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***I contributi della politica***
OBAMA HOMO LAICUS
di ANDREA SARUBBI*

luglio 12, 2009 di Redazione 

Domenica. Il giornale della politica italiana ospita contributi e riflessioni. Apriamo con questo pezzo come sempre interessantissimo e molto utile al dibattito del deputato del Partito Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine” sul tema dei diritti civili e in particolare delle persone di orientamento omosessuale. Sarubbi affronta la questione - a partire dal “pretesto” del presidente americano - con l’equilibrio e la saggezza tipica di un esponente laico del mondo del cattolico. Ovviamente propone opinioni, discutibili come tutte e che il Politico.it, tribuna aperta e libera, non fa proprie come nessun’altra. Ma vi invitiamo a leggerle con grande attenzione. Buona riflessione.

Nella foto, Barack e Michele Obama all’incontro di giovedì con Benedetto XVI. Le pagine personali di Andrea Sarubbi all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Se vuoi fare bella figura in un incontro del Pd, citi Barack Obama. Oddio, certe volte il trucchetto vale pure in Parlamento, ma comunque negli incontri del Pd l’assenso della platea è matematico. Io stesso l’ho sperimentato due settimane fa, al Lingotto, quando cercavo spiegare in due minuti la differenza tra laicità dello Stato e dimensione privata della fede, e mi sono beccato applausi imprevisti: nessuno – indipendentemente dalla propria esperienza personale di agnostico, ateo, credente tiepido o praticante – ha osato contestare il fatto che il presidente degli Stati Uniti avesse riempito di riferimenti religiosi il proprio discorso inaugurale. Pochi giorni dopo mi sono trovato a discutere, via mail, con Cristiana Alicata, che coinvolgo senza chiederle il permesso ma tanto è una donna sportiva e capirà: io le ripeto la pappardella di cui sopra, lei mi risponde citandomi due episodi. Il primo è la promessa elettorale, fatta da Obama, di eliminare la regola “don’t ask, don’t tell”, introdotta da Bill Clinton come compromesso nel 1993, che permette ai gay di stare nell’esercito solo se nascondono le proprie preferenze sessuali: le rispondo che sono perfettamente d’accordo e che, se ci fosse in Italia, la abolirei anch’io. Il secondo mi mette più in difficoltà: Obama promette anche di eliminare la legge in Difesa del matrimonio (Doma), che considera “matrimonio” solo l’unione tra uomo e donna e “convivenza” le unioni omosessuali. Passano pochi giorni e scopro su internet che il capo della Casa Bianca ha cambiato idea: nei processi intentati dalle organizzazioni lgbt, che accusano la Doma di discriminazione, il Dipartimento per la Giustizia interviene in difesa della legge vigente, portando anche argomentazioni piuttosto forti, che a me non sarebbero mai passate per la testa. Non so se alla fine del mandato i cittadini statunitensi omosessuali saranno completamente soddisfatti della politica di Obama, ma finora – nonostante le trovate ad effetto, tipo la proclamazione di giugno 2009 come “mese dell’orgoglio lgbt” – mi pare che il presidente abbia agito più di cesello che di accetta, come secondo me ogni uomo politico è chiamato a fare. Se Obama è dunque l’attuale icona dell’homo laicus, mi sta benissimo: purché lo si valuti nel suo complesso, magari senza dimenticare l’incontro di giovedì con il Papa. Lo avrete letto forse nelle cronache dei giornali: il capo della Casa Bianca si è impegnato solennemente a ridurre il numero di aborti negli Stati Uniti. Lo farà, naturalmente, con le politiche laiche che un governo ha a disposizione: non già rapendo le donne incinte dai consultori e portandole a partorire forzatamente nei conventi, ma – ad esempio, come lo stesso Mr. President ha anticipato – finanziando programmi di aiuto alla maternità difficile, perché nessuna donna sia mai portata ad abortire per motivi economici. Tanti di voi, in questi mesi, mi hanno chiesto di affrontare i problemi senza pregiudizi, in maniera non ideologica, e come vedete ci sto provando costantemente. Ora, però, permettetemi di rigirarvi la stessa richiesta: quando cominceremo ad affrontare l’aborto in maniera non ideologica? Quando smetteremo di dire che è una vittoria della libertà e lo chiameremo finalmente con il suo nome?

Caro Andrea, (…) se posso permettermi un suggerimento su come procedere nella direzione che hai tracciato, io credo che il cammino per una sintesi oltre che attraverso una corretta definizione di laicità (come hai giustamente sottolineato) passi per un recupero della concretezza. Fintantoché le questioni si affrontano ideologicamente non c’è speranza di uscirne vivi, invece quando si comincia a ragionare di cose concrete una sintesi si può trovare.
Ti faccio un esempio: legge 194. Nessuno più pensa a ritornare ad un tempo in cui l’aborto era un reato, però forse possiamo convincerci tutti che (a prescindere dalla questione ideologica sulla persona) l’aborto è un male: forse un male minore a volte, ma comunque un male. Allora, una volta stabilito questo terreno comune, si può cercare una linea politica che ci porti oltre il male minore, ovvero riorientando la lotta contro l’aborto, combattendolo non nel tentativo velleitario e inutile di abrogare la 194, ma piuttosto iniziando una seria politica a favore della maternità, così da mettere la donna che non vorrebbe abortire in condizioni di poter tenere il bambino.
È un piccolo esempio (te lo cito perché è quello in cui sono concretamente impegnato sul campo) di come a mio parere si possano trovare sintonie e consonanze che vanno anche oltre il mero rispetto reciproco tra laici e credenti (che è sì un punto di partenza, ma ovviamente deve poi diventare linea d’azione e progetto politico).

La mail che avete appena letto me l’ha inviata un parroco di Roma, don Fabio Bartoli, che da domani mi toglierà il saluto. Ma non credo che, se l’avesse scritta Barack Obama, sarebbe stata poi così diversa.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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