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Diario Politico: IL PONTEFICE PREOCCUPATO PER I DISOCCUPATI, INVITA A “NON SCORAGGIARSI”

luglio 19, 2009 di Redazione 

Nel nostro quotidiano appuntamento del diario politico vi proponiamo stasera: l’Angelus del Papa ed il suo appello preoccupato ai giovani e ai disoccupati; il dopo anniversario della strage di Via D’Amelio e le lettere delle istituzioni; i tre candidati alla segreteria del Pd si confrontano sui diritti civili delle minoranze lgbt e continuano la campagna pre-congressuale; ed infine il plauso di Berlusconi all’ordinanza della Moratti che vieta la vendita ed il consumo agli under 16: “andrebbe estesa a tutta l’Italia”. Il servizio, di Ginevra Baffigo

Nella foto, Benedetto XVI capo della Santa Sede

di Ginevra BAFFIGO

Un’altra settimana si è appena conclusa e la politica “nel giorno del riposo” non ha smesso il suo incessante dispiegarsi nel tempo. Nella settimana che infine ci lasciamo alle spalle si è parlato principalmente della lettera del presidente della Repubblica sul Pacchetto Sicurezza; il dibattito pre-congressuale che muove gli animi del Partito Democratico; la presentazione del Dpef e del decreto anti-crisi che già nei giorni scorsi ha cominciato il suo iter parlamentare. Ma nel nostro diario politico di questa domenica sera non possiamo non iniziare con il discorso domenicale di Benedetto XVI, il quale malgrado l’infortunio al polso di pochi giorni fa, non è mancato all’appuntamento dell’Angelus domenicale. Dopo la celebrazione della Santa Messa, in quel di Romano Canavese officiata dal cardinal Tarcisio Bertone, Benedetto XVI, un po’ non curante del suo braccio ingessato, ha salutato la folla, recitato puntuale la preghiera dell’Angelus ed infine ha benedetto i fedeli accorsi in quel borgo della Bassa piemontese con quella mano destra che un po’ livida sfugge all’ingessatura. Guardando con preoccupazione al numero sempre crescente di disoccupati, invita tutti coloro i quali “sperimentano una situazione di difficoltà economiche a causa della carenza di occupazioni lavorative” a non scoraggiarsi. Si rivolge così alle famiglie, vessate dall’aggravarsi della crisi, richiamando i contenuti della sua enciclica Caritas in veritate, la recente enciclica in cui imponeva alla società di distribuire “un lavoro decente a tutti”. “I valori fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e specialmente la partecipazione alla santa Messa – ha detto il Santo Padre – sono stati lungo i secoli la vostra vera forza. Saranno questi stessi valori – ha aggiunto – a permettere alle generazioni di oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico”. E guardando con speranza al futuro richiama alla memoria un passato non così lontano ma spesso dimenticato “Cari amici, non scoraggiatevi! La provvidenza vi aiuterà. E voi lo sapete bene – ha concluso – perché i vostri nonni furono costretti ad emigrare per carenza di lavoro, ma poi lo sviluppo economico ha portato benessere e altri sono immigrati qui dall’Italia e dall’estero”. Prima di lasciare quel borgo gremito Benedetto XVI ha voluto però dedicare un’ultima parola ai giovani, tentati da una cultura edonista ed ai quali invece andrebbero offerti ” modelli che li incoraggino e che gli aiutino a vincere facili e illusorie tentazioni. Qui, come dappertutto, bisogna domandarsi quale tipo di cultura viene loro proposta, quali esempi e modelli vengano proposti. La gioventù – conclude infine il Pontefice – è piena di risorse ma va aiutata a vincere le tentazioni”. Malgrado il piccolo infortunio il Papa spiega la sua felicità nel ritrovarsi in mezzo ai quei fedeli “Come vedete sono un po’ limitato ma la mia gioia del cuore è piena”.

“Fortunato è quel popolo che non ha bisogno di eroi”: “gli uomini passano, le idee restano” questo si leggeva ieri su uno striscione davanti Via D’Amelio. A portarlo un manipolo di giovani cresciuti nel mito dei due magistrati, purtroppo divenuti eroi a seguito delle note stragi di 17 anni fa. Come già avevamo scritto nel diario di ieri, a 17 anni dalla morte di Paolo Borsellino, a Palermo 200 coraggiosi italiani hanno sfilato in corteo, fregiandosi del simbolo dell’agenda rossa, in memoria di quella del magistrato mai ritrovata. L’amarezza del giorno dopo non poteva di certo mancare. Pochi giornali avevano riportato la cronaca della manifestazione, forse per il numero esiguo di partecipanti, ed ancor meno era stata sottolineata l’assenza ingiustificata dello Stato in quelle strade palermitane. Solo il giorno dopo l’anniversario, tra commozione e tristezza, si registra il peso della solitudine dei Borsellino; non il calore dei cittadini né la solidarietà dello Stato, di fatto rappresentato solo dal procuratore antimafia Piero Grasso e dalle autorità locali. Aspre in tal senso suonano le parole della sorella del giudice, Rita Borsellino, che ha infatti commentato “per tutta la giornata di ieri si sono succedute le manifestazioni. I palermitani non hanno dimenticato. Sono le autorità – sottolinea la stessa – che hanno preferito non venire per evitare le contestazioni”. Ed ancor più amaro il fratello Salvatore: “Speravo che i palermitani si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore in via D’Amelio, non c’è nessuno. Palermo ha dimenticato la promessa che aveva fatto a Paolo il giorno del suo funerale”. Ed in effetti la deposizione di una corona di fiori nella caserma della polizia Lungaro, che ieri ha dato il via alle commemorazioni, è stata per lo più disertata dalla cittadinanza, e a far le veci dello Stato, come si ricordava prima solo il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo; il questore di Palermo Alessandro Marangoni; il comandante della Regione dei carabinieri Enzo Coppola; il sindaco Diego Cammarata. Vertici locali delle forze dell’ordine e poi ovviamente il figlio Manfredi e la moglie Agnese Borsellino, e la sorella di Giovanni Falcone, magistrato assassinato anch’egli per aver contrastato Cosa Nostra due mesi prima dell’eccidio di via D’Amelio. Il Capo dello Stato Napolitano, eroico protagonista battaglia per legalità, ha inviato alla vedova Agnese Borsellino questo messaggio:”A 17 anni dal tragico attentato, rendo commosso omaggio alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti addetti alla sua sicurezza, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina”. Paolo Borsellino, scrive ancora il Quirinale, è stato “un eroico protagonista della battaglia per la legalità e la difesa dello stato democratico”. Fini sulle orme del Presidente ricorda nel telegramma inviato alla singnora Borsellino “La figura di Paolo Borsellino scuote le coscienze e rappresenta un perenne simbolo di eroismo, sensibilità istituzionale, etica della legalità e della libertà” ed alla sua famiglia esprime ” il senso della più profonda vicinanza mia e di tutta la Camera dei deputati”. Quello di Borsellino, aggiunge in conclusione Fini “è l’esempio nobile della determinazione, del coraggio e della coerenza nella lotta contro la mafia”. Ed infine il guardasigilli Alfano scrive “Paolo Borsellino è un eroe senza tempo, che ha contribuito a emancipare le coscienze dei siciliani dai ricatti e dalle paure innescate dalle efferate logiche di mafia. A diciassette anni dalla terribile strage mafiosa che lo ha sottratto ai suoi cari e alla sua alta missione, il suo esempio e il suo messaggio di legalità rappresentano ancora oggi quei parametri etici e di giustizia a cui è necessario rifarsi”. Ma certo è che per quanto possano esser graditi questi messaggi e parole di vicinanza, non riescono a trasmettere il calore di una stretta di mano. Il minimo mi permetto di aggiungere che si deve alle famiglie di chi si è sacrificato perché l’Italia potesse essere un Paese migliore.

Il Pd verso il congresso Il gay Village apre agli aspiranti segretari nazionali del Partito Democratico; dopo Ignazio Marino, Bersani ha accettato l’invito e si attende in questi giorni la risposta di Franceschini, andrà anch’egli a parlare di coppie di fatto, adozioni e laicità? Marino -il senatore-chirurgo, che sin dalla sua discesa in campo ha fatto della laicità una propria effige, ha già chiarito punti spinosi del programma in quel del Gay Village romano: “Sì alle adozioni per i single; unioni civili sul modello tedesco e britannico”. Iil candidato dei giovani si dimostra agguerrito malgrado non possa contare sulla forza organizzativa degli altri sfidanti, «la sua candidatura però ha già fatto bene al congresso» ci spiega il coordinatore Michele Meta. E’ comunque riuscito a portare dalla sue personalità come Veronesi, Rodotà, Odifreddi e la Mafai che per lui «ha ripreso la tessera dopo molti anni». Marino ieri ha detto sì alle unioni civili per i gay, portando a casa il sostegno di Imma Battaglia (Gay Project), ma anche qualche perplessità di Aurelio Mancuso (Arcigay), che chiede chiarimenti: “Marino deve chiarire sulle unioni gay: a noi può star bene una piattaforma in cui ci sia al primo posto la richiesta di accesso al matrimonio, accompagnata poi da altri istituti più “leggeri” come unioni civili o pacs”. Infuriano venti di tempesta e lo scontro pre-congressuale riaccende la lotta intestina al Pd in materia di bioetica e di diritti civili. Non tarda così la reazione della Binetti, la teodem chiamata in causa l’altra sera dallo stesso Marino, la quale in tutta risposta chiosa “È’ Ignazio che, per la deriva radical-laicista presa, è estraneo al Pd. Mi sono chiesta in queste settimane se è disperato e allora rastrella i voti che trova, se è un calcolo o se semplicemente non si rende conto di quel che dice. Marino è cambiato con un viraggio spiccato verso i radicali. Il punto non è che io potrei andarmene, capisco che sia irrilevante, ma migrerebbe molta gente sentendosi estranea se lui vincesse o modificasse la rotta dei Democratici”. Ma cede alla tentazione della polemica anche il cattolico Beppe Fioroni, il cui sostegno va a Dario Franceschini, ma che sul senatore ‘laicista’ incalza asserendo che “La laicità è un metodo garantito dalla Costituzione. Faccia pure Marino l’ultrà della curva sud, ma non certo il segretario di un partito plurale in una situazione difficile. Torno da un’assemblea di artigiani e lavoratori: di cosa avrei dovuto parlargli, delle differenze tra cellule staminali embrionali e adulte o delle misure anti-crisi?”.
Mentre Marino si difende e osteggia a un tempo solo l’ala cattolica dei democratici, gli altri due candidati proseguono nella spartizione del sostegno di sindaci e governatori: se come si ricordava ieri Bersani trova l’appoggio del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e di Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, Franceschini trova fra i suoi ‘supporters’ amministratori come il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, e quello di Cosenza, Salvatore Perugini.
Ma soprattutto a tracciare la linea di demarcazione sono i due volti, spesso contrapposti,di D’Alema e Veltroni. I due si schierano tirando frecce avvelenate dalle colonne di importanti testate italiane; il primo palesa la sua scelta, di certo non sorprendente, sull’Unità attaccando Franceschini: “Un partito che ha sulle spalle due sconfitte pesanti normalmente cambia. Il cambiamento è Bersani”. Dal Corriere della Sera, invece, Veltroni fa saperela sua: “Bersani ha una piattaforma legittimamente dentro l’evoluzione Pci-Pds-Ds e punta a un modello di partito come ce n’erano un tempo” mentre aggiungel’ex-leader del Pd “Franceschini disegna un partito con l’ambizione di cambiare radicalmente il paese”. «Una caricatura» chiosa in tutta risposta l’ex ministro Pier Luigi Bersani.

Berlusconi applaude l’ordinanza anti-degrado della Moratti: già ieri ne abbiamo scritto, ma l’ordinanza di divieto di consumo e vendita di alcolici agli under 16 trova oggi il plauso del Presidente del Consiglio. Da Villa Certosa, residenza violata da scatti indiscreti, il Premier fa sapere, in merito all’ordinanza, che si tratta di un’ «Idea eccellente, spero venga ripresa da tutte le amministrazioni- e prosegue lo stesso- è un’ottima iniziativa quella della Moratti, che potrebbe essere estesa a tutta Italia. Io sono estremamente preoccupato per l’uso sconsiderato che i giovani fanno dell’alcol, e infatti da tempo avevo in mente di agire per mettere rimedio a una grave emergenza. Per questo, ben vengano altre ordinanze da parte di sindaci di tutta Italia, avranno tutto il mio appoggio». Non è perciò da escludere che, come avvenne con il decreto antifumo dell’allora ministro Sirchia, anche in questo caso il governo possa estendere con un’apposita legge il divieto a tutto il territorio nazionale. E’ inoltre la seconda volta, da quando è scoppiato lo scandalo delle escort, che il presidente del Consiglio torna sul “luogo del delitto”, eppure malgrado ciò guarda con ottimismo alla fitta agenda che lo attende a Roma; dalla ricostruzione in Abruzzo alla minacciate dimissioni del sindaco dell’Aquila. Il Premier a tal riguardo chiosa senza scomporsi «Sull’Abruzzo siamo assolutamente tranquilli. Stiamo preparando alloggi per 19 mila persone, due blocchi di villette a schiera, sarà una urbanizzazione con campi gioco, con il verde, vedrete, la gente si troverà bene e non si muoverà più da lì. Proprio oggi ho firmato l’autorizzazione all’acquisto di 4 lotti di mobili per 4.000 alloggi, e tutto sarà pronto per fine ottobre, massimo metà novembre. Quando prendo un impegno, lo rispetto». Ma la prossima settimana bisognerà chiudere tante altre questioni ancora in sospeso. Berlusconi non demorde e guarda a queste con proverbiale ottimismo «sono pronto ad affrontarle tutte»; dal federalismo fiscale al disegno di legge anti-crisi, dalle riforme economiche al caso Eni di Porto Torres. L’azienda infatti intenderebbe chiudere per due mesi a causa della crisi, ed i lavoratori ovviamente sono insorti alla solo idea.

GINEVRA BAFFIGO

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