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Diario G8. Oggi dentro i Paesi emergenti Così mattinata: accordo a metà sul clima

luglio 9, 2009 di Redazione 

Il racconto più chiaro, completo, autorevole del vertice dei grandi della terra a L’Aquila. Solo sul giornale della politica italiana. Aggiornamento della mattinata. Oggi è il giorno del G14, ovvero dell’allargamento del summit ai leader delle economie emergenti del pianeta, Cina, India e Brasile su tutti, e poi anche Messico, Sud Africa ed Egitto. Il vero nodo è rappresentato dal confronto sulle risposte climatiche: sì dei Paesi in via di sviluppo al limite dei due gradi di aumento della temperatura globale, no alla riduzione del 50 per cento delle emissioni. Obama a Lula: “C’è tempo per trovare un punto di incontro”. Ma dal consesso dei grandi arrivano anche prese di posizione per ciò che riguarda i temi di politica internazionale: dura condanna del G8 al test nucleare della Corea del Nord del 25 maggio, e deplorazione delle violenze del regime iraniano e del “negazionismo” sull’olocauto di Ahmadinejad. Il servizio, come sempre, è di Attilio Ievolella. Sentiamo.

Nella foto, Berlusconi fa strada ad Obama. Nella sequenza successiva si nota come il presidente americano rifiuti di stringere la mano al presidente del Consiglio

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di Attilio IEVOLELLA

A metà strada tra il mondo e l’Italia. Anche così si può leggere il G8 a L’Aquila, che oggi sta vivendo la seconda giornata di lavori, e che sembra prestarsi a due chiavi di lettura: quella sulle tematiche economiche, politiche e sociali globali (il mondo, appunto) – sempre tenendo presente che tra gli annunci e le azioni concrete passa il fatidico mare che esiste tra il dire e il fare… – e quella sul ruolo, sulla legittimità, sulla dignità del Belpaese (l’Italia, appunto).
Ma andiamo con ordine…

CRESCITA ECONOMICA E PAESI POVERI - Doppia sessione di lavoro, in questa mattinata: la prima, dalle 10 alle 12, sulle “politiche per lo sviluppo dei Paesi poveri”; la seconda, dalle 12,30 alle 14,30, sulle (possibili) “fonti future della crescita economica globale”. Con l’ampliamento, però, dei protagonisti della discussione: attorno a un tavolo, difatti, anche i rappresentanti di Brasile, Repubblica popolare cinese, India, Messico, Sud Africa ed Egitto, i componenti del G5, ovvero le cinque economie emergenti, come vengono definite usualmente.
Attenzione puntata, in particolare, sulle linee guida principali, ovvero sicurezza alimentare, lotta ai cambiamenti climatici e trattato di Doha in materia di commercio globale.
L’impressione è che il vero nodo sia rappresentato dalla ‘questione clima’: la posizione espressa da Cina e India, di freddezza rispetto all’intesa proposta dai membri del G8, pare poter essere condivisa anche dalle altre economie emergenti. E il quadro, già di per sé complesso, è stato reso ancora più fragile dall’annuncio, in questi minuti, di un’intesa solo parziale: sì alla soglia massima dei due gradi centigradi nella crescita della temperatura globale del pianeta, no all’ipotesi di una riduzione del 50 per cento delle emissioni. Legittime, di conseguenza, le parole di Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite: «Le politiche che sono state annunciate finora non sono sufficienti. Risolvere il problema del clima – ha ricordato – è una responsabilità storica per il futuro dell’umanità». Anche se, come risposta – indiretta, s’intende – sono arrivate le parole del presidente statunitense, Obama, per il quale «c’è ancora tempo per superare le differenze con i Paesi emergenti sulla riduzione di gas nocivi»: chiaro il riferimento alla conferenza di dicembre in programma a Copenhagen.
Molto più agevole il confronto sulle prospettive dell’economia e del commercio. Ad esempio, secondo indiscrezioni, pare già raggiunta un’intesa sulle misure ‘anti crisi’ proposte dai componenti del G8: primo passo il sì ad un sistema monetario stabile. E ciò rappresenterebbe una conferma positiva alle attese manifestate dal premier Berlusconi, il quale, nelle vesti di ‘guida’ del vertice di L’Aquila, aveva considerato necessaria la condivisione da parte dei Paesi emergenti rispetto agli strumenti individuati per affrontare l’attuale crisi economico-finanziaria.
A margine, all’interno del confronto sulla necessità di sostegno (concreto) ai Paesi in via di sviluppo, è stata fatta balenare, sempre dal presidente del Consiglio italiano, l’idea di una sorta di ‘Piano Marshall’ per la Palestina.

LA POLITICA INTERNAZIONALE - Crisi a parte, i riflettori sono puntati, volenti o nolenti, anche sulla attuale fase di instabilità politica. Inevitabile un pensiero alla situazione in Cina – che ha obbligato Hu Jintao ad abbandonare il vertice – e soprattutto alle azioni della Corea del Nord e dell’Iran. Così, i membri del G8 hanno ufficialmente condannato il test nucleare nordcoreano del 25 maggio, definendolo «una violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu», e, allo stesso tempo, hanno «deplorato le violenze post elettorali in Iran» e «condannato il negazionismo di Ahmadinejad» rispetto all’Olocausto. Ma, tra le righe, si legge anche, anzi soprattutto, il timore di una proliferazione degli armamenti nucleari… Non a caso, Obama pare intenzionato a promuovere un summit, a marzo, negli Stati Uniti, sul tema della sicurezza nucleare.

CONTRO…VERTICE - Come sempre, il summit richiama anche forti movimenti di contestazione. In diverse città d’Italia si ripropongono manifestazioni di protesta: ad esempio, a Napoli gli studenti hanno occupato la sede dell’Università ‘L’Orientale’, chiedendo la liberazione degli studenti arrestati in seguito agli scontri di maggio in occasione del ‘G8 Università’ a Torino.
E anche a L’Aquila, sempre in maniera civile, la popolazione manifesta il proprio malessere, legato soprattutto alla attuale condizione di sfollati, a distanza di tre mesi dal terremoto. In particolare, i comitati civici hanno occupato simbolicamente un palazzo a Pettino, a un passo dalla ‘zona rossa’ e a pochi chilometri dalla caserma della Guardia di Finanza che ospita il vertice, e subito dopo hanno esposto lo striscione “The last ladies”. Con chiaro riferimento ironico alla visita delle first ladies, ovvero mogli di capi di Stato e capi di Governo, alle zone terremotate di L’Aquila, dove, peraltro, la terra ha continuato a tremare, con tre scosse nella notte.

…E L’ITALIA - Il G8 in terra abruzzese diventa, come previsto, anche tema di scontro politico. Così, mentre dalla Farnesina affermano che «l’Italia meritava il riconoscimento attribuitole da Obama» – il quale ha parlato di «leadership straordinaria» – le dichiarazioni di esponenti di maggioranza e opposizione sono meno ‘istituzionali’… Ad esempio, Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, spiega che «per l’Italia questa del G8 è una occasione di grande successo sulla ribalta internazionale e dimostra come l’autorevolezza e la forza politica di Berlusconi siano un’energia indispensabile. Dedichiamo questo successo ai rancorosi della politica italiana». Dall’altro lato, Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, ha spiegato di «aver dovuto acquistare una pagina dell’International Herald Tribune per lanciare un appello alla comunità internazionale e denunciare la deriva anticostituzionale in Italia. L’ho fatto – ha spiegato – perché la stampa italiana parla di forma e si occupa del nulla».

Attilio Ievolella

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