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Diario G8. Sì del G14 all’Agenda globale L’Onu: “Occasione persa”. La 2° giornata

luglio 9, 2009 di Redazione 

Aggiornamento della sera del giornale della politica italiana, che vi racconta l’andamento del vertice de L’Aquila. Gli otto grandi e i Paesi emergenti trovano l’intesa su regolamentazione della finanza, ripresa del credito, rilancio dei negoziati sul commercio. Su clima e Paesi poveri Nazioni Unite critiche. E restano le divergenze sul clima. La Cina: ”Misure non vincolanti. Tenere conto delle diverse esigenze delle nazioni in via di sviluppo”. Domani la grande manifestazione no global in Abruzzo. Il servizio è di Attilio Ievolella.

Nella foto, il gruppo del G14

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di Attilio IEVOLELLA

Anche la seconda giornata del G8 made in Italy si avvia a conclusione. Secondo il programma, ci sarà spazio, fino alle 20 e 30, per gli incontri bilaterali tra capi di Stato e capi di Governo, prima della cena di lavoro che vedrà partecipare anche il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, in ‘trasferta’ a L’Aquila.
Per domani, invece, sono previste due riunioni di lavoro, la prima alle 8 e 30, che coinvolgerà Algeria, Angola, Egitto, Etiopia, Libia, Nigeria, Senegal, Sud Africa e Commissione dell’Unione Africana, per affrontare le ripercussioni della crisi economica sull’Africa, e la seconda alle 10 e 30, ‘allargata’, per discutere di sicurezza alimentare in ambito globale. E, sempre secondo il programma, alle 13 dovrebbe esserci la conferenza di chiusura da parte del premier Berlusconi in qualità di presidente del summit. E subito dopo ancora Berlusconi terrà alcuni incontri bilaterali con Corea del Sud, India, Australia e con il segretario generale dell’Onu.
Ma ritorniamo ad oggi…

AGENDA GLOBALE - La definizione è, forse, banale, praticamente uno slogan, ma la cosiddetta ‘Agenda globale’ pare aver trovato, almeno sulla carta, la condivisione del G8 allargato ai Paesi emergenti. I punti cardine? Economia, commercio e sviluppo sostenibile.
Quali gli effetti concreti di questa ‘Agenda’? Prematuro parlarne ora. Se ne può, piuttosto, individuare i principali fili conduttori. Sul fronte economico, in primo luogo, è condivisa l’idea di puntare su politiche ad hoc per superare definitivamente la crisi attuale. Sul fronte del commercio, in secondo luogo, si è raggiunta un’intesa per un vertice dei Ministri del Commercio che preceda il G20 di Pittsburgh: obiettivo è compattare e ampliare il pensiero ‘anti protezionista’, puntando sul cosiddetto ‘Doha Round’, ovvero abbattimento delle barriere e crescita del commercio. Sul fronte dello sviluppo sostenibile, infine, va segnalata la definizione di un ‘Piano verde’, centrato su strategie condivise per combattere i cambiamenti climatici.
Su quest’ultimo fronte, però, esistono (e resistono) le perplessità dei Paesi emergenti. Così, da un lato, l’auspicio – è giusto chiamarlo in questo modo – è veder crescere la spinta verso tecnologie pulite, dall’altro, al contempo, la Cina, in maniera chiara, ha chiarito di «non ritenere vincolanti le misure approvate dal G8» e ha evidenziato la necessità di «considerare le diverse condizioni dei Paesi emergenti rispetto a quelli occidentali nel definire le strategie idonee ad affrontare il problema dei cambiamenti climatici globali». E questa posizione potrebbe essere pian piano condivisa anche da altri Paesi… Non è un caso che il presidente francese Sarkozy abbia sottolineato che sui problemi climatici «ogni Paese deve prendersi tutte le sue responsabilità». E non è un caso neanche la dichiarazione del presidente egiziano Mubarak: «L’accordo sul clima deve prendere in considerazione le aspirazioni dei Paesi in via di sviluppo e non può imporre vincoli che abbiano effetti su tali aspirazioni».
Eppure va registrata la soddisfazione manifestata dall’Unione Europea per «l’accordo allargato sul tetto di due gradi all’innalzamento della temperatura globale», pur ricordando che «non siamo stati capaci di trovare un accordo sul taglio delle emissioni del 50 per cento entro il 2010».
Di tutt’altro tenore, invece, la posizione assunta dalle Nazioni Unite sul fronte economico, con particolare riferimento agli aiuti ai Paesi poveri: «Ancora una volta i Paesi più ricchi dimostrano di non comprendere a pieno l’importanza della lotta contro la povertà…».

IL PANORAMA INTERNAZIONALE - L’analisi relativa alle questioni più prettamente politiche resta ancora in fieri, per forza di cose. Il G8 ha assunto, rispetto a Iran e Corea del Nord, posizioni nette, come prevedibile. I confronti per superare l’attuale fase di instabilità andranno però approfonditi ulteriormente. Anche tenendo presente lo spauracchio del nucleare: gli Stati Uniti sono molto attenti su questo fronte, e, come anticipato, per la prossima primavera dovrebbe concretizzarsi a Washington un vertice sulla sicurezza nucleare.

LA PROTESTA - Il movimento di contestazione nei confronti del G8, manifestatosi in diverse città d’Italia, troverà la propria chiusura, in contemporanea con il summit, a L’Aquila, domani, con un corteo. Anche oggi, però, sono stati registrati momenti di protesta, come quello messo in scena da trenta ‘no global’ dinanzi la Questura di Napoli.
Alla manifestazione di domani, con partenza fissata alle 14 dalla stazione di Paganica, è prevista una grossa partecipazione, col coinvolgimento di semplici cittadini, associazioni e gruppi politici (ultima, in ordine di tempo, l’adesione annunciata da Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista).
Sempre per domani, peraltro, gli ‘studenti dell’Onda’ hanno annunciato iniziative di protesta in tutt’Italia: nel mirino, ovviamente, il G8, anche alla luce degli scontri registrati in occasione del ‘G8 Università’ di Torino.

Attilio Ievolella

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