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Diario politico: Cnel “situazione critica” il tasso di disoccupazione potrà raggiungere il 9%

luglio 22, 2009 di Redazione 

Anche oggi vi proponiamo il consueto appuntamento con il nostro diario politico. Nell’edizione di questa sera troviamo anzitutto il Rapporto 2008 del Cnel, che delinea uno scenario preoccupante per la fine dell’anno, soprattutto per i giovani precari, che saranno i più esposti alla nuova ondata di disoccupazione, a seguire l’iter del pacchetto anti-crisi, la dura risposta di Fini alla Libia, il Pd e la corsa a cinque per la segreteria nazionale, ed infine le dichiarazioni di Mario Draghi su ‘Crisi e Mafia’.-

Nella foto, il presidente del Cnel Antonio Marzano

di Ginevra BAFFIGO

La giornata politica appena conclusasi si è caratterizzata per il tetro panorama che la crisi economica delinea all’orizzonte. Dopo la pubblicazione del rapporto del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ci sarà ben poco da minimizzare, ed i dati riportati difficilmente potranno cambiare somministrando dosi di ottimismo o proponendo rivisitazioni parafrasate di Franklin D.Roosevelt. La situazione è grave. E a dirlo ora sono gli esperti, che guardano con timore alla fine dell’anno; il tasso di disoccupazione potrebbe sfiorare il 9%, e a perdere il posto di lavoro potrebbero essere, nella peggiore delle ipotesi, 820mila persone, mentre la prospettiva “rosea”, quella cui paradossalmente si auspica è di 620mila unità. A pagare principalmente con il proprio posto di lavoro saranno tra l’altro i precari, e quindi in ultima istanza i più giovani; la fascia di lavoratori fino a 35 anni. “Il lavoro a termine – viene sottolineato nel rapporto del Cnel – appare subire in maggiore misura i processi di aggiustamento delle imprese, con effetti che sono più intensi sulle classi di età fino a 35 anni, considerata anche la parziale copertura assicurata dal sistema di ammortizzatori sociali”. Questi ultimi infatti “si stanno dimostrando più efficaci del previsto nel fronteggiare la caduta dell’occupazione” ma il Cnel aggiunge che “le caratteristiche negoziali della cassa integrazione preservano il capitale umano nelle aziende ed evitano, almeno fino a oggi, quei licenziamenti di massa che sarebbero dannosi per le imprese, i lavoratori e il Paese”.
Sebbene la Cassa integrazione negli ultimi due mesi abbia rallentato è rimasta ugualmente “su livelli assoluti molto elevati a testimoniare della profondità della crisi”. Nel rapporto 2008 del Cnel si legge infatti che la disoccupazione “continuerà ad aumentare e il ricorso agli ammortizzatori sociali” sarà ancora significativo”. Gli economisti guardano con particolare attenzione agli ultimi mesi del 2009 e ai primi del 2010 e come scrivono nel Rapporto questi mesi saranno “Cruciali nel determinare le caratteristiche e l’intensità della ripresa. Per questo motivo è importante che ci sia piena consapevolezza del fatto che nei prossimi mesi potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito”.
La fisionomia finale che verrà data al nostro, attualmente malandato, sistema di ammortizzatori sociali “sarà determinante per garantire la necessaria coesione sociale e la tenuta del sistema produttivo”. Bisognerà perciò guardare con attenzione “alle dinamiche dei prossimi mesi e promuovere tutte le azioni necessarie nelle sue competenze per assicurare al Paese una strategia di uscita dalla crisi che sia virtuosa, efficace e che faccia riprendere una crescita basata sulla produttività, l’occupazione e la dinamica salariale”.
Il Premier a tal riguardo rilancia la politica dell’ottimismo, in quanto, sebbene sia stata superata la fase “psicologica” della crisi, è essenziale che venga sostenuto il consumo. “No ad atteggiamenti negativi” chiosa il nostro presidente del Consiglio, e riportando il dato di un sondaggio chiosa “Il 76% ha risposto che, anche se intenzionato a cambiare l’auto, non l’ha fatto per paura della crisi”. Un atteggiamento negativo che hanno anche “i sedici milioni di pensionati” e i dipendenti delle aziende private. “Chi rischia sono i cinque milioni di lavoratori autonomi” asserisce Silvio Berlusconi. Lo stesso ribadisce infine che “dobbiamo essere orgogliosi del sistema bancario italiano” e propone il rimedio estivo per uscire dalla crisi: “Fate le vacanze in Italia più che all’estero. Serve a mantenere alta la domanda e magari si può uscire prima dalla crisi”. Sembrano davvero degli ottimi consigli, ma la preoccupazione dei molti cassaintegrati, dei piccoli e purtroppo anche dei grandi imprenditori non scema per questo. Tanto più che la crisi economica sembra l’unico argomento trattato nelle diverse sale di Montecitorio.

