Top

Diario Politico: FRANCESCHINI: “DIETRO QUESTA 23ESIMA FIDUCIA SI CONSUMA UN’ALTRA PAGINA NERA DEL PARLAMENTO”

luglio 28, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone puntualmente il Diario Politico, la cui firma stasera è di Laura Liucci. In questa edizione troverete anzitutto le polemiche che da giorni infuocano l’arena politica, il cui perno è ancora il pacchetto anti-crisi, che oggi si è lasciato alle proprie spalle la camera dei deputati, con in dote l’approvazione della maggioranza ma al contempo un coro di aspre polemiche. A seguire, dopo aver accennato all’Italia vista dalla stampa estera nelle edizioni precendenti, stasera aggiungiamo anche il punto di vista di Avvenire, collocato entro l’arco alpino benché faccia eco alle conclusioni dei giornali britannici. Ed infine un ultimo aggiornamento sulla questione afgana. Buona lettura!

Nella foto, Dario Franceschini

di Laura LIUCCI

La giornata politica di oggi è stata quasi interamente monopolizzata dal dibattito relativo al dl anticrisi varato dal governo e passato oggi alla Camera. Parallelamente si è tornati a parlare della vicenda che ha visto il premier coinvolto in un giro di escort con l’ennesimo affondo del giornale Avvenire a condanna della vicenda. In chiusura si è discusso di Afghanistan, in seguito alle voci contrastanti circa una spaccatura nella maggioranza in merito al rifinanziamento della missione.

DL Anticrisi. Nella mattinata di oggi a Montecitorio è stato approvato, con 285 voti favorevoli e 250 contrari, il DL anticrisi promosso dal governo. Il provvedimento, che da domani sarà dunque al vaglio del Senato, è passato con i voti a favore di Pdl e Lega e quelli contrari di Idv, Pd e Udc. Il Movimento per le Autonomie (Mpa), facente parte della maggioranza, ha invece deciso di non votare. Nelle dichiarazioni di voto, Roberto Commercio ha dichiarato di ritenere che il Dl segua una «logica meramente redistributiva che non incide sul divario tra Nord e Sud» e ha giudicato così il provvedimento non idoneo ad affrontare i problemi del Mezzogiorno.
Il testo approvato sarà però, per stessa ammissione del premier Silvio Berlusconi, soggetto a possibili ulteriori modifiche durante il passaggio al Senato, e questo malgrado ci sia una parte della maggioranza più propensa ad un blindatura del provvedimento e all’inserimento di ulteriori modifiche in altre misure successive. In sede di discussione sono già stati circa un centinaio gli interventi di modifica al documento. Tra le principale novità ci sono senz’altro l’avvio alla riforma delle pensioni, la sanatoria per badanti e colf, la modifica al patto di stabilità e lo scudo fiscale per il rientro di capitali dall’estero. Ma le modifiche nel passaggio a Palazzo Madama sembrano probabili. In serata ci si è accordati per una blindatura parziale che preveda una limitata manipolazione dei punti già al vaglio: quelli riguardanti la norma che sottrae al ministero dell’Ambiente le autorizzazioni relative all’impatto ambientale nella costruzione di nuovi siti per la produzione di energia – norma regolata dall’ex articolo 4 e particolarmente cara al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – le norme introdotte sui vincoli all’azione della Corte dei Conti e le norme sulla tassazione delle riserve auree della Banca d’Italia. Quest’ultima parte verrà probabilmente affrontata con particolare attenzione, tenendo conto della netta bocciatura da parte della Banca Centrale Europea (BCE) nei giorni passati con le dichiarazioni secondo cui si pregiudicherebbe «l’indipendenza di Bankitalia», e il provvedimento sarebbe dunque «incompatibile con il divieto di finanziamento monetario della banca centrale al settore pubblico». Malgrado la soddisfazione della maggioranza e la fiducia in un veloce iter a Palazzo Madama, sono state invece aspre le critiche dell’opposizione che, nelle triplici vesti di Di Pietro, Franceschini e Vietti, ha fatto sentire la sua voce contro questo Dl.
Il segretario del Pd ha sottolineato nuovamente come il ricorso alla fiducia sia diventato oramai l’unico modo di governare del Pdl. «Dietro questa 23esima fiducia si consuma un’altra pagina nera del Parlamento» ha dichiarato Franceschini amareggiato, continuando «il Consiglio dei ministri approva un decreto legge in bianco, inizia stancamente il dibattito alla Camera che già si sa che finirà con un maxiemendamento» in cui «entra di tutto alla faccia dell’omogeneità di materia. Si butta dentro di tutto e si fanno errori madornali e poi si deve tornare indietro». Il riferimento è alle misure per l’Abruzzo su cui si è frettolosamente fatto un passo indietro, modificando la parte che prevedeva il rientro delle tasse abbonate ai terremotati dal primo gennaio 2009 e posticipandolo sensibilmente in seguito alle denunce dello stesso Franceschini.
Antonio Di Pietro, dalla sua, ha ribadito il no al decreto per molteplici motivi, tra cui principalmente la contrarietà «al vostro modo fatto di furbizie, scorciatoie, doppi pesi e doppie misure».
Il vicepresidente del gruppo dell’Udc alla Camera Michele Vietti ha parlato di «circolo vizioso» avvenuto «collezionando anomalia dopo anomalia», ed ha ribadito anche il suo no ad un Dl definito «una manovra economica che non è una manovra economica, perché non assistita dalle procedure di bilancio poste a garanzia non solo del governo ma anche dell’opposizione» e denunciando come non ci siano «risorse per le famiglie, per il Mezzogiorno, per l’agricoltura, per i servizi pubblici» aggiungendo che per quel Sud tanto al centro del dibattito «è stato saccheggiato il Fondo per le aree sottoutilizzate dall’asse Tremonti-Lega».

