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***L’opinione delle grandi firme***
L’ITALIA VISTA DAGLI USA
di PAOLO GUZZANTI

luglio 12, 2009 di Redazione 

Contributi e riflessioni, abbiamo detto. La seconda è dell’ex vicedirettore del “Giornale”, che si trova negli Stati Uniti dove è in visita con la Nato. Guzzanti ci racconta come si vede il nostro Paese da laggiù. Un altro pezzo da non perdere, solo sul giornale della politica italiana. Buona lettura. 

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Carissimi tutti, il mio orologio segna le 20 mentre da voi sono le cinque del mattino. Sono in California e sto terminando una visita con la Nato che mi ha portato a Boston al Mit, ad Harvard, alla Kennedy School e poi alla grande azienda di difesa e sicurezza Raytheon e oggi agli incredibili stabilimenti segreti di Sandia, a 200 chilometri da Monterey. Ho parlato inoltre con diplomatici, politici, militari, studenti, ricercatori scientifici, la comunità degli italiani con un cervello in fuga dall’Italia a causa della famosa fuga dei cervelli. L’Italia vista da qui non esiste più, è un magma incomprensibile, ma fa ancora tenerezza. Fra politici e diplomatici c’è una barzelletta fatta di una sola parola che fa scoppiare tutti a ridere in modo sfrenato, incontrollabile, con le lacrime agli occhi, e quella parola è – l’avrete capito -”Berlusconi”.

Basta il nome. Per causa sua sono stato umiliato ovunque, umiliato il mio Paese, umiliato il nome ancora decente e molto amato dell’Italia. E questo accade anche se Berlusconi, colpito in questi due mesi dalle mazzate che si è chiamate tutte da solo con la sola forza della sua gigantesca imprudenza arrogante dovuta alla presunzione di essere considerato un ragazzaccio irresistibile cui tutto è concesso, non ha poi fatto tanto male.

Al G8 ha fatto benino, ce l’ha messa tutta: non ha ficcato un dito nel culo della Merkel, non ha strizzato le palle a Obama, non ha fatto le corna a Sarkozy, non ha dato una gomitata nello stomaco a Barroso e non ha detto “che ti farei” a una signora che passava per strada. Io al complotto non ci credo, sono tutte balle. Cossiga conta balle perché lui fu bruciato ai suoi tempi. Mentre invece vorrei per ora dire sì, Berlusconi è un segno dei tempi e sono tempi di bassa lega. Non sono d’accordo invece con chi liquida Obama come un fighetto. Obama è un genio, un mostro di genialità se comparato a qualsiasi politico italiano, da Berlusconi all’ultimo Franceschini passando per Puzza-Sotto-Il-Naso coi baffi. Obama ha per ora rimesso in moto le università, i ricercatori, le scuole, non perde un colpo con la sua modestia e, raccontavano gli analisti di Harvard che ci hanno fatto una lezione su Obama, quest’uomo riscuote prima di tutto una fiducia personale per lo stile di vita. E’ uno costretto a viaggiare continuamente ma che la sera si ritira da solo nella sua camera da letto, si mette in pigiama e chiama Michelle con cui discute per un’ora. Poi prende un buon libro e legge finché non gli cadono gli occhi. Fine della sua vita sociale, da tombeur de femmes. La priorità che ha assegnato al suo rapporto con le figlie è proverbiale e sua moglie non solo sta al suo fianco, ma gli gestisce l’apparato interno della Casa Bianca dove Obama ha assunto ex novo 650 tecnici scelti tra il fior fiore delle intelligenze degli Stati Uniti d’America, senza riguardo per il colore politico. Obama è molto amato dalle donne, ma mai, mai ha assunto l’atteggiamento dello sciupafemmne, di quello che “o me la dai o scendi”. Anzi, o me la dai o esci dal palazzo, dalla villa. Gli americani, diversamente da quel pensano gli italiani più imbecilli – la maggioranza – non sono puritani e non hanno condannato Clinton per un pompino, ma per una menzogna dichiarata a tutto il popolo degli Stati Uniti d’America. Gli italiani amano Berlusconi quando fa il porco, perché a loro piace immedesimarsi e troppe italiane in cuor loro pensano come sarebbe bello e vantaggioso, magari per una sola volta, dargliela.

I tempi sono di decadenza, ma quelli dell’Italia sono di liquefazione e Berlusconi è esattamente ciò che la stragrande maggioranza degli stronzi, di destra e di sinistra, merita. Meritano le sue barzellette, i suoi pizzichi sul culo, le sue allusioni scollacciate, le sue canzoni francesi ridicole, il suo inglese che fa tremare dall’orrore per ignoranza e impudenza. Lo meritano. Lo votano e lo meritano.

