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Diario Politico: il governo chiede la fiducia sul pacchetto anti-crisi e Fini replica “Mai più così”

luglio 23, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana stasera vi propone il consueto diario politico, firmato da Carmine Finelli. Nell’edizione di questa sera troviamo la reazione della terza carica dello Stato, che ammonisce il governo per aver chiesto la fiducia su un decreto rilevante come il ddl anti-crisi. L’Idv di Di Pietro ribadisce le ragioni della protesta di ieri; protesta, lo ricordiamo, rivolta principalmente al Presidente della Repubblica, ed infine il Csm ed il Guardasigilli Alfano sulla riforma del processo penale. Buona lettura!

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Nella foto, Gianfranco Fini

di Carmine FINELLI

Giornata all’insegna della faida interna nella maggioranza. Il governo pone l’ennesima questione di fiducia e lo fa sul decreto anticrisi. Ad annunciarlo è il Ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito.
Come è noto, la questione di fiducia sul maxiemendamento è stata fortemente avversata dal Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, il quale lancia un monito al governo. “Mai più così” è la replica stizzita della terza carica dello stato. Il maxiemendamento dovrebbe essere votato venerdì, mentre la decisione sull’intero pacchetto per fronteggiare la crisi è attesa al più tardi per martedì. Il testo poi passerà al Senato.
A Montecitorio però, i malumori non sono solo quelli del Presidente Fini. Anche esponenti del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, sempre più in rotta con il Pdl e con la maggioranza di governo. Per questa ragione il Mpa non voterà la fiducia. Carmelo Lo Monte, capogruppo alla Camera per gli autonomisti del sud, precisa che l’Mpa “non ha ancora deciso se ci sarà un vero e proprio voto contrario o se si tratterà di astensione o di uscita dall’aula al momento del voto”. Il capogruppo in commissione Bilancio, Roberto Commercio aggiunge che i deputati e i senatori del Mpa si riuniranno “con Lombardo e con lui decideremo”. Il clima dalle parti di Via del Corso si fa rovente. Anche l’annuncio della fiducia è stato dato tra le polemiche. Il presidente Fini avrebbe voluto sospendere la seduta in attesa della decisione finale del governo. Fini ha poi chiesto al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di “presenziare alla seduta con l’auspicio, altro non posso fare, che spieghi all’aula perché il governo è addivenuto ad alcune valutazioni che, nella generale valutazione della presidenza saranno relative alla conformità o meno dell’emendamento con il testo approvato dalle commissioni”. La terza carica dello stato si è poi lasciato andare a delle valutazioni più tecniche. Anche se Fini si rende conto “delle ragioni del governo” ritiene che alcune parti dell’emendamento siano inammissibili. Si tratta in particolare di un “seppur limitato numero di disposizioni, integrazioni e correzioni, oltre a due emendamenti presentati in commissione”. Per lex presidente di Alleanza nazionale da maxiemendamento andrebbero “espunte” tutte quelle norme suscettibili di essere trattate con provvedimenti ad hoc. Fini ha poi riconosciuto che il lavoro svolto in commissione ha rispettato il ruolo del parlamento, anche se l’apposizione della fiducia ha complicato i rapporti tra governo e Parlamento. Infatti il binomio maxiemendamento-fiducia “il pieno dispiegarsi delle prerogative parlamentari. Per il futuro – aggiunge – non potremo sottrarci a una riflessione sulla prassi di conversione dei decreti legge e sulla successiva posizione della questione di fiducia”.
Inaspettatamente, il ministro dell’economia Giulio Tremonti si dichiara in perfetta sintonia con quanto esposto dal Presidente Fini. “Il testo è quello base della commissione – spiega il ministro dell’Economia -. Ci sono delle varianti di carattere lessicale e formale. Prendiamo atto di quanto detto nella forma e nella sostanza sull’energia e gli studi di settore e condividiamo perfettamente le ragioni della Presidenza della Camera”.
Dall’opposizione gli strali polemici investono anche il capo dello stato. L’Italia dei Valori ed il suo leader Antonio di Pietro hanno rivolto un nuovo appello a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, per convincerlo a non firmare il provvedimento. A parere dell’x magistrato con l’apposizione della fiducia, il governo dimostra “ancora una volta di essere un governo piduista che toglie spazio alla democrazia”.

Idv. Ma quella di ieri non è stata una semplice manifestazione, una normale espressione di dissenso da parte dell’Italia dei Valori. Ormai il sistematico attacco alle istituzioni è diventato conditio sine qua non della politica dipietrista. Ed a dirlo sono proprio i suoi alleati. Quel Partito Democratico che sembra esser tenuto in ostaggio dal querulo ex magistrato, torna ad alzare la voce. “Da membro dell’opposizione, trovo sinceramente che indirizzare l’attacco, in modo pretestuoso e anche volgare, contro il capo dello Stato, è semplicemente un modo per aiutare il governo e il presidente del Consiglio a sollevarsi dalle proprie responsabilità” tuona Massimo D’Alema, il quale dà un perentorio consiglio a di Pietro. “L’onorevole Di Pietro la smetta” è l’invito rivolto dall’ex premier al leader dell’Italia dei Valori. Gli attacchi del leader dell’Idv, secondo D’Alema, non riguardano i rapporti tra Partito Democratico ed il partito di Di Pietro, ma “la necessità per tutti di rispettare Napolitano, nel suo ruolo istituzionale, ma anche il modo in cui concretamente il capo dello Stato lo sta esercitando, con grande equilibrio e anche con grande rispetto formale e sostanziale delle norme e dei principi democratici”.
Non solo D’Alema all’attacco dell’orami ex alleato. Anche l’attuale segretario del Partito Democratico Dario Franceschini accusa Di Pietro di essere “più concentrato ad attaccare il presidente della Repubblica che il presidente del Consiglio. Invece l’opposizione – secondo il numero uno del Pd – dovrebbe semmai contrastare il governo. Un grande partito riformista, anche quando è all’opposizione – continua Fransceschini – deve far prevalere l’interesse generale rispetto a utilità di prendere un voto in più. Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, è nella sua discrezione decidere se mandare o meno un messaggio formale alle Camere, e d’altra parte ci sono molti precedenti di messaggio al governo. Il presidente ha fatto una scelta responsabile con parole chiare. Una forza d’opposizione non dovrebbe spostare sul presidente della Repubblica la propria attenzione”.
Giustizia. E se le forze dell’opposizione sono intente a discutere dell’opportunità o meno delle sortite dell’onorevole Di Pietro, al Consiglio Superiore della Magistratura si discuteva di questione di tutt’altro tenore. Il plenum dell’organo di autogoverno della magistratura ha infatti bocciato il ddl Alfano sulla riforma del processo penale. Secondo il Csm il provvedimento viola alcuni principi costituzionali quali l’obbligatorietà dell’azione penale e la ragionevole durata dei processi.
Tuttavia, il vice presidente del Csm Nicola Mancino ha tenuto a ribadire che non si tratta di una bocciatura, semmai di un “parere articolato”. Sulla stessa linea anche il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, secondo cui “E’ il Parlamento che boccia i ddl”. Rimane però il parere negativo della VI commissione. Come spiega il relatore della delibera del Csm, Livio Pepino, “non ci sono state modifiche sostanziali” al giudizio che la scorsa settimana aveva tacciato di incostituzionalità il ddl”. Il nuovo documento ha solo tolto i dubbi sulla costituzionalità della norma, ma il parere, precisa Pepino resta negativo.

CARMINE FINELLI

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