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LIBANO: VIOLENTA REAZIONE CONTRO I CASCHI BLU DEL UNIFIL

luglio 20, 2009 di Redazione 

I militari interforze dell’Onu sotto l’Unifil, i cosiddetti Caschi blu, andati a controllare nel Sud del Libano, a Kherbet Selen, la zona dove da poco si era verificata l’esplosione di un deposito d’armi clandestino del movimento sciita Hezbollah, sono stati accolti da un centinaio di persone del luogo che armati di pietre si sono scagliati contro i militari italiani e francesi. Nei tafferugli sono rimasti leggermente feriti alcuni soldati. Ma l’Onu considera l’incidente dell’esplosione ”una seria violazione della risoluzione Onu”, che ha sospeso, nell’agosto 2006, le ostilita’ tra Hezbollah e Israele. La risoluzione,infatti, impone l’assenza di armi e uomini armati, non appartenenti all’esercito libanese o alla stessa Unifil, in quell’area. Ci racconta tutto la nostra Désirée Rosadi

Nella foto, caschi blu in Libano

di Désirée ROSADI

Erano andati a verificare un deposito di armi riconducibile a Hezbollah i soldati italiani delle truppe Unifil che, sono stati attaccati ieri da un gruppo di persone con lanci di sassi e qualche sparo. La rimessa era saltata in aria nei giorni scorsi, e le forze internazionali stavano perlustrando la zona, notoriamente base di arruolamento per le milizie sciite. Una risoluzione dell’Onu, infatti, ha stabilito lo smantellamento di tutti i depositi di armi del Partito di Dio nell’area meridionale del Libano: una decisione quanto mai minacciosa per Hezbollah, che cerca di mantenere le sue basi militari a tutti i costi.

A questo proposito, va ricordato come questi territori siano stati occupati dalle truppe israeliane dal 1978 fino al maggio del 2000, un’enclave, compresa tra Libano, Israele e Siria, alle pendici del monte Hermon, che include le colline di Kfar Shuba e il villaggio di Ghajar diviso tra territorio siriano e libanese. In questa area, Hezbollah ha raccolto il suo arsenale per la resistenza ad Israele, trasformando la lotta contro l’occupante in raccolta di consenso tra la popolazione civile. Inoltre, la sovranità sull’area stessa non è mai stata definita con certezza, e questo provoca ancora oggi molte controversie tra i paesi confinanti. Per questi motivi, la comunità internazionale dell’Onu ha stabilito sul territorio conteso le truppe Unifil, con mandato di conferma del ritiro israeliano, di ripristino della pace e della sicurezza internazionale e di sostegno al governo libanese per l’estensione del suo controllo su tutto il territorio nazionale.

Nello specifico, nel marzo del 2008 il piano elaborato dal Generale Graziano, Force Commander dell’Unifil, aveva espresso la volontà di evitare tensioni nell’area, di per sé altamente instabile, ed era stato accettato dall’esecutivo libanese, proprio perchè prevedeva un progressivo ritorno nelle mani di Beirut dell’area disputata. Ma Israele ha espresso più volte timori sulla questione: in questo modo, infatti, Gerusalemme perderebbe il controllo del confine con il Libano, testa di ponte delle milizie sciite. Hezbollah stessa, per quanto dichiari di accettare i negoziati per la soluzione dei contenziosi territoriali con Israele, manifesta altresì un certo fastidio per l’interesse della comunità internazionale, che vuole disarmare le sue milizie.
Gli attacchi di ieri ai militari italiani non sono quindi casuali. Nonostante la presenza della missione Unifil sia ben guardata dalla popolazione civile che lì risiede, dopo anni di guerre estenuanti e di povertà, questa pace rischia di essere minata dal rinnovato potere di Hezbollah. Il governo libanese, da poco insediato e guidato da Hariri, deve ancora attuare una politica decisa e nuova nei confronti di queste forze, che a loro volta sono spinte dal successo dell’Iran conservatore e da una mancata presa di posizione chiara della Siria.

Désirée ROSADI

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