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Si accende la corsa alla segreteria Pd. E stamani anche Grillo ha preso la tessera

luglio 13, 2009 di Redazione 

La novità delle ultime ore è la provocazione del comico genovese, che ha annunciato di voler correre per la guida dei Democratici e, ora, ha anche compiuto il primo passo formale per poterlo fare (anche se, da statuto, solo chi fosse stato iscritto prima del 26 giugno, data dell’indizione del congresso, potrebbe concorrere). In corsa ci sono per ora altri quattro nomi: Adinolfi, Bersani, Franceschini, Marino. Attilio Ievolella fa il punto su questo pre-congresso del Partito Democratico.

Nella foto, Beppe Grillo

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di Attilio IEVOLELLA

L’ultima battuta – da intendere in chiave comica o meno, lo si scoprirà a breve – è quella di Beppe Grillo. Di pochi minuti fa, difatti, è la notizia, annunciata direttamente dal comico genovese, della sua iscrizione al Partito Democratico. Un passo, questo, obbligatorio, per poter presentare la propria candidatura a segretario nazionale – entro il 23 luglio -, oltre ovviamente alla raccolta del numero minimo di firme fissato nello statuto.
Scheggia impazzita? Variabile indipendente? Mina vagante? Difficile trovare una definizione per la (ipotizzata) candidatura di Grillo. Di certo, però, c’è che essa è servita, volenti o nolenti, a creare dibattito all’interno del partito, forse, addirittura, più di quanto abbia fatto, sinora, la corsa alla carica di segretario. Basti pensare che, tra gli altri, si sono espressi, sulla questione, Ignazio Marino, Giovanna Melandri, Piero Fassino, Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Emma Bonino. Con l’aggiunta finanche di qualche esterno, leggi Antonio Di Pietro, Marco Travaglio e Maurizio Crozza…
A questo quadro, però, va aggiunto un elemento: lo statuto, del Partito Democratico, s’intende. Ebbene, scorrendolo con attenzione, all’articolo 9 (“Scelta dell’indirizzo politico mediante elezione diretta del Segretario e dell’Assemblea nazionale”) si legge, comma 3, che “Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni”. Cosa significa? A rigor di logica, che Grillo avrebbe dovuto iscriversi tempo addietro, prima della convocazione delle ‘primarie’ per l’elezione del segretario nazionale, e che, di conseguenza, una iscrizione recente non sarebbe comunque sufficiente per avanzare la propria candidatura.

L’entrata in scena di Grillo ha monopolizzato, in maniera evidente, l’attenzione, non solo dei media ma anche del partito, in queste ultime ore.
Ma la corsa alla segreteria resta ferma, per adesso, a quattro candidati. Ebbene sì, quattro. Compresa la candidatura di Mario Adinolfi, spesso bypassata. Per quale motivo, è difficile capirlo… E alle quattro candidature si legano anche molteplici divisioni e molteplici correnti, oltre che, come immaginabile, diverse visioni di pensiero.
Il duello Bersani-Franceschini – scritti in rigoroso ordine alfabetico – è lo scontro annunciato, previsto, facilmente immaginato, anche per le prese di posizione assunte nel corso degli ultimi mesi. E, che lo si ammetta o meno, è anche la riproposizione dello scontro D’Alema-Veltroni – sempre in ordine alfabetico – che agita le acque dell’area ex Pci-Pds-Ds. Per essere chiari, D’Alema ha affermato di sostenere la candidatura di Bersani, Veltroni è legato a Franceschini, anche considerando la condivisione del primo periodo di vita del Partito Democratico. Con l’aggiunta, peraltro, delle parole di Debora Serracchiani, che si immaginava potesse essere la variabile indipendente, per davvero – intercettando diverse ‘anime’ del partito, non solo i giovani, ma anche i tanti che chiedono a gran voce un rinnovamento globale nelle strutture del partito, a cominciare dai vertici -, e che invece si è schierata con Franceschini. Sulla motivazione, “è il più simpatico”, ci sarebbe da discutere…
Resta, però, il fatto che venuta meno la Serracchiani, l’idea di una terza corrente forte all’interno del partito, che potesse scompaginare i piani di Bersani e Franceschini, è venuta meno. Per intenderci, l’impressione è che i giovani siano destinati a rientrare nei ranghi, conquistando, forse, nuovi spazi, ma certo non la ‘stanza dei bottoni’.

Delle altre due candidature, beh, quella di Adinolfi pare rappresentare, comunque, uno strumento di riflessione e di discussione. Ad esempio, Bersani ha parlato di “organizzazione, come una bocciofila”, con regole da rispettare, Marino ha richiamato la “questione morale” – rifacendosi a Enrico Berlinguer, e a quel ‘vecchio’ Pci -, Franceschini ha sottolineato la necessità del ‘nuovo’, rifiutando di ridare il partito a “quelli che c’erano prima…”, ebbene, Adinolfi ha lanciato l’idea di una nuova Dc, “ripulita del marcio”.
Su quella di Marino, è giusto dire che essa interpreta un sentimento forte, quello di rivendicazione di una posizione laicista, più spostata a sinistra. E, va aggiunto, sarebbe stato interessante se, come contraltare, ci fosse stata la candidatura della Binetti…

Per chiudere, si ritorna all’attualità stretta, a Grillo. Si candiderà? Sì, no, forse… Ciò che conta, per davvero, è che la sua entrata in scena rischia comunque di spostare gli equilibri. Il ‘grillismo’ rischia di pesare, e molto, soprattutto in caso di ‘no’ alla candidatura. E rischia di pesare, sia chiaro, non tanto, e non solo, sulle elezioni per il segretario nazionale, quanto piuttosto sul futuro, soprattutto tenendo presente la vicinanza con l’Italia dei Valori. Anche di questo, volenti o nolenti, dovranno tener conto i candidati alla guida del Partito Democratico…

Attilio Ievolella

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