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PD AL CONGRESSO: Dario Franceschini presenta le linee programmatiche della sua candidatura

luglio 16, 2009 di Redazione 

E’ stato appena presentato il programma con cui Dario Franceschini intende vincere le primarie di ottobre, mantenendo così il segretariato nazionale del Partito Democratico. Il giornale della politica italiana vi propone i punti salienti di questa piattaforma e molto di più in questa dettagliata panoramica di Attilio Ievolella.

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Nella foto, Dario Franceschini

di Attilio IEVOLELLA

A oltre un anno e mezzo dalla fondazione, il Partito Democratico si appresta a vivere uno snodo forse fondamentale, per il suo presente e per il suo futuro: il congresso e le ‘primarie’ per l’elezione del segretario nazionale. E andando incontro a questo appuntamento, Dario Franceschini chiede “un partito coraggioso, che abbia voglia di rischiare, senza paura e senza tornare indietro”, lo chiede a se stesso innanzitutto e lo promette, lo fissa come obiettivo.
È (anche) questa una chiave di lettura della presentazione – un monologo, circondato da amici e compagni di partito – che Franceschini ha tenuto questo pomeriggio a Roma, nella cornice dell’Acquario Romano, la presentazione, è ovvio, della propria candidatura ufficiale a segretario nazionale, in una corsa che lo vedrà contrapposto a Pierluigi Bersani (principale alternativa), Ignazio Marino e Mario Adinolfi.

Ad attenderlo una folla numerosa, a precederlo una breve presentazione… poi l’ingresso in scena, camicia e cravatta. Poi lo spazio per disegnare, con le parole, il Partito Democratico del futuro. Almeno secondo la versione franceschiniana, s’intende…

IL PANORAMA GLOBALE E QUELLO NAZIONALE – Le prime parole, l’accenno a un mondo che negli ultimi venti anni è cambiato, economicamente, socialmente, politicamente, più di quanto fosse possibile solo immaginare… “Tutto corre a una velocità folle, quasi a travolgere le nostre certezze, a toglierci fiato, a farci muovere senza meta, a vivere in un costante presente, nella società come nella politica, senza mai programmare, senza avere la forza di fare scelte che avranno ripercussioni non solo oggi ma anche domani… Però mentre il populista (la destra italiana) pensa unicamente alle prossime elezioni, il riformista (noi democratici) pensa alle prossime generazioni. E la sfida, per noi riformisti, è sfidare la destra, con una nuova gerarchia di valori, capace di battere la paura (della crisi, dell’immigrazione, del futuro…). Poi una critica alla propria area politica: “Sia chiaro, abbiamo sottovalutato questa destra, passata dall’esaltazione del liberismo alla difesa delle comunità chiuse, in una sorta di versione corretta di Dio-patria-famiglia. Se ripensiamo al 1994, allora Berlusconi presentava una proposta di cambiamento, anche se falsa e illusoria… oggi è semplicemente protezione e conservazione, provvedimenti-tampone, nessuna riforma. E questo è il punto: il Partito Democratico rincorre questa destra o propone un’alternativa, afferma con forza che da questa crisi uscirà un’Italia migliore, che riscopre la solidarietà, la propria missione collettiva, i propri talenti? Ora abbiamo il compito di ricostruire l’identità del nostro campo, perché negli ultimi quindici anni abbiamo avuto instabilità nei leader, nei partiti, nei governi, e abbiamo mandato messaggi poco chiari alla popolazione. Oggi se voti Partito Democratico, non sai cosa voti… ciò spiega i risultati negativi ottenuti. Ecco perché dobbiamo ricostruire la nostra identità: sarà un lavoro lungo e difficile, certo, ma dobbiamo far arrivare ai cittadini messaggi chiari, parole chiare, identificando i valori e il modello di società che vogliamo, dobbiamo tracciare la strada per costruire il futuro governo. È un cammino nuovo da affrontare…”.

