Top

Diario politico. La Serracchiani si candida alle regionali friuliane: “Deve finire la stagione degli ex”.

luglio 18, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana torna con il suo consueto appuntamento serale. Nel diario politico di stasera abbiamo ampiamente affrontato la candidatura di Debora Serracchiani alle Regionali del Pd in Friuli Venezia Giulia, ricordando anche in un breve riepilogo il suo iter politico dal 21 marzo scorso ad oggi. Non distogliendo lo sguardo dal Pd, sempre alle prese con il confronto-scontro pre-congressuale, vi raccontiamo le ultime svolte del caso Grillo, la protesta del sindaco dell’Aquila contro la manovra fiscale: “non indosserò la fascia tricolore”.Ed ancora il corteo palermitano in memoria di Paolo Borsellino, l’ultima ordinanza del sindaco Moratti ‘vietati gli alcolici ai minori di 16 anni’, ed infine il ministro La Russa su Di Lisio «Siamo orgogliosi dei nostri militari e dobbiamo sempre ricordare cosa stanno facendo i nostri ragazzi impegnati in missioni all’estero». Il servizio, di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Debora Serracchiani

di Ginevra BAFFIGO

13 minuti all’Assemblea dei Circoli del PD, il 21 marzo scorso, sono bastati all’allora quasi sconosciuta Debora Serracchiani per trovare un suo spazio fra i volti noti della politica italiana. Allora attaccava la dirigenza del partito per molte decisioni sbagliate ma prese, ed altre necessarie e capitolate. Con parole chiare l’avvocato del lavoro udinese si era guadagnata notorietà, fama e consensi (pane e companatico del politico) in soli 13 minuti. Spopola su Youtube, si impone all’attenzione della stampa nazionale ed internazionale (cosa rara per i nostri rappresentanti, se non quando si vuole stigmatizzare, ironizzando, il luogo comune degli italiani). Dopo il 21 marzo sembra che non si riesca a parlare e scrivere di altro. La Serracchiani diventa più popolare delle sue stesse parole. Viene indicata all’unanimità come la  “nuova speranza della politica italiana”, o per lo meno della sinistra italiana. La stampa certo ne subisce il fascino, volto pulito, quasi ingenuo, e tanta passione politica, ne canta le lodi con una serie di articoli su L’Unità, ma arriva a portare il suo nome anche sulle colonne del quotidiano spagnolo El País. “L’Amélie Poulain della politica” , giovane, ma a dispetto delle apparenze per niente timida, Serracchiani si conquista ben 30, 447 supporters, che minacciano tra l’altro di aumentare di giorno in giorno, su quella nuova arena politica che è Facebook, che da social network è diventato il nuovo termometro della politica internazionale.
Esordisce oggi con semplice e diretto ‘Ho scelto di candidarmi”. Dopo il primo esame delle europee, in cui il voto l’ha confermata “prima della classe”, vincendo in preferenze anche il largamente amato Silvio Berlusconi, sembra non volersi accontentare del viaggio-premio per Strasburgo, ed ha così deciso di partecipare alla corsa per la segreteria regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia. Una sfida che la vedrà contrapposta all’udinese Vincenzo Martines, che può contare sul sostegno dell’area (“corrente” è ormai un termine bandito dal vocabolario democratico) di Pierluigi Bersani.

Il sostegno di Franceschini Poche settimane fa, in quel del Lingotto di Torino, i piombini a raccolta non erano riusciti a fare il nome di un candidato da far correre a finaco di Franceschini e Bersani ed in molti, delusi dal fatto che proprio Debora non avesse fatto il tanto desiderato ‘passo avanti’, avevano parafrasato il titolo del libro di cui la stessa è autrice in “Il coraggio che manca” alla Serracchiani. ‘Colpevole’ di aver rinunciato a cavalcare l’onda del successo, e soprattutto del consenso, che l’avrebbe probabilmente portata alla segreteria nazionale del Partito, costringendo finalmente la vecchia leadership a fare quel “passo indietro” che chiedeva nel discorso che l’ha resa nota, ha dato un valido pretesto ai suoi sostenitori di trasfrormarsi rapidamente in detrattori, (la politica è anche questo). Ma ogni volta che si ritorna su questa mancata corsa alla segreteria nazionale la Serracchiani serenamente chiosa, come ha fatto oggi in un’intervista rilasciata all’Unità «Avrei potuto candidarmi, il consenso me lo permetteva. Ma voglio troppo bene a questo partito per contribuire a frammentarlo ancora. E mi sento in assoluta continuità con la linea che ho esposto il 21 marzo: critica agli errori ma anche volontà costruttiva di dare forma al Pd che vogliamo». La scelta della Serracchiani trova d’altronde il plauso di Franceschini: “Da Debora arriva una lezione per tutti. La sua scelta dimostra coi fatti l’idea che ha, e che io ho conosciuto fin dal primo momento, sul modo di stare nel partito e sui criteri di selezione dei nuovi gruppi dirigenti”. E cos’altro poteva dire il quasi ex, quasi neo-segretario (secondo alcuni sondaggi), che molti dei voti portati a casa per le europee li deve proprio all’avvocatessa di Udine, e che ora guarda alle primarie di ottobre forte di un così valido sostegno nello scontro congressuale. Proprio la neo-europarlamentare, insieme a David Sassoli, ha fondato la lista “semplicemente democratici”, attraverso la quale intende sostenere la candidatura di Franceschini. Il “duo” sembra molto affiatato ed il candidato alla segreteria non perde tempo a difenderla dalle accuse: “E’ stata oggetto di molte acidità e di critiche ingiuste fatte anche da dirigenti importanti del Pd che non conoscevano né lei né il suo modo di stare nel partito”. E sempre Franceschini prosegue nel tessere le lodi, di quella che ormai alcuni dicono sia il suo delfino: “E’ stata rappresentata come una ragazza fortunata che, grazie all’attenzione mediatica, avrebbe bruciato tutte le tappe interne. In realtà è una dirigente preparata e con le idee chiare”.

