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Diario politico:il premier risponde alla lettera di Napolitano “Terremo conto rilievi Napolitano”

luglio 16, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone anche stasera il quotidiano appuntamento con il nostro diario politico. Stasera analizzeremo la reazione del governo alla lettera del Capo dello Stato, Franceschini presenta la sua piattaforma, le “preoccupazioni e perplessità” di Napolitano su ronde e pacchetto sicurezza, ed ancora la Cgil e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne ed in conclusione un drammatico resoconto dello stato di salute del nostro Sud, pubblicato da Svimez. La firma è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi

di Ginevra BAFFIGO

Un giovedì denso ed infuocato quello che ci apprestiamo a raccontarvi. La politica interna ha ripreso a pieno ritmo, e come già l’anno scorso, queste ultime settimane, vigilia della pausa estiva, si preannunciano gravide di nuovi provvedimenti e concitate discussioni parlamentari.

La lettera di Napolitano A catalizzare la nostra attenzione è come sempre l’azione di governo, che in questa giornata ha piuttosto provveduto a rispondere alla lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ieri ha apposto la propria firma sul pacchetto sicurezza, già approvato in parlamento lo scorso 2 luglio e giunto ieri alla conclusione del suo iter legislativo con la promulgazione. La lettera nella quale il Presidente si rivolge principalmente al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Interni Maroni ed al Guardasigilli Alfano, per conoscenza è stata recapitata anche ai due Presidenti delle Camere. A questi Napolitino palesa le proprie «perplessità e preoccupazioni che, per diverse ragioni, la lettura del testo» hanno in lui suscitato; «le rilevanti criticità», come le ha voluto definire, riguardano in particolare alcuni disposizioni introdotte nel nostro ordinamento dalla legge sulla sicurezza. A partire dal nodo del reato di immigrazione clandestina che, come si legge nella lettera, punisce «non solo l’ingresso ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato», alla estemporaneità e disomogeneità del provvedimento; che come già anticipato in una nota diffusa dal Qurinale, sono dovute al fatto che lo stesso si è ampliato «in modo rilevante nel corso dell’iter parlamentare». Guarda inoltre con preoccupazione all’incoerenza del provvedimento con il sistema sanzionatorio ed anche alle sanzioni previste, nonché alle loro modalità di applicazione: “L’attribuzione della contravvenzione di immigrazione clandestina alla commissione del giudice di pace” si riscontra proseguendo nella lettura “non mi pare poi in linea con la natura conciliativa di questi e disegna nel contempo, per il reato in questione, un “sottosistema” sanzionatorio non coerente con i principi generali dell’ordinamento e meno garantistica di quello previsto per delitto di trattenimento abusivo sottoposti alla cognizione del Tribunale. Per il nuovo reato la pena inflitto non può essere condizionalmente sospesa o “patteggiata”, mentre la eventuale condanna non può essere appellata”.

Le perplessità del Presidente si estendono inoltre all’istituzione della cosiddette “ronde” ed in merito a queste, che da ieri possono vantare un’ufficiale investitura, Giorgio Napolitano invita il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a stabilire “le caratteristiche tecniche degli strumenti di difesa”, con un esplicito riferimento alla nebulizzazione di un determinato principio attivo naturale, ovvero all’uso di uno spray al peperoncino. Il rischio da scongiurare secondo il Capo dello Stato è che si favorisca la delinquenza di strada o comunque la prescrizione che le associazioni, di cui al comma 40, debbano essere formate da “cittadini non armati” venga in qualche modo indebolita. E’ da rilevarsi inoltre che, stando ai principi affermati dalla giurisprudenza, il porto dello spray potrebbe restare sempre vietato a norma dell’art. 4 della legge 110/1975″ e perciò è urgente un intervento a tal riguardo del capo del Viminale, il quale ha però tempestivamente risposto alla lettera affermando che il testo sulle ronde è già pronto, e che sarà depositato in Parlamento la prossima settimana, ed inoltre aggiunge che vi sarà “la sanatoria già avviata per le badanti”.

Il perché della lettera. Il Presidente della Repubblica ribadisce nel concludere la missiva che non è a lui che «spetta pronunciarsi e intervenire sull’indirizzo politico e sui contenuti essenziali di questa come di ogni legge approvata dal Parlamento: essi appartengono alla responsabilità esclusiva del governo e della maggioranza parlamentare. Il presidente della Repubblica – prosegue Napolitano – non può invece restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti specie sul piano giuridico».

La reazione del centrodestra di certo non poteva mancare, nella misura in cui questa lettera ha frenato la fittissima agenda di questi giorni. La prima voce a levarsi contro la lettera è stata quella dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, sorprendo tutti nel ridestarsi da un così un lungo silenzio, ha commentato: “Un presidente che chiosa tecnicamente e politicamente le leggi non s’era mai visto. O la legge non va e la boccia, o va e la promulga. Non c’è via di mezzo” e conclude asservendo che “la promulgazione con dubbi e commenti non esiste”. Ma come era prevedibile la reazione più dura è stata quella di Berlusconi, che all’invito di rivedere i punti sopra riportati, ha risposto in un primo momento: “Se lo scordi, il testo resta quello che è”. A sangue freddo ha mediato la sua posizione iniziale con un “Me l’aspettavo. Lui annuncia la tregua per il G8 e poi la rompe. Cerca in tutti i modi di condizionare la nostra azione politica. Lo ha già fatto con le intercettazioni. Ma noi andremo avanti lo stesso. Intanto un provvedimento come questo, fortemente voluto dalla gente che non ne più degli immigrati e della mancanza di sicurezza, è comunque diventato legge”. Ora sembra che gli animi si siano calmati, e sebbene non si sia espresso negli stessi termini di Gianfranco Fini, il quale ha voluto definire la lettera del Capo del Quirinale “Politicamente incisiva”, il Premier in conferenza stampa a Coppito (Abruzzo) ha dissipato questi malumori di casa PdL con un conciliante “Ho già fatto un comunicato ieri dicendo che faremo una riflessione e terremo conto delle osservazioni del capo dello Stato con cui abbiamo un rapporto assolutamente positivo e di estrema cordialità, che si manifesta come tale in tutte le occasioni”.