LE PAROLE CHIAVE – Il fil rouge nel pensiero di Franceschini è individuato da alcune parole chiave, che l’attuale segretario ha snocciolato con convinzione, entrando nei dettagli e nei contenuti, individuandole come prospettive per la futura azione di partito.
Fiducia: “Dobbiamo dare una risposta alla paura che la destra, in Italia, alimenta e cavalca; dobbiamo aumentare il sentimento di fiducia collettiva, che tiene insieme mercato e comunità; dobbiamo dare fiducia a imprese, famiglie, lavoratori. E quando si parla di lavoratori e di imprenditori, se ne deve parlare assieme, perché gli imprenditori sono parte del mondo del lavoro e sono parte di noi Democratici – ha sottolineato -: quindi, quando si parla di unità nel mondo del lavoro, si deve affrontare il tema delle condizioni dei lavoratori e del sostegno alle imprese, superando le vecchie divisioni di classe. E la fiducia la si alimenta anche dando risposte
alle paure dei cittadini, alimentate da criminalità e immigrazione clandestina… Su questi temi la nostra politica tradizionale è stata fallimentare: la maggioranza dei cittadini se non riceve risposte, cerca risposte altrove, rivolgendosi a una destra che indica l’immigrato come criminale, come colui che ci toglie il lavoro… Su questi temi dobbiamo mostrare durezza, contrastando la criminalità, ovunque essa si annidi, come fatto da alcuni nostri sindaci, ma anche comprensione sociale…”
Regole: “Per la destra vige il principio dell’ognuno per sé in ogni campo. E invece buone regole sono strumenti indispensabili per la tutela dall’ingiustizia della diseguaglianza. Regole semplici e stabili per le imprese; regole che rompano i conflitti di interesse diffusi nel Paese (dove si prende a esempio il capo del Governo… su questo punto, lo diciamo, il centrosinistra ha una grossa responsabilità per non aver mai fatto la legge su conflitto di interessi); nuove regole nello Stato e nella pubblica amministrazione, perché i cittadini pretendono che i loro soldi non vengano sprecati”. E su quest’ultimo fronte da Franceschini è arrivata anche un’apertura alla maggioranza per una riforma importante: “Siamo pronti a collaborare perché ci sia una sola Camera legislativa, con il dimezzamento dei parlamentari”.
Uguaglianza: “Sia chiaro, senza i principi della politica le disuguaglianze aumentano… Ma uguaglianza non è egualitarismo, uguaglianza, per il Partito Democratico, è valorizzazione delle capacità delle persone, è uguaglianza di opportunità. L’esatto contrario di ciò che avviene in Italia, dove sono cresciute le diseguaglianze tra i redditi, sono aumentate le sacche di povertà, soprattutto nel Mezzogiorno, e il cosiddetto ascensore sociale è bloccato, togliendo prospettive e opportunità ai giovani. In Italia, oggi, il figlio di un operaio non ha le stesse opportunità del figlio di un notaio: noi vogliamo cambiare, vogliamo invertire la tendenza. Come? Con proposte concrete, come lo sviluppo della banda larga come infrastruttura più importante. E puntando sul Mezzogiorno che è stato per anni alla periferia dell’Europa, e che oggi, invece, può divenirne la principale porta d’accesso, considerando la centralità del Mediterraneo. E puntando sulle donne, sulle loro capacità, e sui tantissimi talenti dell’Italia. E offrendo garanzie alle famiglie e ai loro figli, con ammortizzatori sociali, tutele e opportunità per i lavoratori, una soglia minima di salario comune a tutti i contratti: questa è la base per una flessibilità sostenibile”.
Merito: “È un concetto che si lega a quello dell’uguaglianza, perché una leva necessaria per superare le ingiustizie sociali, per far crescere la mobilità sociale, per riconoscere e valorizzare le capacità, per incentivare la speranza di migliorare, per vedere riconosciuti talenti, impegno, valore lavoro. Quella del merito è una battaglia culturale, perché, oggi, in Italia l’accesso, a tanti settori, è legato soprattutto a una rete di relazioni… E sia chiaro il merito vale anche nel mercato, nell’economia”.
Qualità: “Bisogna saper puntare sui terreni dove si è più forti, dove si è vincenti. L’Italia deve puntare sull’eccellenza, sulla creatività, sul capitale umano, sulla conoscenza, sulla scuola e sull’Università, sulla ricerca e sull’innovazione, sulla cultura. E deve premiare la capacità di creare prodotti di qualità che piacciono oggi in tutto il mondo. E allo stesso tempo deve avere la forza di valorizzare il territorio, le città, le coste, i borghi, il tessuto delle piccole e medie imprese, le tradizioni e i prodotti tipici. Allo stesso modo, bisogna puntare sull’ambiente, perché la green economy, l’economia verde sarà il nuovo motore dell’economia mondiale: raccogliere questa sfida significa essere protagonisti. Ecco perché, ad esempio, proponiamo una riduzione delle tasse per le imprese che aumentano la sostenibilità ambientale. E questa strada va percorsa innanzitutto nel Mezzogiorno…”.