Debora e la corsa alla segreteria friuliana Ebbene l’instancabile Debora è ora alle prese con un nuova corsa, che però almeno da una rapida consultazione del sito del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia, la cui home ferma al 9 giugno scorso riporta un articolo dal titolo emblematico “La Serracchiani: «Ho battuto Papi. Che gioia»”, sembrerebbe che stia giocando una partita vinta in partenza, comunque del suo “collega” corridore dice: ‘Con Martines politicamente siamo nello stesso partito, ma in questo momento abbiamo delle idee programmatiche diverse per la Regione. Comunque ci accomuna uno stesso obiettivo, fare del Pd un grande partito e riconquistare la Regione”. Il programma della ‘plurivotata’ europarlamentare democratica ancora non è pronto, ma è in dicitura d’arrivo, basterà aspettare qualche giorno, ma come ci tiene a sottolineare la stessa ”Ora c’e’ bisogno di confrontarsi, ma non di contrapporsi. Perfino la mia candidatura ha un sostegno trasversale e quindi non e’ affatto coincidente con quella nazionale. E’ importante, in ogni caso, che il congresso ci consenta di fare quella mescolanza che finora non e’ stata possibile e che abbiamo rimandato troppo a lungo. Questo e’ il momento in cui deve finire la stagione degli ex”. Sebbene abbia tentato di mediare la radicalizzazione dello scontro congressuale, di cui le regionali friuliane ispirano una valenza sineddotica, la battaglia nazionale non si ferma; Bersani si dice “commosso” dal sostegno di Mercedes Bresso Presidente della Regione Piemonte e dall’appoggio del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

Le tasse all’Aquila dal prossimo gennaio Proprio oggi Massimo Cialente ha dichiarato, a seguito della normativa fiscale, la quale prevede per i residenti dei Comuni del cratere sismico la restituzione al 100%, a partire da gennaio, delle tasse sospese dopo il terremoto, ha dichiarato che “Se devono lasciarci in questa situazione non indosserò più la fascia tricolore da sindaco. Con questa situazione fiscale l’economia aquilana non può ripartire”. Ed in effetti l’Aquila, al di là della pur difficile ricostruzione materiale, deve riprendere a far battere il cuore della città; “far aprire le attività, dai dentisti ai notai alle farmacie-spiega il primo cittadino del capoluogo abruzzese- Mi sono dovuto inventare una nuova pianta organica delle farmacie perché qui ne sono cascate la metà”. Il centro storico è zona rossa, come ricorda il sindaco, che ammonisce il governo: “I lavoratori autonomi non sono in grado di pagare le tasse quando nulla è tornato alla normalità. Qui siamo all’anno zero”. Ci vorrà del tempo per far ripartire l’orologio di una città, che al momento sembra immobile sotto le macerie; pagare le tasse, i contributi, l’Ici sulla seconda casa, i mutui di quelle case ora da ricostruire, è impensabile fino a quando non riprenderà la vita della città. Il sindaco prosegue nella cronaca della quotidianeità aquilana, che ha tutto fuorché la normalità del vivere: “qui non lavora nessuno. Gli unici sono quelli che hanno aperto in posti impensabili chioschi dove vendono arrosticini e birra. I supermercati che hanno riaperto incassano 300 euro al giorno. Nei campi la gente non ha più un soldo, ci sono donne sole con figli ridotte alla disperazione. Se non si viene qua non si capisce quello che è successo. Qui non c’è più L’Aquila oggi, c’è solo una città fantasma”. Eppure “alcune banche stanno richiedendo agli imprenditori di rientrare dal primo di agosto” ed aggiunge in conclusione “Non siamo in condizioni di pagare le tasse, io capisco le difficoltà del Paese, ma ci sentiamo abbandonati”.

La Moratti a Milano vieta l’alcol ai giovani sotto i 16 anni Non potranno acquistarne o consumarne, né in strada né nei locali. Chi trasgredirà, sarà multato ed ha pagare saranno i genitori. La contravvenzione potrà arrivare a 450 euro (500 se la multa non è pagata entro cinque giorni). È quanto prevede la nuova ordinanza anti-degrado e anti-dipendenze firmata da Letizia Moratti, ex ministro dell’Istruzione che ora però veste i panni del sindaco del capoluogo lombardo. L’entrerà in vigore è prevista per la prossima settimana, e verrà pubblicata nell’albo pretorio con valida, per un periodo sperimentale, di quattro mesi. Saranno vietati non solo l’acquisto, e consequenzialmente la vendita di alcolici, ma anche la somministrazione, il consumo, la detenzione e perfino la cessione gratuita ai non ancora sedicenni. Sono previsti anche il sequestro cautelare e la confisca delle bottiglie. Il comune di Milano si conquista così un nuovo primato in Italia, non soltanto verranno sanzionati gli esercenti, per vendita e somministrazione di alcolici ai ‘troppo’ giovani, ma d’ora in poi anche i ragazzi iniziati al culto di Bacco. Il sindaco di Milano ha voluto così spiegare la sua decisione «È un’ordinanza che abbiamo ritenuto necessaria. Siamo i primi in Italia e speriamo di essere i primi anche nei risultati positivi», ed ha poi proseguito riportando il dato inquietante che in Italia bevono alcolici «oltre 750mila e a Milano il 34% dei ragazzi di 11 anni ha già avuto problemi con gli alcolici». Per il primo cittadino, il nuovo provvedimento andrà «ad arginare questo fenomeno», anche se «alle politiche di sicurezza devono essere accompagnate politiche sociali e strutturali» a favore dei giovani. A verificare l’attuazione dell’ordinanza saranno i vigili urbani di concerto con le Fiamme Gialle e Carabinieri. Il provvedimento novella così l’ordinanza del 4 novembre 2008, la quale stabiliva il divieto di consumare e detenere bevande alcoliche in contenitori di vetro o di latta in luoghi pubblici o aperti al pubblico di Milano. In base ai poteri attribuiti ai sindaci dal decreto dello scorso 5 agosto 2008 firmato dal ministro Maroni, attuativo del Dl 92/08 sulla sicurezza, le amministrazioni sono le principali fautrici delle ordinanze anti-degrado. Sebbene sia nei suoi poteri, a Milano il popolo dei giovani mal sopporta la dedizione che la Moratti, forse per un’antica devozione alle nuove generazioni, riserva ai suoi non ancora elettori; con un’altra ordinanza ha infatti sancito multe di 500 euro a chi fuma spinelli all’aperto.

Beppe Grillo e la tessera del Pd Il comico genovese, di cui la stampa nazionale sta seguendo con attenzione l’”impresa democratica”, è finalmente riuscito a firmare la sua tessera del Pd, la numero 40 di un circolo irpino. Andrea Forgione del Pd di Paternopoli ha infatti deciso di schierarsi contro i vertici romani “in quanto uomo libero”, e i dubbi semantici su questa dichiarazione confondono molti. Grillo non si arrende, fa un primo goal: la tessera Pd al ‘Martin Luther King’! ma i vertici-arbitri lo hanno subito fischiato. Il comico ci riprova, invita tutti i circoli Pd a fare “outing, multitesseratemi, mandate a casa chi vi ha fatto perdere tutto, ma proprio tutto e che preferisce il ladro Craxi al galantuomo Berlinguer. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene). Noi neppure”, riferimento fin troppo esplicito ad una recente dichiazione di Bersani. Grillo non demorde e questo non sorprende nessuno, se non forse i diretti interessati. La storia della candidatura al Pd sarà pure nata come un gioco, ma il comico ora guarda a quella che per molti politici è una missione impossibile come ad una sfida interessante: «Ho due giorni per raccogliere 2mila firme». A via delle Fratte temono possa riuscirci; il noto blogger ha raccolto  350.000 firme per le proposte di legge popolare: via i parlamentari condannati, non più di due legislature, voto di preferenza come base della democrazia. Ed infine minaccia sardonico «Andrò al congresso a parlare» ed il Pd non può che replicare con un timido: «L’iscrizione è priva di ogni valore, perché contraria allo Statuto» e trova a fargli eco Tino Iannuzzi, segretario regionale della Campania: “L’iscrizione di Beppe Grillo è da considerarsi priva di ogni valore”. E lo stesso, citando le motivazioni della Commissione di garanzia, aggiunge: “La sua iscrizione è del tutto incompatibile con l’adesione al Pd. Sappiamo che le regole possono a volte apparire fredde, ma a Grillo ricordiamo che rappresentano, in democrazia, una garanzia per tutti”. Insomma il comico famoso per le sue “arrabbiature” (si permetta l’eufemismo), sembra piuttosto divertito dalla faccenda: “Al Pd fa paura il mio programma – spiega – perché è il contrario del loro: togliere i pregiudicati dal Parlamento, avere le energie rinnovabili, accesso internet gratuito, acqua pubblica. Il loro programma, invece, è lo stesso del Pdl: fare inceneritori, sì al nucleare, il ponte, l’Alta velocità. Pd e Pdl sono la stessa cosa” conclude in una fin troppo facile semplificazione. E quando gli si chiede delle sue prime mosse da segretario (previsione dal vago retrogusto surreale) risponde “Manderei via almeno mille persone, quelli che hanno più di due legislature, tutti quelli invischiati in affari loschi a partire da Bassolino. Ai vertici giovani dai 30 ai 40 anni”.

Qualcuno nel Pd sull’affaire Grillo… non nutre troppi dubbi; la Serracchiani dice la sua «Con Grillo abbiamo lo stesso obiettivo: fare l’opposizione. Ma io la faccio nel Pd, lui ha votato Idv. E per me la politica non è un bordello, né io mi sento una suora” in risposta all’intervista che il comico ha rilasciato ieri al Corriere. La stessa prosegue “Iscriversi a un partito significa abbracciarne valori e simboli. Se lui è pronto, bene”. La Serracchiani vede nel Pd un partito aperto e riportata l’attenzione su chi già siede nelle file dei democratici, in un riferimento esplicito alla Binetti, chiosa “Io posso essere più vicina a Grillo. Ma un partito è una pluralità di voci: non dobbiamo cacciare nessuno, se mai fare in modo che un giorno il Pd sia davvero il contenitore giusto anche per Grillo”. Grillo si prepara a raccogliere le firme ed ironizza «Adesso bisogna vedere se lo Statuto prevede che un tesserato parli al congresso, e se non ci sarà un’altra commissione di garanzia dove l’articolo 4 del paragrafo 9 dirà che io non posso parlare. Allora vedremo. Comunque andrò al congresso. Questo è sicuro”.

Ricordando Paolo Borsellino A 17 anni dalla strage di via D’Amelio oggi 200 persone hanno partecipato alla ‘marcia delle agende rosse’, a Palermo. Una manifestazione in ricordo del magistrato ucciso dalla mafia che aveva deciso coraggiosamente di contrastare. Non sono certo i numeri delle grandi manifestazioni politiche, ma in una città come Palermo quei 200, in un meraviglioso gesto d’amore e gratitudine, hanno dimostrato di avere un grandissimo coraggio a sfilare a viso scoperto a fianco dei familiari di Paolo, tutti con in mano delle agende rosse, in memoria di quella del giudice mai ritrovata. Alla testa del corteo Luigi De Magistris, il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, e la sorella Rita, che ha commentato a margine del corteo ”Il miglior modo di ricordare Paolo e la sua scorta e’ di combattere ogni giorno per la ricerca della verità.

Tornano da zone di guerra ma non condividono lo stesso destino. Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo aver assistito ieri ai funerali di Stato del giovane parà Alessandro Di Lisio, morto in un attentato in Afghanistan, ha dichiarato «Bisogna solo stringersi al dolore della famiglia, la quale non sarà affatto lasciata sola. Le istituzioni ha ribadito il ministro “sono vicine e comprendono la loro sofferenza. Tutto il Governo e l’Italia sono inchinati dinanzi a questo ragazzo ed alla sua famiglia. Più che parole valgono gli applausi che ha ricevuto. Siamo orgogliosi dei nostri militari e dobbiamo sempre ricordare cosa stanno facendo i nostri ragazzi impegnati in missioni all’estero, per portare dunque la pace nel mondo». E mentre Campobasso piange il giovane militare, con una grande commozione viene accolto a Bologna Eugenio Vagni, rimpatriato dopo quella che lui stesso ironizzando definisce una “dura ‘vacanza’”. L’operatore della Croce Rossa Internazionale dopo sei lunghi mesi di prigionia nelle Filippine, sequestrato dalle milizie di Abu Sayyaf, giunge finalmente all’aeroporto Marconi di Bologna, poco dopo essere sceso dal volo che lo ha riportato in Italia. “L’Italia è un bel Paese, solo stando fuori ci si rende conto di quanto”, ha commentato Vagni.

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom