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Diario politico. L’Italia ritorna al nucleare Scajola: “Comuni hanno chiesto centrali”

luglio 9, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. Mediaticamente assorbito dal G8, il nostro Paese ha tuttavia vissuto una giornata molto rilevante anche per la definitiva approvazione del ddl per lo sviluppo, avviato alle Camere ormai un anno fa. E la soluzione principale contenuta nel disegno di legge è il via libera al ritorno all’energia atomica, che pure tanti dubbi e contestazioni continua a suscitare da noi. Scopriamo il ddl nel dettaglio (non si parla solo di nucleare) e sentiamo le dichiarazioni del ministro per lo Sviluppo economico, padre della legge. Ma è stato anche il giorno di una nuova presentazione della ricandidatura alla segreteria del Pd di Dario Franceschini, simbolicamente inaugurata da Piero Fassino. “Vinceremo perchè vincerà il partito che abbiamo aspettato da una vita”, ha detto tra l’altro il segreDario, non senza forse un ulteriore riferimento alla polemica con la quale aveva avviato la sua campagna congressuale, quella su chi rappresenta il Pd e chi no. Infine, si apre una crepa in seno al Partito socialista: il segretario Nencini propone l’ingresso in Sinistra e Libertà, Bobo Craxi è contrario e annuncia la richiesta di un congresso nel caso in cui l’attuale leader dovesse insistere su questa strada. Il racconto.

Nella foto, un centrale nucleare

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di Gabriele CANARINI

La giornata odierna ha visto susseguirsi gli avvenimenti e gli incontri per il secondo giorno del G8. Ma mentre i riflettori di tutto il mondo sono puntati sulla sede della Guardia di Finanza dell’Aquila, a Roma, allo Spazio Etoile, si è tenuto l’incontro “Il Pd che serve all’Italia”, nel quale l’attuale segretario del Pd Franceschini ha ufficializzato la sua ricandidatura al congresso del partito che si terrà ad ottobre. L’incontro è stato introdotto da Piero Fassino, che ha subito voluto chiarire quali sono i fini e le modalità secondo cui dovrà svolgersi il prossimo congresso: «Il congresso non è una sfida, tanto meno tra persone, ma una grande opportunità per rilanciare il nostro progetto, per accelerare la nostra proposta di Governo. Questo congresso sarà importante per l’Italia, che deve essere al centro del dibattito, e importante per noi che dobbiamo avere l’ambizione di presentare un progetto che ridia fiducia e speranza». Poi l’esponente del Pd, a un mese di distanza, ha tracciato un bilancio del voto per le europee: «Certo quel 26% è prezioso, un voto di tenuta, esito tutt’altro che scontato. E tuttavia siamo passati da un terzo ad un quarto dei votanti, c’è stato uno smottamento. Noi invece vogliamo parlare alla maggioranza degli italiani». E’ toccato, poi, a Franceschini prendere la parola. E l’attuale segretario ha subito ringraziato Fassino, elogiandolo per il ruolo svolto: «Senza la scelta di Fassino, questa scelta di aggregarci in base al futuro e non al passato non sarebbe stata possibile. Non è solo generosità, è intelligenza politica, è coraggio. E gli uomini politici diventano leader quando sanno mettere insieme generosità, intelligenza politica e coraggio». Anche Franceschini si è poi pronunciato sulle linee guida che dovranno ispirare il congresso: «Non dobbiamo avere paura del congresso, sarà una prova di maturità. Saranno mesi difficili, ma il confronto congressuale dovrà essere civile, chiaro, senza ipocrisia né ambiguità. Se lo scontro sarà acceso, però – ha ammonito Franceschini – dobbiamo uscire con la stessa voce quando si tratta di contrastare il Governo. Il congresso sarà l’occasione per un confronto vero su temi come la laicità dello Stato o su come deve essere il partito». E ha quindi chiosato: «Il nostro partito, è un partito che discute, che si confronta e anche si scontra, ma che poi parla con una voce sola». Franceschini ha poi collegato direttamente il ruolo dei circoli al rinnovamento della classe dirigente del partito: «Ci vogliono più circoli, ma non devono essere usati per fare le conte congressuali. Nei circoli c’è la forza per il rinnovamento della classe dirigente. E’ lì che ci sono le risorse, lì dobbiamo investire. Siamo riusciti nel rimescolamento, e il congresso segnerà la fine di questo percorso. Ma ciò che non ha funzionato é l’apertura perché istintivamente ci si limita a mettere insieme ex Ds e ex Margherita. Il Pd deve essere un partito solido e radicato e solido non significa riproporre un modello di 50 anni fa, perché la società è cambiata». Sullo Statuto poi ha ribadito che «forse poteva essere migliore», ma che il contributo non solo degli iscritti ma anche dei simpatizzanti con le primarie «sono il futuro». Infine, Franceschini ha lanciato la sua sfida, riportandola, però, nell’alveo di un confronto fra compagni e colleghi di partito: «Noi vinceremo il congresso senza sconfiggere nessuno, perché vincerà il partito che abbiamo aspettato per una vita. E’ una sfida che merita coraggio».

Ddl sullo sviluppo. E’ stato definitivamente approvato quest’oggi dal Senato il ddl sullo sviluppo. Il testo è passato con 154 voti favorevoli, uno contrario e un astenuto. L’opposizione ha disertato il voto, nel tentativo, non riuscito, di far mancare il numero legale alla votazione. Il ddl, a seguito dei vari passaggi parlamentari, è corposamente aumentato, passando da 33 articoli a 64, e giunge ad essere approvato 10 mesi dopo la presentazione che ne era stata fatta nell’estate del 2008. Fra le misure introdotte, la più importante è quella che riguarda il nucleare. L’Italia, infatti, ritornerà a dotarsi degli impianti che producono energia nucleare. Entro sei mesi dall’entrata in vigore di questa legge, il governo dovrà, perciò, adottare uno o più decreti legislativi per la localizzazione sul territorio nazionale degli impianti e dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire la tipologia degli impianti. I siti potranno essere dichiarati di «interesse strategico nazionale», e quindi essere soggetti al controllo militare. L’autorizzazione agli impianti sarà data direttamente dal Ministero per lo Sviluppo economico, di concerto con quello per l’Ambiente e le Infrastrutture; tale autorizzazione, però, non andrà a sostituire la Via (Valutazione di impatto ambientale) e la Vas (Valutazione ambientale strategica). La nuova legge, inoltre, istituisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare, che si occuperà della regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza delle attività concernenti gli impieghi dell’energia nucleare, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi, la protezione dalle radiazioni, nonché la vigilanza sugli impianti. Gli altri punti principali del nuovo provvedimento riguardano le class action, il risparmio energetico e i fondi per l’editoria. Per quanto concerne le class action, ossia la possibilità per i consumatori e gli utenti dei servizi pubblici di fare causa comune in tribunale, che già era stata prevista dalla Finanziaria 2008 del governo Prodi, e poi successivamente rimandata dal governo Belrusconi, il ddl riapre ora questa possibilità, ma ne esclude la retroattività. Inoltre la nuova disciplina entrerà in vigore non prima del gennaio 2010. Questo comporterà, come è stato prontamente fatto notare dai detrattori, che per alcuni scandali finanziari che hanno coinvolto e rovinato tanti piccoli risparmiatori, come il crac della Parmalat e quello della Cirio, non sarà più possibile, per i consumatori, fare fronte comune nelle battaglie giudiziarie. Sul fronte, invece, del risparmio energetico, il ddl prevede che il ministro dello Sviluppo economico predisponga entro il 31 dicembre 2009 un piano straordinario per l’efficienza ed il risparmio energetico, da trasmettere alla Commissione europea, preparato con l’apporto dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica. Per quanto riguarda, poi, l’editoria, con la nuova legge vengono ripristinati 70 milioni di euro che andranno al fondo per l’editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Dunque 140 milioni di euro in due anni che vengono coperti con l’aumento della Robin tax, cioè la maggiorazione
dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle aziende petrolifere e dell’energia elettrica, che sale dal 5,5% al 6,5%. Oltre a queste misure, vi sarà una diminuzione del prezzo della benzina per le Regioni che ospitano degli impianti di estrazione. Aumenta infatti dal 7% al 10% l’aliquota di prodotto che il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è tenuto a corrispondere e contestualmente viene istituito il fondo per la riduzione del prezzo dei carburanti per i residenti nelle regioni interessate dall’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Vi sarà poi, sempre per le Regioni, la possibilità di esentare dal pagamento della tassa automobilistica per 5 anni le auto e i veicoli commerciali che passano a Gpl o a Metano. Inoltre, in base alla nuova legge è in arrivo, per le assicurazioni, il contratto di durata poliennale. Lo potrà proporre l’assicuratore al posto di una copertura di durata annuale a fronte di una riduzione del premio. Scatteranno però delle penalità nel caso di recesso. Altri punti del ddl riguardano infine le procedure per operare privatamente nel settore ferroviario, per tutelare il made in Italy dalle contraffazioni e per introdurre maggiore trasparenza nelle tariffe marittime. Il testo di legge prevede, da ultimo, il commissariamento della società Sogin, di cui il ministro dello Sviluppo Economico e quello dell’Economia dovranno ristabilire compiti e funzioni. Un decreto del Consiglio dei ministri nominerà, quindi, un commissario e due vicecommissari per la società, mentre il Cda della Sogin decade con l’entrata in vigore della legge.

