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Ancora scontri e arresti in Iran. Ed oggi si insedia Ahmadinejad

agosto 3, 2009 di Redazione 

In apertura di giornata IlPolitico.it vi offre un importante aggiornamento di politica estera a cura della nostra esperta di mondo arabo. E’ fissata per oggi la cerimonia di insediamento di Mahmud Ahmadinejad, il candidato uscito vincitore, tra mille polemiche e denunce di brogli, dalle urne presidenziali in Iran. Gli scontri e le proteste degli oppositori non si sono però placate e continuano gli arresti e le manifestazioni a denuncia delle presunte irregolarità elettorali. Ma leggiamo meglio il contributo di Désirée Rosadi.

Nella foto, Mahmud Ahmadinejad

di Désirée ROSADI

Si avvicina la fase più controversa e difficile per il popolo iraniano e per le forze riformiste del Paese. Dopo quasi due mesi di tensioni e violenza, oggi ha luogo la celebrazione dell’investitura ufficiale del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. L’evento si svolge nella grande moschea intitolata all’Ayatollah Khomenei, alla presenza della Guida suprema, Ayatollah Ali Khamenei, e autorità civili, militari e ospiti stranieri. In base alla costituzione iraniana è la Guida suprema che deve promulgare il decreto di designazione del presidente eletto a suffragio universale, mentre il giuramento istituzionale avviene in un secondo momento, in questo caso il 5 agosto, davanti al parlamento.

Khamenei: “liberate i prigionieri” – Nei giorni scorsi, l’Ayatollah Khamenei, che aveva attaccato duramente i movimenti di opposizione, ha compiuto un passo indietro, ordinando la chiusura del carcere di Kahrizak, a sud della capitale, in quanto sarebbero avvenute numerose violazioni dei diritti dei detenuti. 140 persone saranno quindi liberate, ma la morsa del regime non si è allentata: nelle stesse ore gli Ayatollah avrebbero negato il permesso di una manifestazione di piazza, finché non sarà accettato da tutti il voto della maggioranza, come è stato diffuso dagli organi ufficiali del ministero degli interni iraniano. Un gesto, quello di Khamenei, che cerca di spegnere i riflettori dell’opinione pubblica e internazionale sui penosi fatti di Teheran, ma che nasconde una spinta ancor più pericolosa e autoritaria del passato.

La manifestazione – Nonostante la liberazione dei detenuti, l’estate di sangue iraniana non è ancora finita. Giovedì mattina centinaia di persone si sono riunite nel cimitero di Beheshte Zahra a Teheran per ricordare le vittime degli scontri post elettorali. Come ci si aspettava, la polizia iraniana ha picchiato i manifestanti e ne ha arrestati una gran parte. Tra gli arrestati figura anche il regista Jafar Panahi, autore de Il Cerchio, vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 2000. Tra la folla, Mousavi, leader dell’opposizione, è stato costretto a lasciare il cimitero. Il resto dei manifestanti si è spostato nel centro della capitale, ma anche qui i lacrimogeni e le manganellate della polizia hanno disperso la folla: molti di loro sono stati arrestati mentre cercavano di raggiungere il Grande Mossala, uno spazio all’aperto adibito alla preghiera.

Le prime fratture – Il successo riscosso da Ahmadinejad, come è evidente, è stato enorme, nonostante le denunce di brogli e ingerenze nelle elezioni. Ma il suo governo, ai primi vagiti, già si è dimostrato fragile: domenica scorsa Ahmadinejad ha licenziato il capo dell’intelligence iraniana, Gholam Hossein Mohseni Ejeie e il ministro della cultura Hossein Safar Harandi entrambi direttamente legati a Khamenei, in risposta alla lettera inviatagli dal leader supremo che lo costringeva a estromettere il neo vice presidente Esfandiar Rahim Mashaie. Così, Ahmadinejad ha licenziato i due membri del governo che avevano mostrato apertamente più dissenso nei confronti del futuro vice presidente; in poche parole, un vero e proprio atto di forza del presidente iraniano, che cerca di spostare l’ago della bilancia del regime e dimostrare la propria autorità sulla Guida Suprema. Impresa ardua per il Napoleone iraniano, che si illude di poter scavalcare la volontà del vero capo di Stato. Staremo a vedere.

La partecipazione italiana – In seguito all’interrogazione parlamentare presentata dal senatore del Pd Marcenaro sulla possibile partecipazione di una delegazione italiana alla celebrazione d’investitura di Ahmadinejad, il ministero degli esteri ha tenuto a precisare che ancora non è stato deciso nulla, e che l’Italia seguirà il percorso che vorrà tracciare l’UE nei confronti dell’Iran. Le autorità iraniane hanno invitato tutti gli ambasciatori accreditati a Teheran, ma ci si aspettano azioni di boicottaggio da parte di alcuni Paesi.

DéSIRéE ROSADI

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