E ora Berlusconi preso a pedate e bastonate con un pulcinella da teatro, ha finalmente capito che deve stare buono, di basso profilo, non alzare la voce, non rompere il cazzo alla regina d’Inghilterra, non chiamare il presidente degli Stati Uniti con un fischio da pecoraro. Ha capito, ed è andato meglino, quasi benastro. Fanno schifo invece giornali e telegiornali che si comportano e sono suoi dipendenti in polpe e livrea, una cosa da vomitare, da rabbrividire, da fargli togliere a tutti la patente da giornalista e mandarli tutti a cagare. Io Berlusconi l’ho difeso mille volte e ancora oggi mi tocca difenderlo dai più pagliacci dei suoi nemici. Sono andato al Giornale nel 1999 nel momento per lui più basso, per soccorrerlo su sua richiesta e creare una squadra di intelligenti che lo aiutassero a non fare e dire cazzate, a progettare e fare una rivoluzione liberale, a raddrizzare il raddrizzabile con il pragmatismo di un imprenditore bauscia brianzolo so tutt mi, che però ha creato l’impero e ci sa fare. Un disastro. Ha vinto alla fine perché gli italiani non hanno di meglio e non sanno esprimere neanche un peto, ma ha fatto un disastro. E l’ho lasciato quando era all’apice della sua potenza, della sua vittoria, senza arrecargli un soldo di danno e soltanto per testimonianza morale – Putin e la mignottocrazia – due temi che agli italiani gli “arimbalzano”, come si dice a Roma.

Gli americani ridono di lui perché pensa di essere il mediatore fra Putin e Obama e gli ridono dietro, gli attaccano le mortadelle alla giacca, gli fanno le pernacchie nelle cancellerie, lo prendono per il culo. A Obama gli hanno detto come comportarsi con lui per assecondarlo dicendogli – come si fa sempre con gli italiani pronti ad arrendersi subito, in cambio dell’onore delle armi – ma quanto sei bravo, ma quanto sei bello. In realtà Obama ha detto a Napolitano e non a Berlusconi che è un grande leader, e quanto alla leadership di chi ospita il G8 è un atto dovuto, come mandare i fiori alla signora dopo l’invito a cena. Obama si diverte, ma lo ha già messo nell’angolo: agli americani – tutte le mie fonti diplomatiche e politiche del Congresso e Casa Bianca lo confermano – interesse una cosa sola. Che l’Italia si differenzi nella politica energetica mollando la Russia. Questo solo per loro conta. E Berlusconi gli ha detto di no. E loro se la sono legata al dito per un motivo semplicissimo: con il fiume di soldi che Berlusconi gli versa e fa versare anche a molti europei, i russi ci comperano le armi. “Tanto poi tocca a noi andare a morire per voi stronzi europei, vero?” , mi ha detto a brutto muso un ex ambasciatore.

Berlusconi è la più completa immagine dell’Italia, è l’Italia, l’Italia parassita e presuntuosa, l’Italia borghesuccia e impostora, l’Italia che non paga le tasse, l’Italia che fiancheggia la Camorra ma che poi si fa le pippe su Gomorra, l’Italia dei D’Alema e dei Veltroni, l’Italia che non sa esprimere una classe dirigente ma soltanto un pallone gonfiato che è comunque un pallone di qualche capacità imprenditoriale (guarda i soldi che seguita a fare). E’ l’Italia della sua televisione, è l’Italia dei suoi telegiornali, è l’Italia dei suoi congiuntivi pericolosi,è l’italia delle teste di cazzo che diventate berlusconiane – o antiberlusconiane isteriche, demenziali – pensano di avere una ragione di vita. Ne riparleremo. Gli Usa mi fanno arrabbiare per quanto sono avanti mentalmente, culturalmente, per entusiasmo, per moralità. L’Italia è un paese privo di qualsiasi morale, un Paese pagliaccio e arrogante, dove tutti insultano e nessuno studia e chi studia davvero se ne va. Non tornate, italiani in fuga, neanche per le vacanze.

Questo dipende dal fatto che noi non abbiamo avuto la Riforma, ma solo la Controriforma: niente Calvino, niente Lutero, niente Ugonotti, solo don Abbondio e Azzeccagarbugli. Un po’ di conte zio. E quanto a Lucia, le hanno raccomandato, quando va a palazzo di indossare un vestitino nero di Prada, con poco trucco e al massimo un filo di perle. All’Innominato piace così e anche a tutti i don Rodrigo che gli fanno la ruota intorno, o che gli fanno la guerra usando le armi del malocchio e della danza intorno al pentolone.

Ora il mio orologio segna le 20,57 e da voi sono quasi le 6 di mattina. Un saluto transoceanico. Vado a dormire.

PAOLO GUZZANTI

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