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A 40 ANNI DA QUEL “PICCOLO PASSO PER L’UOMO”

luglio 20, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, in questa splendida panoramica firmata Attilio Ievolella, ricorda il quarantesimo anniversario dell’allunaggio. Noi del Politico.it rendiamo omaggio, per quel che ci è consentito sulle nostre pagine, a quella straordinaria avventura che portò Neil Amstrong e l’equipaggio dell’Apollo 11 a muovere quel primo “piccolo passo per l’uomo”. Buona lettura!

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Nella foto, l’equipaggio dell’Apollo 11

di Attilio IEVOLELLA

Guardavamo tutti il cielo (idealmente) e la televisione (più prosaicamente). Eravamo in attesa che il prodigio si compisse: l’uomo conquistava la luna, ne calpestava il suolo, la ammirava. Lo facevano due astronauti – Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, statunitensi -, lo faceva il mondo intero, seppur da lontano, da molto lontano. Era il 20 luglio – il 21 luglio in Italia, in ritardo di qualche ora sugli Stati Uniti – del 1969, era il 20 luglio di quarant’anni fa.
E mentre il mondo osservava la luna, sarebbe stato interessante fare l’operazione contraria, osservare il mondo dalla luna… Si sarebbero scoperte tante cose, alcune straordinariamente interessanti, altre straordinariamente (e tragicamente) umane…

Era il 1969. E la ‘guerra fredda’ dettava i temi dell’agenda politica al mondo intero. Il costante conflitto tra Stati Uniti d’America e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche – Usa contro Urss – attraversava ogni settore della vita dell’uomo. Anche quello storico sbarco sulla luna era un avvenimento politico: erano gli Usa che battevano l’Urss nella corsa allo spazio, nella conquista delle stelle, nella caccia alla luna, e, più prosaicamente, nella evoluzione della tecnologia. Che, volente o nolente, significava anche maggiori capacità in ambito militare. Per la cronaca, i russi riuscirono soltanto – si fa per dire – a inviare il primo velivolo in orbita ad orbitare attorno alla luna (nel 1966) e proprio nel 1969 e a far arrivare una sonda sul suolo lunare.
Così, quella bandiera ‘stelle e strisce’ conficcata sul suolo lunare era il simbolo di quegli anni, di quei decenni, di quella diarchia cominciata dopo la seconda guerra mondiale e protrattasi sino al 1989…

E il mondo, che viveva quella storica impresa, era anche il mondo che si costringeva a vivere drammi come quello di Jan Palach… La sua storia, i suoi gesti erano l’altra faccia della medaglia dello scontro Usa-Urss.
L’Unione Sovietica era penetrata in Cecoslovacchia, nell’agosto del 1968, per reprimere, brutalmente, finanche con l’utilizzo dei carri armati, il movimento politico e sociale riformista, la cosiddetta ‘Primavera di Praga’, promossa dallo stesso Partito Comunista cecoslovacco. Quella svolta, quell’inclinazione verso una maggiore libertà, innanzitutto politica, era intollerabile per i vertici dell’Urss.
La risposta di Palach fu la denuncia estrema della brutalità del regime sovietico e della ignavia del resto del mondo: Jan Palach, nel pomeriggio del 16 gennaio 1969, si recò nel centro di Praga, si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco con un accendino. La sua agonia durò tre giorni. Al suo funerale parteciparono oltre 600mila persone, provenienti da tutto il Paese.

E nel mondo che arrivava sulla luna c’era anche un’Italia scossa da scioperi e violenze, animata da un conflitto sempre più forte tra destra e sinistra. A febbraio di quel 1969 ci sono addirittura scontri tra parlamentari del Pci e parlamentari del Msi. Ma quello è solo un piccolo conflitto. Assolutamente poca cosa, rispetto alle ferite che il Paese subisce: ad aprile, una bomba esplode nello stand della Fiat alla Fiera Campionaria di Milano, e sei persone rimangono ferite, mentre un ordigno rudimentale inesploso viene rinvenuto, sempre a Milano, nella stazione centrale; ad agosto, otto ordigni esplodono su diversi convogli, con dodici persone ferite; a dicembre, il 12 dicembre, una bomba esplode nella Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano, uccidendo sedici persone e ferendone novanta, e un altro ordigno viene ritrovato sempre a Milano, alla Banca Commerciale, in piazza della Scala, mentre a Roma una bomba scoppia alla Banca Nazionale del Lavoro, in via Veneto, provocando sedici feriti, e altri due ordigni esplodono rispettivamente sull’Altare della Patria e al Museo del Risorgimento.
Questa è l’Italia del 1969, che sogna la luna e che ha paura della realtà, che si riunisce idealmente a vedere e ad ascoltare lo sbarco sulla luna e che pure si ritrova divisa, drammaticamente divisa… Per ragioni di politica, di economia… di follia.

Quarant’anni dopo, l’Italia ricorda quella storica impresa.
Quarant’anni dopo ci si può interrogare: quel “piccolo passo per l’uomo” è stato davvero “un grande passo per l’umanità”? E da allora quanti passi avanti sono stati compiuti, per davvero?

ATTILIO IEVOLELLA

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