Csm e il ddl Alfano “Non è una bocciatura, casomai un dialogo”. Così il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ha voluto smorzare l’interpretazione della VI commissione resa nota ieri, la quale in un clamoroso passaggio dichiarava esplicitamente il ddl Alfano anticostituzionale ed implicitamente inviava al Guardasigilli un pesante e definitivo altolà al testo sul processo penale. Ribadendo che spetterà al Plenum di Palazzo dei Marescialli decidere, e non quindi ad una singola commissione, Mancino ha tranquillizzato gli animi chiosando solo in merito ad alcune “forzature” che “andranno eliminate”, per questo sarà “opportuno” il rinvio della discussione a giovedì. Insomma non si tratta di una “bocciatura” del ddl, e sempre Mancino ribadisce l’importanza di “dialogare con il governo”.
Memore dell’invito del Presidente della Repubblica “a non dilatare i propri spazi di intervento” prosegue mitemente affermando che “alcune forzature andranno eliminate, come sarà giusto apprezzare molti suggerimenti contenuti nello schema di parere, perché sono rivolti a razionalizzare, a semplificare e a ridurre i tempi lunghi del processo penale”, il problema è “il limite temporale”-prosegue Mancino- “per non interferire con l’attività del Parlamento”.

Nel Pd oggi cardine della giornata è stata la presentazione delle linee programmatiche della candidatura di Dario Franceschini, che nella splendida cornice dell’acquario romano di Piazza Fanti, in un crescendo di applausi ha esposto le sue idee per un nuovo Pd; laicità, meritocrazia, green economy, ma soprattutto la presa di responsabilità in merito al conflitto d’interessi. Lo scontro pre-congressuale vede i suoi concorrenti con lo sguardo puntato alle primarie di ottobre, ma non solo, ora la prospettiva sembra abbracciare anche l’appuntamento delle politiche del 2013, “vogliamo tornare a vincere” grida Dario e la platea si accende in un applauso pieno di speranza. Almeno in questa giornata si è parlato meno dell’affaire Grillo, che però sembra piuttosto ricordarci la ‘calma prima della tempesta’, non sono state archiviate le aspirazione del comico a scalare il Partito Democratico, e di sicuro ci aspettano delle sorprese per i prossimi giorni.

Pensioni e sindacato L’innalzamento dell’età pensionabile delle donne non piace alla Cgil, che al contrario ritiene la proposta “inaccettabile”. Morena Piccinini, la vice di Epifani, al termine della riunione a Palazzo Chigi sulle pensioni esprime il No secco del sindacato: «Come Cgil riteniamo inaccettabile questa modalità di applicazione della sentenza della corte europea sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne». Oltretutto, «il governo non ha dato nessuna garanzia» che l’applicazione della sentenza venga estesa anche al settore privato. Quindi è «una ingiustizia che alcune donne debbano lavorare di più», che fa degenerare ulteriormente il sistema già «iniquo e non sostenibile socialmente».

Ancora ultimi fra i primi Il Mezzogiorno, secondo il Rapporto Svimez 2009, che confronta le «dinamiche economiche degli altri paesi europei», si conferma fra le aree più deboli d’Europa. Secondo il Rapporto, «in dieci anni, dal 1995 al 2005, le regioni meridionali sono sprofondate nella classifica europea, situandosi in posizioni comprese tra 165 e 200 su un totale di 208. Un processo in decisa controtendenza rispetto alle altre aree deboli Ue, che sono cresciute mediamente del 3% annuo dal 1999 al 2005, mentre il Sud si è fermato a +0,3%». Al sud cresce la disoccupazione che raggruppa scoraggiati e lavoratori potenziali: 95 mila persone in più lo scorso anno. Dal 2004 al 2008 «i disoccupati impliciti e gli scoraggiati sono aumentati di 424 mila unità». «Considerando anche questa componente, – si legge ancora nel rapporto Svimez – il tasso di disoccupazione effettivo del sud salirebbe a oltre il 22%». Nel 2008 – afferma ancora lo Svimez – i disoccupati sono aumentati più al centro-nord (+15,3%) che al sud (+9,8%). Il tasso di occupazione nel Meridione è sceso al 46,1%.: gli occupati sono cresciuti al centro-nord di 217 mila unità, mentre sono scesi di 34 mila nel Mezzogiorno. Nella fascia di età 15- 24 anni la disoccupazione è arrivata al 14,5% al centro nord e al 33,6% al sud, dove sono cresciuti anche i disoccupati di lunga durata (sono il 6,4% del totale, erano il 5,9% nel 2007).

GINEVRA BAFFIGO

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