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VERSO IL CONGRESSO PD: ABBANDONANO LA GARA IN DUE E RESTANO IN TRE A CORRERE PER LA SEGRETERIA NAZIONALE

luglio 23, 2009 di Redazione 

E’ ufficiale la corsa per la segreteria nazionale del Partito Democratico riguarderà solo tre dei tanti nomi fatti in queste ultime settimane: Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino. A sorpresa di tutti due dei cinque candidati si sono fatti indietro all’ultimo minuto. Il giornale della politica italiana vi propone perciò per questo pomeriggio la situazione aggiornata. Il servizio, di Attilio Ievolella.

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Nella foto, Dario Franceschini e Pierluigi Bersani

di Attilio IEVOLELLA

Corsa a cinque. Anzi no… Contrordine: corsa a quattro. Forse… perché il numero potrebbe calare ancora…
Alle 20 di stasera scade, difatti, il termine ultimo per la presentazione delle candidature alla segreteria del Partito Democratico. Le uniche candidature certe sono quelle di Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino, regolarmente accompagnate da mozione e numero sufficiente di firme (di iscritti appartenenti a cinque regioni diverse). Pare tagliata fuori, difatti, l’ipotesi Renato Nicolini, candidatura avanzata, per la verità, nella giornata di ieri a sorpresa: è difficile che Nicolini possa riuscire a raggiungere il numero di firme indispensabili per sostenere la propria mozione.

Ma la sorpresa vera è arrivata da Mario Adinolfi, candidato ufficialmente da tempo alla segreteria, con l’annuncio dell’appoggio a Dario Franceschini: “Mi convince la piattaforma di Dario e la squadra che ha formato – ha spiegato -, mi va di giocare la partita con persone come Sassoli, Serracchiani, Barraciu”.

Restano in tre, quindi, a contendersi la carica di segretario nazionale del Partito Democratico: Bersani, Franceschini, Marino – scritti in rigoroso ordine alfabetico – si confronteranno nel contesto del congresso prima e in quello delle ‘primarie’ poi, ad ottobre.

E da Milano, questo pomeriggio, è arrivato ufficialmente il ‘guanto di sfida’ lanciato da Ignazio Marino, che ha presentato – anzi, sta presentando mentre scriviamo – la propria mozione nella cornice della Camera del Lavoro.
Le primissime parole di Marino sono state centrate su “una proposta per il Partito Democratico, una proposta per ritrovare lo spirito del ‘Lingotto’ del 2007, e portarlo avanti, con volontà, coraggio e immaginazione. Il progetto sembra confuso, appannato, ora va rilanciato”. E tra i primi temi affrontati, quello delle pari opportunità che “in Italia sono un dipartimento di Palazzo Chigi e non un principio chiaro” e quello della democrazia, nelle sue infinite sfaccettature, che coinvolgono istruzione, ricerca, imprenditoria, università, diritti dell’uomo, economia, e che sono centrate “sulla persona”. Senza dimenticare un passaggio, centrale, sulla laicità, che “per come la vedo io è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e nell’interesse generale, e ponendosi nel dibattito senza credere di possedere la verità, ascoltando gli altri, accettando la decisione presa dopo il dibattito e difendendola con lealtà. Ma la nostra proposta verrà ampliata assieme ai circoli, con la gente”.

Sullo sfondo, come scritto ieri, anche alleanze, appoggi, sostegni. Ufficiali o ufficiosi, poco importa, perché ciò che conta è il risultato. Da questo punto di vista, la presa di posizione di Adinolfi è un segnale importante, ma altrettanti e altrettanto importanti movimenti si registrano sotto traccia.
Su questo aspetto, però, ha fissato un paletto, da Milano, Marino: “Non faremo accordi – ha assicurato -. La mia candidatura non è e non sarà merce di scambio. La mia è una candidatura per diventare segretario del Partito Democratico e per arricchire il dibattito congressuale”.

ATTILIO IEVOLELLA

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