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OBAMA: L’UOMO NUOVO ANCHE AL G8

luglio 14, 2009 di Redazione 

A pochi giorni dalla conclusione del G8, il Politico.it vi racconta il summit visto con la lente sul presidente Usa: tra piccoli e grandi gesti, sembra rinnovarsi la concretezza e la diversità costruttiva del progetto incarnato da Barack Obama. Il servizio, di Marco Fattorini. Buona lettura.

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Nella foto, Barack Obama

di MARCO FATTORINI

From La Maddalena to L’Aquila. Era lo slogan del G8 a presidenza italiana appena conclusosi. Un trasbordo che, unito ad altri elementi, ha sicuramente contribuito all’evidente riuscita del summit in cui hanno partecipato i grandi del mondo.
La vigilia di questo evento non prometteva nulla di buono: dalla possibilità di nuove, pericolose scosse sismiche alle possibili domande insidiose dei giornalisti stranieri, fino al discutibile retroterra mediatico che era stata approntato nei giorni immediatamente precedenti al G8.

A quanto pare però, i fatti hanno smentito le scommesse e, perché no, anche alcune maligne speranze. “Abbiamo dato una buona organizzazione, abbiamo dimostrato che c’è una squadra Italia, che fa squadra con un grande regista che è stato il presidente del Consiglio Berlusconi e con una presenza straordinaria, quella del presidente Napolitano”, ha fieramente dichiarato il titolare della Farnesina Franco Frattini. E in effetti le critiche positive sull’esito logistico e strategico di questo g8 all’italiana sono arrivate da più fronti. Obama compreso.
Anche se bisogna considerare che una bella fetta di freschezza e vitalità, perlomeno mediatica, è stata attribuita al G8 grazie al mai banale Barack Obama che, anche in questa occasione, si è dimostrato simbolo di una politica nuova, ma soprattutto di un diverso modo di porsi, anche a livello umano e diplomatico che non può passare indifferente e generare nuove speranze ben più ampie.

I riflettori erano puntati tutti su di lui. Ogni movimento, suo o della consorte Michelle, hanno creato scalpore e prodotto echi mondiali. Così è stato dall’atterraggio a Pratica di Mare sino alla ripartenza per poi dirigersi in Africa.
Barack Obama si è riconfermato ambasciatore di un’innovata quanto apprezzata strategia di spontaneità e serietà. Perché, se da una parte non si è risparmiato nel suo ruolo di Presidente degli Stati Uniti d’America, dall’altra ha dato modo a stampa e opinione pubblica di farsi conoscere (e piacere) ancora di più per la sua dimensione umana e interpersonale.
Le immagini che scorrono sono diverse: l’atteggiamento aperto e spigliato con il presidente Napolitano, la spontaneità nei rapporti con gli altri leader, l’immediato feeling con le situazioni diverse davanti alle quali si trovava, il basket nel tempo libero, il siparietto con la presidente della provincia dell’Aquila Pezzopane, l’umiltà mostrata dinanzi al Papa.

Lungi dal voler costruire miti sui contorni e le cornici comportamentali di una persona che, primariamente, è un leader mondiale, non si può non constatare un nuovo, diverso e positivo approccio umano che si è concretizzato, ancora una volta, nei giorni del summit in Abruzzo.
Anche perché piccoli grandi eventi come la storica stretta di mano con Gheddafi, l’intesa con Medvedev su armi e collaborazione economica, la promessa al Papa di diminuire gli aborti made in Usa, sono fattori sintomatici di un cambiamento in atto, ancora parziale, anzi appena iniziato, ma comunque ben avviato. Obama non si è vergognato di mettere in ballo la propria esperienza personale fatta di ricordi, famiglia e scorci vissuti: questo bagaglio è stato aperto anche durante il summit quando, parlando dell’Africa e persuadendo gli altri grandi nell’azione per risollevarla, ha parlato di suo padre, nativo keniota, che “quando venne negli Stati Uniti per studiare, il reddito pro capite del Kenya era superiore a quello della Corea del Sud”.

“Non abbiamo concordato su tutto ma abbiamo dimostrato che è possibile lavorare e fare grandi progressi insieme” ha dichiarato Obama nella conferenza conclusiva del G8 e queste sembrano parole sincere, visto l’impegno profuso negli ultimi mesi nel tessere relazioni internazionali il più possibilmente distese e volte al dialogo. Il presidente Usa cerca, anche in questo frangente, di aprire un nuovo varco verso una direzione di cooperazione, seppur difficile, che coinvolga il più ampio numero di paesi, anche coloro i quali non sono esattamente nel novero dei classici “amici”.
Le sfide, d’altronde, sono sempre più numerose e incalzano all’azione. Ecco allora che gli occhi dei 5 continenti sembrano essere puntati alle mosse future di un presidente che ha le carte in regola per abbracciare decisioni in grado di dare nuova linfa al mondo globalizzato.

MARCO FATTORINI

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