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Bossi contro La Russa: via i nostri ragazzi dall’Afghanistan

luglio 27, 2009 di Redazione 

Situazione critica in Afghanistan, con l’avvicinarsi delle elezioni di fine agosto il clima si sta facendo rovente. I nostri militari vedono in queste ore crescere la tensione sui volti dei loro compagni. Ed anche sul fronte interno, quello della politica italiana, sembra sempre più difficile stabilire una linea: restare o rimpatriare? Lo scontro interno al centrodestra di questi giorni si è spostato anche su questa vicenda, ed ha pertanto visto contrapporsi i ministri La Russa a Bossi. Ma al di là dei risvolti politici, in questo splendido aggiornamento della nostra Désirée Rosadi, analizziamo con dovizia di informazioni le condizioni dei nostri connazionali  impegnati al fronte.

Nella foto, un contingente italiano in Afghanistan

di Désirée ROSADI

Si avvicinano le elezioni del 20 agosto in Afghanistan. A scontrarsi alle urne sono il presidente uscente Karzai, appoggiato inizialmente dalle potenze occidentali e oggi allontanato da Obama, Abdullah (ex ministro degli esteri) e Ghani. Questi ultimi due hanno poche probabilità di vittoria. Ma la situazione nel Paese è molto tesa e precaria: uno dei candidati alla vicepresidenza con Hamid Karzai, Fahim, è scampato a un’imboscata talebana nella zona di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Secondo attacco in meno di una settimana, se si considera lo scampato attentato contro il mullah Rocketi, avversario di Karzai. La tensione sale, come testimoniano i continui attacchi ai militari occidentali e al contingente italiano. E non è tutto: soltanto ieri sedici talebani e due soldati afgani sono stati uccisi nel corso di due distinti scontri nell’est dell’Afghanistan, come è stato reso noto dal ministero afgano della difesa.

A destare preoccupazione in Italia è la criticità delle condizioni in cui operano i nostri soldati. Due incidenti si sono susseguiti a poche ore di distanza in zone molto diverse del settore a comando italiano, in aree relativamente tranquille come quella di Herat. Ciò significa che la tensione sta salendo negli ultimi giorni e potrebbero verificarsi altri attentati, ancora più gravi. La pericolosità deriva dal fatto che gli attentatori ricorrono a tecniche sempre nuove, che mettono alla prova la tenuta dei nostri veicoli blindati. Una preoccupazione ingiustificata, secondo le parole espresse negli ultimi giorni dai ministri Frattini e La Russa: gli attacchi si sono acuiti, è vero, ma l’utilizzo di mezzi ancora più sofisticati, come gli aerei Predator e Tornado, vere e proprie macchine da guerra della nostra aeronautica militare.

“Torneranno indietro quando avranno concluso la loro missione”, spiega La Russa dopo la visita ai soldati italiani in Afghanistan nei giorni scorsi, in risposta agli attacchi di Bossi e della Lega Nord che vorrebbero i nostri ragazzi finalmente a casa, sani e salvi. Umberto Bossi ha espresso oggi la sua contrarietà al proseguimento di tutte le missioni “di pace” che vedono in prima linea, da anni, i soldati italiani. Una posizione che mette in crisi la stabilità del Governo e della sua maggioranza. La risposta a Bossi è giunta da La Russa: “La presenza dei nostri militari in Afghanistan è imprescindibile. Lasceremo il Paese solo quando saranno garantite le condizioni di sicurezza” , e quello di Bossi è solo “un sentimento paterno”. A calmare gli animi è Frattini, il quale giustifica la scelta di proseguire e di intensificare il supporto militare riportando la discussione sul piano politico interno all’Afghanistan: “servono elezioni credibili, e quindi con una reale partecipazione del popolo afghano”, sostiene in ministro degli esteri, convinto che queste consultazioni porteranno la democrazia (la nostra) e la pace nel Paese.

Sulla scia del Pdl, anche Rutelli sostiene la necessità di restare il Afghanistan, perché “non si può tornare indietro”, mentre Franceschini punta ad una ridefinizione del mandato della missione . Insomma, sembra che l’opposizione sia quella del paterno Bossi, che si preoccupa del bene dei suoi figli italiani. Strano a dirsi. Eppure sembra che a tutti piaccia questa aria di guerra, e che si debba continuare a lottare per il bene della popolazione afghana. Lottare, beninteso, con le armi più potenti ed efficaci che ci sono nel mercato. Che la democrazia arrivi sulle ali di un Tornado?

Désirée ROSADI

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