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*** I contributi della Politica*** Proposte per un nuovo PD di CRISTIANA ALICATA

luglio 26, 2009 di Redazione 

Apriamo stamani il giornale della politica italiana, con l’intervento a “Roma per Marino” della giovane democratica, Cristiana Alicata, di cui siamo oltremodo felici di ospitare la firma sulle nostre pagine. Autocritica e mancanza di prospettiva politica vengono qui denunciati, ma poi, con piglio ironico e pungente, la “nostra” esponente dei piombini delinea l’ambizioso progetto di un Partito Democratico in cui speranza e voglia di più democrazia potrebbero davvero concretizzarsi in un futuro prossimo, che sembra quasi a portata di mano. Sentiamo.

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Nella foto, Cristiana Alicata

di Cristiana ALICATA

Tirandomi giù dal letto, Radio Città Futura mi ha costretto ad ascoltare un’intervista di Rutelli che da una parte diceva che essendoci la crisi è proprio secondario parlare di coppie di fatto, dall’altra citava Obama, dimenticando che Obama parla di crisi e incontra la comunità gay nello stesso tempo. Dove Obama ha il dono dell’ubiquità, Rutelli ha quello della disonestà intellettuale continuando a contrapporre i temi l’uno con l’altro e stilando stupide classifiche dei problemi.

Ho pensato dentro di me che uno come Rutelli, uno con quell’iperbole politica e tematica, sarebbe bene che andasse in prepensionamento (non lo voglio cacciare io, eh, ora vi dico, molto umilmente, come si fa a non cacciare nessuno dal partito) e dicevo, al giornalista, che non è affatto un caso che una delle sfide per un nuovo PD della mozione Marino, sia una legge elettorale maggioritaria che consenta agli elettori di scegliere i propri candidati.

Mi pare inutile, in questa sede, soffermarmi sullo scandalo di una legge elettorale messa su all’ultimo momento e di cui, mi spiace, anche noi democratici, abbiamo approfittato non chiedendo ai nostri iscritti come riempire le liste alle politiche, ma riempiendole come sappiamo davanti al caminetto, per citare una metafora cara a Civati.

Noi vogliamo una legge elettorale democratica, con un nome ed una storia chiari da scegliere, in opposizione ad un altro nome con un’altra storia, una legge elettorale che consentirebbe di ri-selezionare una classe dirigente, spesso stantia, spesso invecchiata di inedia su posizioni involutive e reazionarie. La cosa più grave di questa legge elettorale – e badate bene dico la cosa grave nel come l’abbiamo applicata noi democratici – è il meccanismo di gratitudine che si innesta tra l’eletto e la segreteria del partito. E non tra l’eletto e gli elettori. Un perverso meccanismo di spartizione strategica che alimenta il correntismo, ingenera fedeltà partitica e taglia i ponti con gli elettori. Insomma, taglia i ponti con il Paese, parliamoci chiaro.

Alcune brevissime proposte:

- impegno del partito a portare avanti in tutte le sedi competenti la modifica della legge elettorale in senso maggioritario ed uninominale.

- Impegno del partito, subito, qualora non fosse ancora modificata la legge elettorale in senso maggioritario, ad indire le primarie per stilare la “classifica” degli eletti. Ho i miei seri dubbi che molti parlamentari di oggi, in gara con altre persone, alcune di loro qui presenti guadagnerebbero un posto in prima fila.

Voglio aprire, ora, una piccola parentesi tutta congressuale, ma figlia dei principi appena nominati. Come sapete nei prossimi mesi il partito dovrà scegliere anche i segretari regionali e quelli cittadini.

Io vorrei che di queste figure professionali si costruisse il profilo prima che un’identità (la cosiddetta “job”).

Io vorrei che il segretario cittadino o il segretario regionale fossero persone dedicate a tempo pieno al partito. A costruirlo. A girare per i circoli.

Voglio molto bene a Debora Serracchiani, ma assolutamente non condivido che faccia l’europarlamentare e contemporaneamente la segretaria in Friuli. Bisogna dirlo, con lo stesso coraggio che ha usato lei in altre situazioni. [io e Debora ci siamo parlate nella serata di ieri su questo punto. Capisco le sue ragioni, ma non possiamo fare eccezioni, altrimenti poi le dobbiamo fare con tutti, anche con chi non è capace di fare due cose insieme]

Voglio molto bene a Morassut, ma so molto bene che ha fatto un ottimo lavoro perché circondato di bravissimi e giovanissimi collaboratori. Non sarebbe più semplice che invece di delegare il lavoro ad altri lo facessimo fare direttamente a loro il segretario regionale?

Va bene. Facciamo però passare il principio – e questa è una proposta – che il segretario regionale non sia più di un consigliere regionale e che sia pertanto imbevuto politicamente di territorio fino al midollo e che un segretario cittadino non sia più di un consigliere provinciale. Tra l’altro sia i consiglieri regionali che quelli provinciali sono eletti con leggi elettorali più che dignitose, quindi credo sia una classe politica meglio selezionata di quella parlamentare. Scusate ma devo dirlo.

Noi abbiamo davanti una sfida folle tra tre anni. Una sfida che non possiamo più perdere perché io ero adolescente quando è spuntato Berlusconi, ora sono quasi vecchia e lui è ancora lì. Io voglio un Paese diverso. E per avere un Paese diverso ho raggiunto la consapevolezza (a volte disperata) che questo lo si può fare solo trasformando questo nostro partito in una macchina da guerra. Una macchina da guerra ha bisogno di generali a tempo pieno. Di segretari cittadini e regionali che seminano, piantano, organizzano, distribuiscono fondi e soprattutto entusiasmo continuo. Un partito organizzato, signori, è un partito che c’è. Che è aperto. Che ha fondi. Che ha autorevolezza sui territori.

Non possiamo, davvero non possiamo, utilizzare le poltrone di partito (e parlo dei posti alle varie segreterie) per accontentare correnti o per cristallizzare poteri.

Deve essere chiaro che fare il segretario è un lavoro. Un lavoro faticoso e duro. E non si può fare altro che quello perché siamo sotto di 24 punti rispetto ad un’idea di maggioranza e NON abbiamo più tempo.

CRISTIANA ALICATA

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