Mario Draghi infatti ritorna a parlare di crisi sebbene in un contesto del tutto diverso, da quello che di solito viene preso in esame: “Durante la crisi le imprese vedono inaridirsi i propri flussi di cassa e vedono cadere il valore di mercato del proprio patrimonio” ci fa sapere Draghi. “Per questo l’azione di contrasto deve farsi ancora più attenta e decisa”. Il Governatore accusa la criminalità organizzata di essere il vero “freno” alla crescita dell’Italia. E chiede che si metta in campo un piano per osteggiarla e sconfiggerla definitivamente. “Usciremo dalla crisi economica in corso – prosegue Draghi – con più disoccupazione e più debito. Perché entrambi diminuiscano, dovremo essere capaci di crescere a una velocità ben maggiore di quella degli ultimi dieci anni. Avremo bisogno di più infrastrutture, di più capitale umano e sociale. Fra gli ostacoli che, in vaste aree del Paese, frenano il tasso di crescita vi sono organizzazioni criminali aggressive, pervasive, opprimenti. L’azione di contrasto della criminalità organizzata, l’oggetto principale del lavoro di questa commissione, mi pare oggi più importante che mai”. Così nel corso dell’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è tornato a parlare della crisi, di come ci siano ricadute in questi momenti ad opera della ricettazione mafiosa. Per il governatore della Banca d’Italia la lotta al riciclaggio “sta producendo gli effetti desiderati” grazie anche alle introdotte modifiche normative e istituzionali, volute dal legislatore e dalla “collaborazione fra i soggetti pubblici e privati coinvolti”. Draghi aspirerebbe infatti alla creazione di “una nuova delega per la relazione di un testo unico”.

Decreto anti-crisi: già nell’appuntamento di ieri sera ci siamo occupati lungamente degli aspetti peculiari del ddl anti-crisi, del quale il governo vorrebbe concludere rapidamente l’iter, attraverso la richiesta della fiducia. Se non fosse che, quella che inizialmente era solo una manovra per frenare gli effetti devastanti della crisi, in pochi giorni si è trasformata in maxi-emendamento, nel quale rientrano scudo-fiscale, innalzamento dell’età pensionabile delle donne e regolarizzazione di colf e badanti. Ma al di là della riluttanza delle opposizioni, che chiaramente se dovesse esser chiesta la fiducia vedrebbero ancora una volta depauperata la propria autorità e non udite le proprie istanze, il maxi-emendamento sembra non piacere anche ad illustri membri del governo. Prima fra tutti il ministro Prestigiacomo, la quale ha espresso il proprio dissenso in merito allo stop all’articolo 4, la norma che rafforzerà i poteri dell’autorità per l’energia sulla formazione del prezzo per il gas, su cui maggioranza e governo sono andati sotto in commissione. Ma i problemi e le critiche non sono solo di natura politica bensì, e su questo punto si potrebbe fermare definitivamente l’iter del decreto, i problemi più rilevanti sembrano quelli di natura tecnica. Il servizio studi della Camera ha infatti richiamato l’attenzione sul calcolo dell’aliquota dello scudo fiscale, che risulterebbe inesatto, ed ha espresso delle perplessità in merito al fondo per le attività di carattere sociale di pertinenza regionale, che dovrebbe in qualche misura anticipare il federalismo fiscale. Quanto a quest’ultimo “la costituzione di un fondo settoriale, se pur molto ampio, a destinazione vincolata sembrerebbe essere in contraddizione” proprio con i “principi” e con il “disegno” dettati dalla riforma con il federalismo. Ci aspettano a breve le reazioni della Lega, che potrebbe vedersi sfumare quel federalismo tanto desiderato, la vittoria di cui tanto vorrebbero fregiarsi. Il Pd dopo aver abbandonato la seduta di ieri, sembra tornare sui suoi passi e si dice disposto a lavorare al suddetto decreto fino al 2 di agosto. Come spiega la senatrice Anna Finocchiaro ”C’e’ un certo stato confusionale di la’ alla Camera da parte della maggioranza per cui non e’ possibile al momento determinare tempi certi per il possibile approdo del provvedimento al Senato. Da parte nostra abbiamo comunque dato piena disponibilità a lavorare fino al 2 agosto”.

