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Il ritratto del personaggio della settimana. LA RUSSA, TRA POLITICA E ENTERTAINMENT di LUCA LENA

agosto 1, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi offre ogni settimana un diverso – bellissimo – ritratto di uno dei protagonisti della politica italiana. Quest’oggi il personaggio della settimana in esame è Ignazio La Russa, attuale ministro della Difesa del governo “Berlusconi IV” e importante esponente della destra italiana. Dalla penna del nostro Luca Lena, un altro imperdibile contributo. Leggiamo insieme.

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Ignazio La Russa illustrato da Pep Marchegiani. Le altre illustrazioni di Pep Marchegiani le trovate all’indirizzo http://www.facebook.com/album.php?page=1&aid=99866&id=98545761244#/pages/Pep-Marchegiani/98545761244

di Luca LENA

Vederlo duettare con Fiorello, parodiando se stesso come di fronte allo specchio, ricevere la torta in faccia dalla compagnia del Bagaglino o, ancora, comparire in pubblico orgogliosamente vestito da aviatore è un po’ calarsi per un attimo nelle metamorfosi che la politica moderna accetta di buon grado. La modernità che Ignazio La Russa, più di altri, non ha mai eluso, fonda una sorta di arte dissimulatoria nel far coesistere la mediatica autoironia con l’inviolabile prestigio della professione. C’è da dire che nell’attuale Ministro della Difesa – prostrato ai massimalismi formali dell’uomo rude e impetuoso – la rigidità verace nel comportamento era ciò che, un tempo, lo contraddistingueva. Sin dalle prime apparizioni in politica, che sembra si attestino intorno ai dieci anni, La Russa si fa trascinare dal padre Antonino, senatore del Movimento Sociale Italiano. Se sia stata una folgorazione o più che altro la persuasività di un ambiente familiare costrittivo non lo sapremo mai. E’ un dato evidente però che prima ancora di aver raggiunto l’età della ragione, La Russa aveva tracciato il quadro delle proprie inclinazioni politiche e sociali, pur lasciando spazio a quelle accademiche, che proiettarono un percorso parallelo conclusosi con la laurea in Giurisprudenza. Sarà proprio la parentesi da avvocato ad anticipare la definitiva discesa in campo politico, quando nel 1985 viene eletto consigliere regionale della Lombardia accumulando un’esperienza che dieci anni più tardi lo porterà ad entrare in AN affiancando Gianfranco Fini. Ed è con la svolta di Fiuggi che comincia a covare la trasfigurazione interiore di quasi tutti gli ex missini, decisi ad abbandonare definitivamente i toni rivoluzionari del fascismo. Se Gianfranco Fini è l’ispiratore, moralmente conscio della drasticità del gesto e delle annesse implicazioni politiche, La Russa ne è altrettanto convinto, eppure nello sguardo luciferino sembra esserci la presa di coscienza di un gesto dovuto, per uscire da un anacronismo culturale inevitabile per chi volesse ambire ai grandi numeri del pubblico. Così la fierezza dei valori nazionali, la difesa dell’autonomia interna, nonché dei valori istituzionali, le baionettate verbali e l’aspirazione a petto gonfio di un espansionismo mai represso, si lasciano mitigare in una nuova e più convenzionale presenza dell’uomo politico. Un po’ difficile da raggiungere dopo aver sfiorato l’estremo polo di destra sin dai primi vagiti, radicando nelle espressioni del volto l’incontenibile ricerca di valori ormai schiacciati dalla nemesi storica.
Tutto ciò ha certamente prodotto qualche contraddizione che, involontariamente o meno, assume connotati metaforici da non sottovalutare. A questo proposito è degno di nota il siparietto con un giornalista che gli chiedeva se avesse accettato, un giorno, di veder sparire il simbolo della fiamma tricolore, con il Ministro senza indugio a rispondere con un’altra eloquente domanda: “Lei sarebbe disposto a farsi tagliare gli attributi?”. Tralasciando le congetture filosofiche sull’eventuale associazione tra politica e sessualità di chi vi opera, è in questa estrema sovrapposizione di campi esistenziali che La Russa lascia trasparire la vecchia e pura anima del politico. Quella vena ingorda che pulsa e assorbe clamore e sfida, che insegue la platea, che sente scorrere un fremito lungo la schiena, davanti ad una massa da ammansire con la selvatichezza delle parole. E La Russa sembra essere un “animale” predisposto per natura a questo compito: ormai celebre la rauca voce che accompagna anche il più flebile respiro, un ruggito indottrinato che sembra scomporre le frasi lungo un percorso tonale segmentato da gradini. E nell’inquietante ipotesi di lasciarsi rabbonire dal suono piuttosto che dai concetti, La Russa ha scoperto la propria peculiarità mediatica, nascosta sotto la barba e il pizzetto diabolicamente spavaldo, tra l’arco dei baffi, e un naso pronunciato che acuisce l’aggressività dei propri gesti perfino nel più completo immobilismo. Scopertosi un personaggio facilmente identificabile con le originalità che insegue la comunicazione e, spinto a dover rilanciare la nuova immagine del partito finiano, La Russa ha colto la palla al balzo, tendendo la mano alla giostra dell’intrattenimento. Offrendo materiale per le imitazioni di Fiorello, prestandosi agli scherzi, finendo perfino per doppiare un personaggio dei Simpsons. Insomma, per raggiungere un nuovo status politico, La Russa può considerarsi un fautore del movimento mediatico che ormai affastella il parlamento di figuri ampiamente addestrati nell’inforcare maschere sempre più realistiche. Ma se ad esempio Berlusconi è l’istrione guida, essendo riuscito a trasferire la rappresentanza politica in presenza scenica pur mantenendo il riserbo e il distacco autorevole del padrone di casa, La Russa ha calato le sue reti da una bagnarola bucherellata, rischiando di farsi sorprendere dai flutti e di dimenticare lo scopo del viaggio stesso. La coriaceità del personaggio politico ha dovuto concedere sempre più luce all’immagine ape

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