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Al premio Effettonotte trionfa la recensione del nostro critico

luglio 16, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è anche una grande scuola di giornalismo e la palestra-vetrina di giovani talenti che vanno costruendo la loro strada in questo mondo. Uno di questi è Attilio Palmieri, il critico cinematografico de il Politico.it, che con questa bellissima recensione del film di Marco Bellocchio che racconta – nel modo che scopriamo – la figura di Benito Mussolini ha vinto il premio nazionale per la critica cinematografica indetto dalla rivista Effettonotte on line. Con grande piacere ve la proponiamo. Buona lettura (e visione).

A lato, la locandina di “Vincere”

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Recensione vincitrice del concorso di critica cinematografica di Effettonotte on line, www.effettonotteonline.com tratta dal sito della rivista

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di ATTILIO PALMIERI

Riproduzione realistica, dettagliata e agiografica, o celebrazione dell’artificio? Fedeltà testimoniale della diegesi verso la grande Storia o seduttività incoercibile dell’immagine filmica? Questi gli interrogativi che la visione di Vincere pone allo spettatore, il quale, sempre più impegnato a ridiscutere un pezzo importante del passato, perde l’orientamento e la capacità di discernere lo statuto di realtà delle immagini offerte da Bellocchio.

Uno dei concetti chiave del film è quello di percezione che, come una struttura reticolare e profondamente ramificata, investe molti frangenti: la percezione dello spettatore di fronte al testo filmico; la percezione della società sulla la vicenda personale di Ida Dalser; la percezione di quest’ultima del comportamento del duce; e infine, ma non per importanza, la percezione totale, universale, sociale della figura di Benito Mussolini, analizzata e visualizzata secondo un criterio quasi mitologico. Nel raccontare la vicenda di Benito Mussolini (Filippo Timi) e Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno) Bellocchio parte dalle origini, dal 1907, giorno del loro primo incontro, in cui il giovane e aitante leader del partito socialista, in una manifestazione per il trionfo del socialismo contro la monarchia, viene ferito dall’esercito del re e scappando incontra Ida. I due si abbracciano e si baciano calorosamente e quando lui va via lei si ritrova con le mani sporche di sangue, un dettaglio fortemente simbolico sul quale l’autore non evita di concentrarsi. I due iniziano a condurre una normale vita di coppia, spinti da una forte (e violenta) passione, lei è perdutamente innamorata, ma lui, trainato da un’aggressività priva di sentimento, ha lo sguardo proiettato in avanti, verso un sogno più grande.

Quando la Prima Guerra Mondiale entra nella diegesi filmica si capisce in che modo Bellocchio vuole utilizzare il cinema in questa vicenda, come l’immagine e i dispositivi audiovisivi possono avere un ruolo attivo nel raccontare la fascinazione del futurismo sul protagonista e il suo conseguente passaggio al fascismo. Il cinema si fa così testimone e interprete dell’avanguardia marinettiana, specie nella scena in cui alla figura di Mussolini che ascolta lo scoppio della guerra annunciato per le strade si sovraimprime la scritta guerra, in modo intermittente, rapido e serrato, rappresentativo dello spirito aggressivo e veloce del futurismo. Questo è solo il preludio di un discorso che Bellocchio sviluppa in modo sempre più radicale durante tutta la durata dell’opera, utilizzando il corpo di Giovanna Mezzogiorno per lavorare sull’ossimoro, sullo scarto e quindi sulla negoziazione tra istanze finzionali e istanze storiche, istanze cinematografiche e istanze narrative. Il dispositivo cinematografico si conferma il protagonista in più di una scena e quando nella seconda metà del film vediamo Ida Dalser in lacrime per la perdita del suo bambino – strappatole ingiustamente – vedere su uno schermo cinematografico Il monello di Chaplin il discorso si fa chiaro: la donna entra in un meccanismo di identificazione totale che diventa sineddotico di tutto il film.

Diventa allora evidente l’obiettivo primario di Bellocchio: il cinema è un dispositivo di negoziazione, l’immagine filmica non riproduce la realtà ma procede per ri-formulazione, ri-figurazione. In questo caso l’oggetto attorno al quale lavora l’occhio cinematografico del regista è Mussolini, in tutte le sue forme, dalla mitologia al feticcio, dalla realtà (il documentario) all’imitazione (quella offerta da Filippo Timi, sia come personaggio sia come attore).

TITOLO ORIGINALE: Vincere; REGIA: Marco Bellocchio; SCENEGGIATURA: Marco Bellocchio, Daniela Ceselli; FOTOGRAFIA: Daniele Ciprì; MONTAGGIO: Francesca Calvelli; MUSICA: Carlo Crivelli; PRODUZIONE: Francia/Italia; ANNO: 2009; DURATA: 128 min.

ATTILIO PALMIERI

Commenti

2 Responses to “Al premio Effettonotte trionfa la recensione del nostro critico”

  1. lucio on luglio 17th, 2009 00.46

    Bravo Attilio!
    mi fa proprio piacere veder riconosciuta la tua capacità :)

  2. Giuseppe on luglio 24th, 2009 10.53

    Una recensione bellissima non c’è che dire, anche io partecipavo allo stesso concorso con la recensione di The Millionaire. Complimenti per il premio, lo hai strameritato

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