Scajola. Grande soddisfazione per l’approvazione della legge è stata espressa, nella conferenza stampa di presentazione della medesima, dal Ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, il quale ha rassicurato sulla popolarità della scelta governativa in direzione del nucleare: «Molti comuni italiani hanno già manifestato la loro disponibilità ad accogliere le nuove centrali nucleari». Il ministro ha poi promesso tempi brevi per la realizzazione di questo progetto: «La posa della prima pietra della prima centrale avverrà entro la fine della legislatura». Scajola, quindi, ha illustrato i vari aspetti toccati dal provvedimento, illustrandone i motivi e i futuri vantaggi: «E’ stata insediata da otto mesi una commissione di dieci esperti che ha seguito da vicino il testo legislativo, e sta lavorando sulla partenza attuativa. E d’altronde la stessa legge Sviluppo prevede una nuova strategia energetica nazionale che colma un vuoto di oltre 20 anni e affronta, finalmente, i nodi irrisolti, i veti e le contraddizioni della gestione dell’energia del nostro paese, che ci hanno fatto finora pagare l’elettricità il 30% in più degli altri paesi europei, ci hanno fatto dipendere dall’estero per l’85% dei nostri consumi e condannati al alti tassi di inquinamento. Con la legge Sviluppo – ha sottolineato il ministro – si snelliscono fortemente le procedure per la realizzazione delle reti e delle infrastrutture energetiche, si da’ un forte impulso alle fonti rinnovabili, si riapre la strada al nucleare. Diventa operativo il percorso per ridurre la nostra dipendenza dall’estero, abbassare il costo dell’energia, ridurre l’inquinamento, realizzare un mix elettrico con il 50% di fonti fossili (contro l’attuale 83%), il 25% di rinnovabili dall’attuale 18%, il 25% di nucleare». Non sono, tuttavia, mancate dure reazioni polemiche nei confronti della scelta di ritornare al nucleare, soprattutto da parte del mondo ambientalista e di alcuni amministratori locali di aree che potrebbero essere interessate dalla costruzioni di nuove centrali, come il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Partito socialista. Vendola, però, come ben sappiamo, oltre ad essere a capo della Regione Puglia, è anche il leader della nascente formazione Sinistra e Libertà, nata pochi mesi prima delle recenti elezioni europee. Questa formazione politica racchiude al suo interno i vendoliani reduci di Rifondazione Comunista, i Verdi, i non entrati nel Pd che fanno riferimento a Claudio Fava, e il Partito Socialista. Proprio a causa della volontà, da parte del segretario del Partito Socialista Riccardo Nencini, di aderire a Sinistra e Libertà in maniera definitiva, si è creata una spaccatura fra Nencini e uno dei leader di spicco all’interno dei socialisti, Bobo Craxi. Dalle pagine del neonato sito web “Socialist”, il figlio di uno dei leader più celebri e controversi dei socialisti ha, infatti, preso le distanze dalla linea tracciata al partito da Nencini, definendola una scelta «incompatibile con l’impronta politica e culturale dei socialisti italiani». Craxi considera il progetto federativo che Nencini proporrà sabato al Consiglio nazionale del partito, uno schiacciamento su «una tradizione che nulla ha a che fare con noi, uno smantellamento di ciò che resta dell’eredità politica del socialismo italiano». Per questo promuove il sito del “Socialist” quale strumento principale dove portare avanti la propri battaglia culturale e politica all’interno del partito, in un momento storico in cui il socialismo, che in Italia da più di un decennio ha visto ridursi enormemente il suo peso politico, arrivando ad occupare solo spazi marginali, anche in Europa ha subìto una grossa frenata, a favore dei partiti di destra o addirittura dei movimenti nazionalisti e xenofobi. Per questi motivi il sito si configurerà come «uno strumento di battaglia politica e di raccordo tra iscritti e simpatizzanti, nel quale poter ribadire la propria identità cercando dialogo con chi ci è vicino». I “vicini” dei socialisti, in questo momento, sono i radicali, i Verdi, ma anche il Pd, alle cui candidature essi guardano con crescente interesse, soprattutto per quanto riguarda l’outsider Ignazio Marino, che, con il suo profilo fortemente laico, incarna da vicino parte delle motivazioni politiche che animano Craxi e i suoi seguaci. Se, però, sabato Nencini non proporrà novità siginificative rispetto alla linea adottata finora, Craxi e gli altri chiederanno un congresso. Si andrà verso una sfida diretta per la conquista della leadership, sulla base di strategie e ipotesi di alleanze contrapposte. E senza escludere una separazione, l’ennesima. Che porterebbe i socialisti italiani a dividersi tra chi punterà a federarsi con il Pd e chi invece andrà con Vendola.

Gabriele Canarini

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