Afghanistan. Sono di oggi le parole di Silvio Berlusconi che, intervistato all’uscita dalla Camera, ha smentito le voci secondo cui sarebbe al vaglio del governo la possibilità di ritiro della missione militare italiana dall’Afghanistan su cui, ha dichiarato, «non si cambia linea». In giornata Umberto Bossi aveva rilasciato dichiarazioni contrastanti, che lasciavano presagire una revisione della posizione dell’Italia in Afghanistan. La missione, ha dichiarato il leader della Lega, «costa moltissimo, comincia a fare troppi morti, e non è così facile portare la democrazia. Berlusconi ci crede, ma è un idealista. Io penso che sia molto difficile», sottolineando poi però che si sarebbe comunque rimesso a qualsiasi cosa avesse deciso la maggioranza.
Sullo sfondo di queste dichiarazioni è slittata a domani la riunione delle commissioni riunite di Difesa ed Esteri del Senato per l’esame del ddl di proroga delle missioni internazionali che era stata convocata per oggi. Il ddl deciderà in merito ai finanziamenti alle missioni italiane all’estero per i prossimi 4 anni. Il motivo del rinvio, oltre all’esplicita richiesta in tal senso dell’Idv, è stato l’invito di Lamberto Dini a Ignazio La Russa a riferire in commissione.
In serata lo stesso La Russa è intervenuto alla Camera per riferire sulle presunte spaccature in seno alla maggioranza in materia Afghanistan. Il ministro della Difesa è stato fermo nel negare qualsiasi problema a riguardo ed ha altresì colto l’occasione di annunciare alcune migliorie tecniche riguardo alle armamenti a disposizione dei militari italiani.

Avvenire ancora sul caso escort. Anche oggi il giornale dei Vescovi è tornato a parlare del caso che vede Berlusconi al centro dello scandalo in seguito alle dichiarazioni di alcune escort che avrebbero preso parte a feste organizzate dal premier e avuto con lui rapporti dietro compenso. Rispondendo ad una lettera di un lettore che tacciava Avvenire di un atteggiamento «quasi servile, poco deciso e preciso a condannare una moralità così squallida», il direttore Dino Boffo ha affermato che non vi è stato nessun «silenzio di convenienza» né da parte del suo giornale, né da parte di vescovi. E che l’Avvenire sia stato duro e puntuale nel denunciare “l’immoralità” di determinati comportamenti è testimoniato anche dall’ennesimo articolo del direttore, datato 25 luglio, in cui si condannava la poca chiarezza che il premier aveva contribuito a non fare attorno alla storia delle escort. «La vicenda non solo non ci convince ma, per quanto ci è dato di capire, continua a piacere poco o punto a larga parte del Paese reale. E non ci piace che determinati comportamenti siano messi a confronto con il consenso inafferrabile dei sondaggi quasi che da questi possa venire l’avallo a scelte poco consone» aveva tuonato Dino Boffo dalle colonne del suo giornale. Nel rattempo la stampa estera, nella fattispecie l’inglese Times e il francese Liberation, è tornata a parlare della vicenda analizzando e ripercorrendo le tappe che hanno portato Berlusconi dalla separazione con Veronica Lario allo scoppio del caso D’Addario.

LAURA LIUCCI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom