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Summit dei Paesi Non-Allineati: Gheddafi attacca il Consiglio di Sicurezza dell’Onu

luglio 16, 2009 di Redazione 

Il 15° Summit del Movimento dei Non-Allineati si è concluso da poche ore. Vi hanno partecipato capi di stato e loro rappresentanti, provenienti da oltre cento paesi, per discutere il programma politico ed il piano di azione del Movimento nei prossimi tre anni. Il leader libico Gheddafi ha approfittato della risonanza mediatica dell’incontro per criticare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ce ne parla, come sempre, la nostra Desirée Rosadi.

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Nella foto, Muammar Gheddafi

di Desirée ROSADI

È giunto al termine il vertice dei paesi non allineati che, da sabato scorso, sono riuniti a Sharm el-Sheikh per il quindicesimo summit del movimento. Nata negli anni Cinquanta, questa organizzazione internazionale riunisce 118 paesi che, ai tempi della guerra fredda, non appartenevano a nessuno dei due blocchi contrapposti. “100 milioni di persone in tutto il mondo, e particolarmente nei nostri paesi, sono vittime dell’analfabetismo, della disoccupazione, della fame, della povertà e delle malattie”, così ha esordito il leader cubano Raul Castro al summit egiziano, auspicando una ristrutturazione del sistema finanziario internazionale, che tenga conto dei bisogni dei paesi in via di sviluppo. A fare da sfondo alle giornate del vertice è, infatti, il tema della crisi finanziaria e delle sue ripercussioni sull’economia dei paesi non allineati, problematica affrontata di recente nel corso del G8 di L’Aquila, e ripreso a Sharm el-Sheikh da Hosni Mubarak, padrone di casa del summit.

Un intervento emblematico è stato quello del presidente libico Gheddafi, il quale ha approfittato della visibilità dell’evento per scagliarsi contro il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che, a suo parere, si muove solo per volontà degli Stati Uniti, minacciando così la pace internazionale. I paesi non allineati, infatti, non ricoprono un peso determinante, a livello numerico, in seno all’organizzazione, e la loro voce è monopolizzata dal potere dei membri permanenti. I paesi non allineati, secondo il colonnello Gheddafi, dovrebbero formare un loro consiglio di sicurezza permanente, oltre ad un tribunale internazionale, che possa garantire una protezione per questi paesi dal “terrorismo” portato avanti dalle Nazioni Unite. Sin dalla sua nascita, infatti, il movimento ha raccolto intorno ad un tavolo tutti quei paesi che scelsero di non schierarsi con le potenze mondiali, rifiutando l’arroganza del loro colonialismo e delle mire imperialistiche, su iniziativa del presidente della Repubblica socialista federale della Jugoslavia, Tito. Tra i principali membri troviamo l’India, l’Egitto, il Brasile e la Cina, ma quest’ultima solo per un certo periodo. Nonostante la grande quantità di stati partecipanti, l’organizzazione non è mai riuscita a raggiungere i livelli di alleanze come la NATO o il Patto di Varsavia: ne facevano parte paesi da poco usciti dalla morsa coloniale, scarsamente coesi al loro interno e molti degli stati membri hanno optato per un avvicinamento progressivo alle potenze USA e URSS. Ad oggi, permangono alcune criticità: la mancanza di una linea comune da perseguire, le differenze politiche e le alleanze stabilite tra alcuni di questi paesi (Egitto, Libia, India, ecc.) e i G8 non favoriscono di certo la convergenza di idee. In poche parole, un vertice “di facciata”, che ha perso le prerogative e le motivazioni degli anni Sessanta e Settanta, della lotta al colonialismo, e che serve soltanto da vetrina per i capi di Stato dei paesi che vi partecipano.

Désirée ROSADI

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