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Marocco: il regno di Mohammed VI compie 10 anni

agosto 4, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana apre questo martedì con uno splendido articolo di politica estera; Désirée Rosadi ci porta, come di consueto, a scoprire nuovi interessanti aspetti dei nostri vicini arabi. La meta di oggi è il Marocco; alle prese con i festeggiamenti dei primi 10 anni di regno di Mohammed VI. Il successore di Hassan II ha avviato infatti una radicale svolta politica; nel tentativo di rimediare agli errori paterni che costrinsero la gente del Marocco a vivere anni di terrore, il sovrano marocchino si prodiga ora per la modernizzazione del Paese, per il quale non è da escludere la possibilità di un epilogo democratico.

Nella foto, Mohammed VI di Marocco

di Désirée ROSADI

Il popolo marocchino ha festeggiato il 31 luglio i 10 anni del regno di Mohammed VI: il discorso del re, trasmesso dalla tv nazionale, ha aperto i festeggiamenti, che sono culminati nel rito dell’atto di fedeltà al sovdizione che risale al XVII secolo. La Festa del Trono arriva in un momento molto difficile per il giovane re, costretto negli ultimi giorni a un rimpasto, che ha aperto la coalizione di governo un partito dell’opposizione. Il sovrano, infatti, ha nominato il leader del partito di centrodestra Movimento popolare, Mohand Laenser, ministro senza portafoglio e un altro dirigente dello stesso partito sottosegretarirano svoltasi a Tetouan, trao agli esteri, al fine di riottenere la fiducia del Parlamento, a repentaglio negli ultimi mesi. Crisi che risale allo scorso maggio, quando il partito della coalizione aveva manifestato i primi segni di difficoltà, dovute all’elevata frammentazione della maggioranza e delle forze al suo interno.
Salito al trono del Marocco nel 1999, Mohammed VI, successe ad Hassan II. Il regime del padre, durato venti anni, è stato un vero e proprio governo autoritario: i cittadini marocchini erano veri e propri sudditi, senza alcun diritto, soprattutto quando venivano sospettati di essere vicini ai partiti dell’opposizione. Questa condizione era giustificata dai tentativi di colpo di Stato subiti da Hassan II nei primi anni Settanta, e in quei momenti molti militari e civili coinvolti nelle azioni sparirono nel carcere di Tazmamart o furono torturati.
Mohammed VI non ha potuto far altro che tentare di riconquistare la fiducia dei suoi sudditi, provvedendo all’apertura di molti dossier delle vergogne subite dai marocchini negli anni del terrore, al fine di chiarire le situazioni risarcire i danni. Una mossa coraggiosa che ha aperto il Paese alla modernizzazione: le forti disparità di reddito presenti tra l’élite urbana e il resto della popolazione, l’elevata disoccupazione e l’alto tasso di analfabetismo non sono certo ostacoli di poco conto, ma gli interventi in politica industriale e commerciale con l’UE potrebbero favorire la crescita del Paese. Il re, inoltre, ha scelto di non avere alcuna relazione con i partiti estremisti islamici, denunciando il terrorismo in stile Al Qaida che dal 2003 hanno insanguinato le città marocchine con attentati kamikaze. Và ricordato come Mohammed VI, nella sua monarchia costituzionale ricopre anche il ruolo di Amir al-Muminin, ossia capo dei credenti (musulmani e no); egli, insomma, è la guida spirituale del popolo, oltre ad essere capo politico e delle forze armate.
Per quanto riguarda, invece, le relazioni estere, il Marocco lo scorso anno è stato il primo paese del Mediterraneo ad ottenere uno status di partenariato speciale con l’UE, che prevede include la partecipazione diretta del regno in una serie di consigli ministeriale UE e di meeting di lavoro. La stessa armonia non si registra con i Paesi arabi. Nei rapporti con i Paesi sciiti, ad esempio, permangono molte criticità: nel mese di marzo il Marocco ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran, che ha delle rivendicazioni territoriali sul Bahrain, Stato notoriamente sciita, ma governato da un’élite sunnita. Il Marocco, sunnita per eccellenza, non poteva non intervenire sulla questione, ma la frizione ha indebolito sensibilmente le posizioni tra i due Paesi. Un altro punto critico resta quello del Sahara Occidentale, la cui popolazione attende da Mohammed VI la concessione di un referendum per la definizione dello status di quest’area, e che ha portato ad inimicarsi l’Algeria, da sempre sostenitrice del fronte per l’autonomia del Sahara Occidentale.
È lecito sostenere che i 10 anni di Mohammed VI hanno segnato un forte cambiamento per il Paese, prima di tutto attraverso il controllo del terrorismo interno e grazie ad una politica economica aperta al rinnovamento del sistema produttivo. Restano molti punti da risolvere, quali l’estrema povertà in cui vive gran parte della popolazione e le difficili relazioni con l’Iran e la regione sahariana. Ma quello che conta, per adesso, è che “con Mohammed VI la volontà di giustizia e di trasparenza è reale”, come sostiene lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun.

Désirée ROSADI

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