Ed in casa Pd… senza dilungarci ulteriormente, dato oggi sul nostro giornale è stato pubblicato un bellissimo articolo di Attilio Ievolella nel quale la situazione del Pd è stata affrontata con dovizia di particolari, dobbiamo però in questa sede riportare la sorpresa di quanti hanno seguito la corsa alle candidature per la segreteria nazionale. Clamorosi “In &out” dell’ultimo momento hanno portato alla conclusiva ed ufficiale discesa in campo di cinque uomini. E per quanto riguarda il quinto, tra sollievo e delusione, non si tratta di Grillo, ma del repentina candidatura di Nicolini. Il comico di cui abbiamo seguito le imprese ha commentato seccamente «Il PDmenoelle ha annullato anche la mia iscrizione di Paternopoli. Non ho quindi la possibilità di candidarmi a segretario». Mentre toni ben più forti sono stati usati da Forgione, l’unico ad aver dato la tessera al comico, malgrado il diverso avviso della sede romana. Deluso, forse anche dal fatto che era molto vicino ad avere iscritto al suo circolo un possibile segretario nazionale, ha dichiarato alacremente «Sono molto dispiaciuto perché il partito di Roma ha perso l’occasione di dimostrare che siamo un partito democratico davvero. Hanno vinto gli ‘ayatollah’ di Roma e i loro ‘mullah’ sul territorio». Mentre forti polemiche seguiranno un’altra candidatura, andata a buon fine, quella di Beppino Englaro, che ha deciso di correre per la segreteria regionale lombarda del Partito Democratico. Una candidatura simbolica a sostegno di Ignazio Marino, che fa infuriare i quartieri Teodem, e non solo.

Fini dura risposta alla Libia: «La risposta della Libia è stata inadeguata, deludente e politicamente miope: definirla così è un dato di fatto». Raramente in politica si sentono frasi che non necessitano di spiegazioni e mediazioni. Così si espresso la terza carica dello Stato, la cui cifra politica è sempre stata una certa predisposizione diplomatica. Oggi rifiuta i mezzi termini per la risposta avuta dal suo omologo libico alla richiesta del governo italiano di costituire una commissione mista di parlamentari, italiani e libici, per visitare i centri di transito in cui gli immigrati dalla Libia guardano all’Europa. Gianfranco Fini prosegue asserendo che «nei rapporti tra Paesi è doveroso porre in cima il rispetto dei diritti umani, dei rifugiati e delle convenzioni internazionali». Dopo la visita di Gheddafi a Roma, l’ex leader di An pensava di dar luogo alla «costituzione di una delegazione mista di parlamentari che potessero recarsi nei centri di raccolta in Libia degli immigrati per verificare sul posto il rispetto dei diritti umani e delle garanzie per chi richiede asilo». Tripoli si dice disponibile ad una delegazione mista, ma si affretta poi a specificare «non per i motivi citati». La Libia dichiara che «nei centri non ci sono rifugiati politici e per quanto riguarda i diritti umani, la Libia ha emesso la grande Carta verde dei diritti umani a loro tutela, quindi si tratta di una questione interna».

GINEVRA BAFFIGO

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