasecolo e lui ride. Certo. Per noi, i poveri, sono tutti uguali.

Certo. X., mi ha raccontato anche le cose che non gli piacciono della destra romana. Mi ha raccontato dei nani. Quelli che vengono spediti a menare le mani. Le cose che non gli piacciono e con cui, forse, condivide un luogo virtuale che si chiama destra, come d’altronde noi abbiamo condiviso per anni ( e ancora lo facciamo parzialmente) un luogo che si chiama sinistra con altrettanti picchiatori. E chi picchia le mani per una maglietta per me è fascista tanto quanto.

Andrò a trovare X. A me la boxe non piace, ma penso che sia uno sport che quantifichi e qualifichi lo sfogo e trovo che qualsiasi cosa quantifichi e qualifichi lo sfogo fisico sia cosa buona e giusta: sottoporla alle regole sportive, al rispetto. Al contenimento e all’uso proprio.

Sosterrò, se dovesse capitarmi di farlo, il lavoro di X.

Una cosa è certa. A proposito di radical-chic, c’è a Roma un problema di interpretazione sociale. E a volte, ahimè, lo dimostra persino la vittoria di Alemanno, questa destra ha una capacità penetrativa migliore della nostra. Dovremmo avere la capacità, l’umiltà di capire quali sono i criteri di comunicazione e di soluzione. Non è detto che ciò che non ci piace vedere o ascoltare sia sbagliato. Ecco, in questo sì, la sinistra spesso pecca di visione radical-chic, che finisce per essere una visione di chiusura, di non volontà all’ascolto. Forse, semplicemente, alcune cose, di questa città non le capiamo.

p.s. Tengo a precisare, per dovere di cronaca, che questo tipo di incontri non sono nuovi…anzi.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom