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IL VIMINALE RISPONDE ALLA LETTERA DI NAPOLITANO. MARONI: “PRONTO IL REGOLAMENTO RONDE”

luglio 17, 2009 di Redazione 

Dopo avervi annunciato ieri sera, nel diario politico, la repentina risposta del Viminale alla lettera di Giorgio Napolitano, preoccupato in merito a certi punti del Pacchetto Sicurezza, il giornale della politica italiana vi racconta oggi la rapida diegesi, che proprio in queste ore prende forma sotto i nostri occhi. Il Ministero degli Interni di concerto con il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha da poco ultimato la bozza del regolamento per l’istituzione delle cosiddette ‘ronde’. Dalla prossima settimana il provvedimento tornerà al centro del dibattito politico, ma per il momento vi offriamo una panoramica di quello che sarà l’identik del rondista. Il servizio, di Ginevra Baffigo.Nella foto, Roberto Maroni

di Ginevra BAFFIGO

Ieri sera nel nostro diario politico ci eravamo congedati con dei punti di sospensione; al richiamo del Capo dello Stato fatto al governo, in un’ormai nota missiva, aveva fatto seguito la repentina e sorprendente risposta del Ministro degli Interni Maroni, il quale senza alcuna reticenza aveva dichiarato che il testo sulle c.d ronde sarebbe stato riportato in Parlamento, assieme alla moratoria sulle badanti. Sulle ronde Napolitano aveva ammonito Maroni e perciò la pacata reazione del leghista sorprende in molti, soprattutto perché Il Presidente era andato a toccare un nervo scoperto, dato che anche sulle ronde la Lega si è andata costruendo un sempre più vasto consenso. Non sono passate 24 ore che il Viminale, nel tentativo di palesare l’infondatezza delle note preoccupazioni, ha terminato il tanto atteso decalogo dei “volontari per la sicurezza”. “Sarà un ottimo testo” chiosa Maroni ed in un’intervista a margine della riunione del Consiglio Informale Giustizia e Affari Interni a Stoccolma ha infatti detto «Adesso la legge va applicata, cosa che intendo fare cominciando con la norma sui volontari per la sicurezza, le cosiddette ronde, che emanerò non appena la legge viene pubblicata in Gazzetta ufficiale». «È una legge- ha aggiunto il capo del Viminale- importante e molto articolata che va applicata e questo è ciò che faremo nei prossimi mesi». E il sottosegretario Alfredo Mantovano ha voluto aggiungere che “Tutti quelli che hanno espresso riserve e perplessità saranno rassicurati”. Napolitano compreso.

La preoccupazione espressa dal Quirinale, le cui modalità sono del tutto estranee alle procedure di promulgazione, non è piaciuta al centro destra, e non perché PdL e Lega si siano riscoperti neofiti del sacro culto delle regole. Come si ricordava anche ieri le repliche si sono mosse principalmente sul piano della forma: se si promulga non si commenta, piuttosto si rimanda ad un secondo esame parlamentare. Ma a distanza di pochi mesi dalla serie incessante di decreti legge, che hanno portato perfino la terza carica dello Stato a richiamare il governo al rispetto della discussione parlamentare, Napolitano con questa “irritualità” manda un messaggio ben preciso; la legge non gli piace e se non verrà rivista in quelle “rilevanti criticità” avrà modo di far pesare la propria opinione in Consulta. Inoltre la decisione del Presidente della Repubblica di scrivere al governo, e soltanto per conoscenza al parlamento, manifesta la vera preoccupazione del Capo dello Stato; lo squilibrio che una così forte maggioranza parlamentare adduce al iter legislativo. Certo il Presidente non può interferire con la funzione di indirizzo politico cui è, e deve rimanere, estraneo. Ma la sua funzione di controllo che esercita sul governo, per la necessità e l’urgenza dei decreti legge, e sul parlamento per le leggi supplisce in parte le colpe dell’opposizione, spesso persa in individualismi e senz’altro colpevole di una mancata compattezza in sede parlamentare.

Per Napolitano il regolamento deve “ridurre al minimo allarmi e tensioni”. Ed allora la risposta del Viminale è la ronda fatta solo da tre persone. Non ci saranno per le strade esercito dal fazzoletto verde al collo, e qualcuno di quegli elettori potrebbe restarvi deluso. La presenza dei comitati civici di vigilanza dovrà essere assai discreta, fatta eccezione per la bella casacca gialla fluorescente, che di certo discreta non sarà. Tre persone di giallo vestite senza armi e senza cani, né auto, né moto. Potranno lottare la criminalità urbana a piedi, o al massimo in bici. Si preferiranno gli ex delle forze dell’ordine o componenti di associazioni, schedate dal prefetto, che però non siano riconducibili a partiti, movimenti politici, sindacati, tifoserie. Mantovano su questo punto si è voluto soffermare infatti: “Le ronde nere non avranno diritto di cittadinanza. Saranno vietati anche segni esteriori che possano richiamare una colorazione politica o comunque di parte”. I tre rondisti non potranno essere giovanissimi, ma dovranno aver compiuto almeno 25 anni, onde evitare esuberanze giovanili. Ovviamente nell’identikit del rondista la conditio sine qua non sarà una fedina penale immacolata: senza precedenti penali, nemmeno per delitti non colposi, al pari di precedenti per droga o alcol. Per veglie notturne è chiaro dovranno poter vantare un buona salute fisica e mentale. “Se hai 18 anni sei escluso, se ne hai 101 pure, l’equilibrio è fondamentale” chiosa Mantovano. Vi sarà inoltre un doppio meccanismo di controllo e registrazione in prefettura, sui singoli rondisti e sull’associazione, su scopi e obiettivi. Saranno infine assolutamente banditi finanziamenti pubblici o politici. Solo se verranno rispettati questi canoni si potrà diventare “osservatore volontario”‘, ed è chiaro gratuitamente in quanto questi svolgono un’attività di volontariato con finalità di solidarietà sociale nell’ambito della sicurezza urbana. Non ci saranno perciò ulteriori aggravi per le forze dell’ordine, almeno nel senso di stipendi o rimborsi da versare al rondista, anche perché con l’ultima finanziaria di questo governo sono stati tagliate ingentemente le loro risorse.

La bozza del regolamento, si compone di sette articoli, ed è ancora all’esame degli esperti del Viminale, tesi a delineare il profilo del rondista grazie al supporto dei tecnici di ministero e polizia, non per ultimo del capo Antonio Manganelli. Nonostante ciò i poliziotti sono molto preoccupati ed i sindacati in allarme, così come palesato dalla dichiarazione di Enzo Marco Letizia, segretario dell’associazione dei funzionari, “Il vulnus resta, tutti penseranno di poter fare i poliziotti”. Per questo il regolamento limita la mini-ronda al poter segnalare fatti che “arrecano danno alla sicurezza urbana o situazioni di disagio sociale”. Inoltre rassicura sempre il numero due del Viminale “Avranno limiti ben chiari di tempo e spazio”, Infatti all’associazione prescelta su proposta del sindaco, il prefetto affiderà un’area circoscritta e solo per un determinato numero di ore. I Comuni terranno inoltre corsi di formazione, i prefetti vigileranno con scrupolosità e dovizia di particolari gli albi delle associazioni iscritte all’elenco delle “ronde, e proprio a tal riguardo non solo i detrattori ma in generale tutti colori i quali sono portati a tradurre i provvedimenti nel saldo finale delle casse erariali, l’istituzione delle ronde, dicitura che non piace al governo ma che sintetizza rapidamente il concetto di tre uomini designati al controllo di strade e zone a rischio, significa anzitutto aggravio di lavoro e soprattutto dei costi.

GINEVRA BAFFIGO

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