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Diario Politico: LA FARNESINA CONFERMA “E’ CHIARO CHE RESTEREMO IN AFGHANISTAN”

luglio 27, 2009 di Redazione 

Il Diario Politico anche stasera vi offre un’accurata panoramica dei fatti del giorno. La situazione afgana sta incendiando gli animi di Montecitorio e, mentre il clima si fa via via più rovente, si vengono a formare strane alchimie politiche. Da una parte la Lega Nord guidata da Umberto Bossi si ritrova a chiedere il rimpatrio dei soldati italiani, straordinariamente d’accordo con l’IdV; dall’altra parte PdL e PD ritengono che i tempi non siano maturi per una simile decisione. La scissione del Partito del Sud sembra per il momento attenuata dalle promesse di Berlusconi, ma si intuisce che se ad esse non seguiranno dei fatti, la maggioranza potrebbe perdere un’ingente parte del proprio elettorato. Ed infine Brunetta prosegue la sua “mission impossible”: rendere efficiente l’amministrazione italiana. Il servizio, di Carmine Finelli.

Nella foto, il ministro degli Esteri Franco Frattini

di Carmine FINELLI

Continua ad acuirsi il tono dello scontro all’interno della maggioranza anche nella giornata odierna. Al centro delle preoccupazioni dei vari leader le missioni all’estero dell’esercito italiano. Dopo le dichiarazioni di Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa che in una intervista al quotidiano La Repubblica ha chiesto, in linea con Umberto Bossi, il ritiro immediato dalle missioni all’estero a causa della continua escalation di attentati in particolar modo in Afghanistan, arriva oggi la replica del Ministro degli Esteri Franco Frattini. “Lavoriamo in Afghanistan per la sicurezza anche dell’Italia, quindi anche di Calderoli” ribadisce il ministro in una conferenza stampa da Bruxelles dove si è recato per incontrare il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso. Subito però, il tono si fa più conciliante. Sono tutte opinioni rispettabili – afferma il titolare della Farnesina – ma sono opinioni personali. Il governo ha una visione che è già stata approfondita, le missioni internazionali sono un biglietto da visita dell’Italia nel mondo”. Entrando nel dettaglio delle missioni e prendendo in considerazione la situazione sul terreno Frattini conferma che il governo “consapevole che i nemici della democrazia cercheranno di colpire maggiormente durante il periodo di preparazione del voto”. Tuttavia, ricorda ancora una volta il ministro degli Esteri, “è chiaro che resteremo in Afghanistan”.
L’ipotesi di un rientro dall’Afghanistan è quanto mai remota. Lo confermano non solo le dichiarazioni di Franco Frattini, ma anche quelle dell’attuale segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini. “Questo non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’Afghanistan ma di far completare il loro lavoro”. “Il loro lavoro va senz’altro completato. Io penso – aggiunge Franceschini – che i ragazzi italiani, che stanno in Afghanistan perchè lo Stato li ha mandati, hanno il diritto di non vedere ministri che litigano tra di loro con interviste sui giornali semplicemente per raccogliere qualche consenso o qualche voto in più. I nostri ragazzi hanno diritto di avere un governo e un Parlamento che compattamente stanno alle loro spalle”. Del tutto contrario il leader dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro. “Le buone intenzioni si sono infrante, ormai in Afghanistan è guerra”, dice ai cronisti commentando la posizione della Lega Nord sul rientro dei militari. “L’Idv è sempre stata contraria alla guerra, lo abbiamo già detto per l’Iraq, e lo ribadiamo: noi non dobbiamo partecipare alle guerre e quei soldi vanno investiti per la solidarietà internazionale”. Secondo Di Pietro si è passati dalla “dalla fase della difesa delle popolazioni a quella di guerra guerreggiata. Proprio per questo- sottolinea- stasera riuniremo i gruppi parlamentari di Camera e Senato per arrivare a una posizione univoca su questo tema”. Ma a stemperare le voci levatesi per polemizzare sulle proprie posizioni è proprio la Lega Nord. Il Carroccio definisce “polemiche strumentali” quelle sollevate dai leader dei vari schieramenti. “La Lega – affermano in una nota congiunta i capigruppo parlamentari Federico Bricolo e Roberto Cota – ha sempre mantenuto gli impegni assunti dal governo e lo farà anche in questo caso. Dunque non c`è alcun contrasto a livello di maggioranza. Bossi ha aperto una riflessione giusta peraltro in corso in molti paesi impegnati in Afghanistan. Lo stesso Presidente Obama ha fatto una riflessione sulla presenza degli Stati Uniti parlando di exit strategy. Proprio nella zona dove si trovano i nostri militari è stata raggiunta una tregua che dovrebbe permettere il regolare svolgimento delle elezioni. L`auspicio è che questo accordo sia il primo di una lunga serie. Dopo le elezioni presidenziali in Afghanistan ci sarà l’occasione per riflettere”.
Partito del Sud. Ed a riflettere dovrebbero anche essere i fautori del nuovo partito del Sud. La spaccatura all’interno della maggioranza sta creando non pochi dispiaceri al premier che ieri è intervenuto di persona. Infatti, la promessa del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di un piano di rilancio per il sud sembra aver calmierato gli animi, anche se sotto la cenere cova ancora un po’ di fuoco. “Che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dica “ci penso io al Sud” mi sembra una cosa molto buona – dice ora Raffaele Lombardo, presidente dell’Assemblea regionale siciliana -. E se il tema è finalmente entrato nell’agenda di governo è merito nostro”. Il leader del Movimento per le Autonomie rivendica per il suo partito il merito di aver posto al centro del dibattito la questione meridionale. “Noi rivendichiamo senza tema di smentita – aggiunge il numero uno del Movimento per le autonomie – di avere avviare un dibattito che campeggia su tutti i giornali e che adesso finalmente sta entrando nelle teste delle persone, soprattutto degli stessi meridionali che ci credono poco perché sono disillusi. L’importante adesso è andare avanti con quanti ci credono ma non in maniera strumentale, perché la politica è venire incontro alle esigenze reali delle persone”. Il Mpa non abbassa la guardia, dunque. “Le popolazioni del sud sono stanche – commenta Arturo Iannaccone, parlamentare e responsabile del dipartimento welfare e sanità del partito – c’è un clima sociale ormai prossimo a fenomeni di ribellione e dobbiamo intervenire soprattutto per dare una nuova speranza ai giovani meridionali”. Secondo Iannaccone, “la diffusa avversione al progetto del Partito del Sud che emerge in queste ore, dimostra che si tratta di un’iniziativa politica che fa paura proprio perché scaturisce da un sentimento diffuso tra le popolazioni meridionali. Di questo ne dovrebbero tener conto esponenti politici che, in quanto espressione di un potere oligarchico, hanno una scarsa conoscenza del territorio”.
Eppure la posizione del premier non è affatto piaciuta all’altra mente del progetto di una Lega Sud: il sottosegretario Gianfranco Miccichè. “Non posso nascondere che la lettura della nota di Berlusconi, mi abbia trasmesso una sensazione di stupore. Non tanto per la difesa dell’operato del governo rispetto al Sud, quanto per l’accusa in essa rivolta a qualcuno di sventolare la bandiera sudista per lucrare potere. Quel qualcuno dovrei essere io, se non ho capito male”. Micciché, pur ribadendo la fiducia in Berlusconi, chiede che ora si passi dalle promesse ai fatti perché “il tempo delle deleghe in bianco è finito”. L’idea del partito del sud, precisa poi, nasce dal fatto che è il governo ad aver “tradito” il Sud per seguire invece “l’asse Tremonti-Lega Nord”, una situazione “sotto gli occhi di tutti”. Per cambiarla è necessario fare il nuovo partito. Al contrario se Berlusconi farà del Sud d’ora in poi “la priorità del governo, ne prendo e ne prendiamo atto e saremo al fianco del presidente, dandogli la nostra fiducia. Ma ci vogliono gesti concreti” che lo stesso Miccichè elenca: “Sbloccare i fondi Fas subito, rendere i parlamentari meridionali protagonisti del momento della scelta e della elaborazione delle strategie, rinforzare dentro l’esecutivo la posizione dei ministri, come Stefania Prestigiacomo, autorevoli, che devono difendersi dall’ingerenza e dalla voglia di potere di quanti vogliono accaparrarsi tutto e non rispondere di niente”. Dunque una situazione da prendere con le molle per il Pdl che rischia di spaccarsi. Una sfida che il partito non può perdere.
Brunetta. Ed a proposito di sfide, il Ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta ne lancia una agli statali: “Conto di migliorare del 50% la produttività e la qualità della Pubblica Amministrazione, per trainare tutta l’economia italiana”. E’ quanto ha affermato il ministro a Milano durante la presentazione del suo libro “Rivoluzione in Corso”. Il ministro ha aggiunto in conclusione al suo intervento che “La Pubblica Amministrazione pesa come il settore manufatturiero ed è una palla al piede dell’economia italiana, dei cittadini e delle imprese italiane. Abbiamo già raggiunto grandi risultati, abbiamo ridotto del 40% l’assenteismo, abbiamo recuperato 14 mln di giornate lavorative che sono tutti servizi in più. Con le nuove tecnologie, l’Ict, le reti amiche, con la nuova legge di riforma, la meritocrazia e la trasparenza, porteremo a termine la rivoluzione”.

CARMINE FINELLI

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