IL FUTURO DEL PARTITO – È un capitolo importante e delicato, quello del Partito Democratico da costruire, in maniera definitiva. E qui Franceschini chiede “un partito più coraggioso e più netto nel dire i propri sì e i propri no: no al nucleare costoso e pericoloso, sì alla rivoluzione fiscale, no abusivismo, sì all’edilizia di qualità, no alla illegalità ambientale”, un partito che ricostruisca “la propria identità, per farci capire dagli italiani. Certo, sarà un lavoro lungo, difficile, importante, ma solo sulla base di contenuti potremo costruire alleanza per candidarci e vincere… perché vogliamo tornare a vincere e a governare. E la strada – afferma – sarà quella delle alleanze, come per Comuni e Province e come per le prossime regionali, ma, sia chiaro, non torneremo alle coalizioni frammentate, che avevano come unico collante quello del nemico… Ciò che cerchiamo è un’alleanza sulla base di un programma condiviso e credibile, per vincere e per governare, difendendo i principi del bipolarismo e dell’alternanza. Ecco perché non torneremo indietro, al centro-sinistra, quello col trattino, con la divisione nei compiti di raccogliere consensi e di rappresentazione delle fasce sociali…. tornare a quel centrosinistra significherebbe dichiarare morto il Partito Democratico, nato proprio per superare quello schema, che si perpetua in parte delle classi dirigenti, ma è superato nel nostro popolo”.
E sul fronte delle alleanze, Franeschini più che individuare i possibili alleati parla della possibile strada da condividere, ovvero “fare opposizione assieme, battaglie comuni, questo sarà il terreno migliore per formare poi un’alleanza coesa e credibile”. E di opposizione “ne parliamo troppo poco – afferma -, ma questo è il nostro compito oggi, distinguendo tra dibattito interno e posizioni esterne del partito, da esprimere in maniera unitaria e condivisa. Dobbiamo avanzare proposte per risolvere i problemi del Paese, ma ciò non è in contrasto con quello che fanno le opposizioni in ogni parte del mondo, criticare il governo, denunciarne le omissioni… noi dobbiamo farlo, senza lasciarci condizionare dalle parole dei membri del Governo o dei politologi, che parlano di antiberlusconismo. Perché, sia chiaro, che anche il riformista urla e batte i pugni sul tavolo quando vede violentato lo Stato di diritto, quando vede il Governo negare la crisi, quando il capo del Governo attacca i giornali e la libertà di stampa, offende le istituzioni internazionali, attacca gli imprenditori e gli editori… Quindi, faremo opposizione con fermezza, mettendo anche in campo proposte per fronteggiare la crisi, e idee per costruire il partito. Da questo punto di vista, il congresso è l’occasione per un passo in avanti…”.
E ragionando sull’appuntamento di ottobre Franceschini afferma che “dobbiamo confrontarci, rivendicare il lavoro straordinario fatto assieme, ovvero sciogliere due partiti, gestire due campagne elettorali, organizzare i circoli, costruire il partito più forse nell’ambito socialista europeo, aver cambiato la politica della frammentazione, aver raccolto oltre mezzo milione di iscritti: da questo lavoro, anche dai nostri errori, certo, dobbiamo ripartire per costruire un partito che coltiva le diversità culturali interne come ricchezza e che trova anche la sintesi, che cioè è capace di discutere e di decidere, votando al proprio interno. Ecco, discutere, votare, decidere, anche su temi delicati come il testamento biologico, rivendicando la laicità, che non è solo il principio che regola i rapporti tra Stato e Chiesa, ma è anche, in modo più ampio, capacità di fare scelte che siano frutto di sintesi e di difendere i diritti di tutti: il nostro Partito Democratico sarà un baluardo, un argine contro gli integralismi religiosi e ideologici, capace di rifiutare i condizionamenti, da qualsiasi lato arrivino”.
Eppoi, ecco l’idea, di nuovo, di un “partito aperto, con gruppi dirigenti aperti a donne e giovani che non hanno appartenenza, a coloro che vogliono impegnarsi: abbiamo bisogno della loro freschezza e della loro energia. Ciò significherà spendere nella formazione politica, ora dimenticata ma indispensabile per dimostrare che si possono avere ruoli di responsabilità con la gavetta. E rinnovamento del gruppo dirigenti non dovrà essere ‘nuovismo’ calato dall’alto, ma valorizzazione del radicamento territoriale, di sindaci, presidenti di Provincia, presidenti di Regione, presidenti di circolo. Dovrà essere un partito basato sul territorio per avere una nuova squadra, aprendosi anche ad altre forme di partecipazione, forse meno stabili, ma altrettanto genuine: allora, dico, rivediamo lo statuto, nelle sue regole, perché serve più apertura e partecipazione… non rinunciamo agli iscritti e agli elettori per le scelte più importanti… non alziamo barriere… gli elettori son parte di noi, riempiono le piazze, ci sostengono… Ecco perché le primarie del 25 ottobre costituiscono un momento importante per noi e per tutta la democrazia italiana. Da lì dobbiamo uscire con un partito solido e moderno, non coi modelli di 50 anni fa, un partito nazionale e federale assieme, che dia autonomia anche ai partiti regionali, un partito radicato sul territorio, con circoli in ogni paese… e i circoli dovranno occuparsi del territorio e delle comunità, i circoli dovranno fungere da antenne per ascoltare e capire l’Italia”.
E ancora l’immagine del partito come “un grande fiume che mescola le correnti di tanti affluenti e poi le porta al mare… e toccherà a me fare sintesi. Perché il Partito Democratico rimarrà fedele alla sua idea di base, senza tornare indietro, senza identificarsi nelle appartenenze che ci siamo lasciati alle spalle” a voler identificare la necessità di “accettare le proprie diversità”.
Poi, per chiudere, un flash back sulla propria storia politica, su “errori e disillusioni. Ma sono ancora convinto che la politica è la chiave per cambiare il mondo” e, idealmente, il dito puntato verso l’orizzonte: “Questo, per noi, è un tempo da vivere, un tempo di sfide, un giorno nuovo e noi lo vivremo…”.

ATTILIO IEVOLELLA

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